Conversazione con il direttore generale del Dis, ospite d'onore della festa che la rivista Formiche ha organizzato a Roma per il numero 150, tutto dedicato al comparto dell'intelligence. La sfida del futuro? È quella cibernetica

Il lavoro per evitare danni al sistema produttivo, la partita del 5G, le minacce esplicite e quelle ibride. L’intelligence si è raccontata nel corso della festa della rivista Formiche attraverso il direttore generale del Dis, Gennaro Vecchione.

I Servizi segreti, oggi dopo la riforma, si presentano completamente diversi. Quale è l’intelligence che lei ha scoperto assumendone la guida?

Ho personalmente trovato un’intelligence molto strutturata, con una presenza e una considerazione a livello internazionale elevata, un’organizzazione interna molto efficace e con procedure che consentono di poter essere abbastanza tranquilli su quelle che sono l’incisività e l’efficienza dell’attività.

Quali sono le sfide che deve affrontare?

L’intelligence ha il compito di individuare l’evoluzione dei fenomeni; informare il decisore politico attraverso un’analisi strategica puntuale, la quale in parte è disponibile e in parte è derivante da un’attività investigativa e informativa. Un modello che consente al Vertice politico di essere sempre informato e, quindi, di poter assumere le decisioni.

Il collegamento con l’estero ha una valenza fondamentale.

Sotto il profilo delle relazioni internazionali, sia il Dipartimento sia le Agenzie, interna ed esterna, hanno una capacità relazionale molto elevata che ci consente di partecipare a scenari geopolitici estremamente complessi, articolati e a elevato rischio. In questo aspetto non ci sottraiamo alle responsabilità, partecipando ad attività in teatri operativi estremamente delicati e in collaborazione con le nostre Forze armate: esiste una consolidata collaborazione tra Aeronautica, Marina, Esercito e Forze speciali e i nostri agenti sul territorio.

E sul fronte interno?

Anche sul fronte interno svolgiamo un’attività molto intensa sulle varie minacce, che sono in rapida evoluzione. Le più importanti sono certamente costituite dalla minaccia terroristica e dell’eversione interna, insieme anche alla minaccia economico finanziaria, dannosa quanto le minacce palesi.

Cosa pensa si debba fare per migliorare la protezione del nostro patrimonio industriale ed economico?

La cosa più importante è innanzitutto la consapevolezza di essere parte di un sistema in cui l’intelligence assume un ruolo centrale. Non c’è Paese infatti, soprattutto tra quelli sviluppati, che non si appoggi sull’attività dell’intelligence per proteggere il proprio sistema economico e produttivo per una protezione attiva e non passiva da minacce che possono essere anche ibride e non palesi, ovvero miranti, con attività ostili da parte di Paesi ostili, all’acquisizione non benevola di un’azienda, di un importante gruppo al solo scopo di infiltrarsi per danneggiarla, portare via brevetti e marchi e lasciare soltanto le mura. Cosa che poi porta a numerosi problemi, soprattutto occupazionali.

Anche qui le minacce ibride stanno aumentando?

Quelle appena citate sono le minacce reali e concrete, a cui si devono aggiungere quelle ibride, dove c’è un mix tra l’uso di forme di persuasione e l’utilizzo di strumenti finanziari corretti. Tuttavia, nell’insieme la minaccia viene definita ostile e può portare anche a danni seri al sistema produttivo ed economico del Paese.

Che consigli darebbe al mondo della politica in materia di sicurezza nazionale?

Insieme al nuovo vicedirettore del Dis, Bruno Valensise (una risorsa interna, e, quindi, per noi è una grande soddisfazione), inizieremo un’opera di sensibilizzazione con le imprese per coinvolgerle, insieme al mondo politico, sul tema della consapevolezza e protezione del Sistema Paese.

Può farci un esempio a riguardo?

Un esempio può essere il fatto di far entrare in un’azienda soggetti magari incaricati di fare manutenzione dei software e che poi scaricano tutto, brevetti e marchi. Noi ci occupiamo di moltissime forme di protezione, passiva e fisica e, ciononostante, come qualcuno negli Stati Uniti ha dimostrato, con una chiavetta è possibile scaricare tutto l’archivio dei Servizi segreti. Quindi c’è un discorso di consapevolezza, di adeguamento. Penso che sia stato apprezzato il fatto che il governo abbia riportato all’attenzione del legislatore, e quindi del Parlamento e dei parlamentari, il tema del 5G e della cyber-security che è la sfida del futuro. Una sfida che ci vede impegnati da sempre ma che, con le nuove tecnologie, diventerà molto più profonda.

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