Innovazione, ricerca, big data, revisione della logica dei silos, ma anche medicina di precisione, tagli agli sprechi e dialogo pubblico-privato. Queste le priorità per una sanità che può e deve migliorare. Partendo già da una buona base. La palla passa a Roberto Speranza, il nuovo ministro della Salute, quota LeU

Sembrava restasse Cinquestelle, il ministero della Salute, e invece la pentastellata Giulia Grillo ha salutato il dicastero di Lungotevere Ripa e ha passato il testimone a Roberto Speranza, di Liberi e Uguali. Abolizione del super ticket e allentamento dei vincoli per l’assunzione del personale sanitario fra le possibili priorità del nuovo ministro, stando al disegno di legge presentato nell’estate del 2018. Ma sono molte, ancora, le urgenze da affrontare e le misure da adottare affinché il Servizio sanitario nazionale colmi alcune delle lacune accumulate negli anni e dia uno slancio propulsivo per mantenere il nostro SSN fra i migliori al mondo. E Speranza sembra avere le carte in regola per farcela.

AIFA E VACCINI

Tra i primi provvedimenti necessari, sicuramente la definizione dei vertici dell’Agenzia italiana del farmaco, ad oggi assegnata ad interim al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Un’impasse – quella nata dalle dimissioni di Stefano Vella nell’agosto 2018 – dalla quale urge uscire, per ragioni pratiche ancor prima che politiche. Ma anche la questione vaccini, al centro di grandi polemiche nel corso dell’Amministrazione Grillo, va risolta quanto prima. Al Senato, infatti, è ferma da mesi la legge che avrebbe dovuto sostituire la norma Lorenzin.

INNOVAZIONE E RICERCA

La sostenibilità del Sistema sanitario nazionale passa per l’innovazione, unica strada percorribile per l’efficientamento del Servizio sanitario nazionale, sia da un punto di vista della salute, sia da un punto di vista prettamente economico. Non si può pensare – sostengono compatti gli esperti del comparto – di non riservare quote sufficienti all’innovazione in un settore come quello sanitario e farmaceutico, dove quest’ultima risulta fondamentale per la salvaguardia della salute. Senza dimenticare che, un’innovazione dirompente, se applicata in maniera efficace, può spesso garantire risparmi più ampi della spesa che richiede. Investimenti limitati sui farmaci innovativi, ad esempio, possono rappresentare generare l’effetto paradossale di aumentare sia altre voci di spesa sanitaria, sia i costi della spesa assistenziale e previdenziale. Lo stesso vale per la ricerca, ad oggi ancora considerata una spesa e non un investimento. La sostenibilità, che – comprensibilmente – rappresenta il faro conduttore della governance sanitaria, passa necessariamente per un corretto investimento delle risorse a disposizione e, come dimostrano i numeri, nessun investimento nel settore appare remunerativo come quelli effettuati in ricerca e innovazione. È indubbio, certo, che le ricadute positive si raccolgono a medio-lungo termine, ma è qui l’augurio che facciamo al dicastero Speranza. Saper guardare lontano.

FONDI ONCOLOGICI E INNOVATIVI

Istituti nel 2017 dalla Lorenzin, sono due i fondi creati ad hoc per l’innovazione, tanto rilevanti da essere stati utilizzati fino all’ultimo euro: uno per l’acquisto dei medicinali oncologici innovativi (con una dotazione di 500 milioni di euro annui per il triennio 2017-2019) e l’altro per il concorso al rimborso alle Regioni per l’acquisto delle restanti classi di medicinali innovativi (anch’esso pari a 500 milioni di euro annui per il medesimo triennio). Il fondo, ovviamente, rimane. Ma vuoto. Urge, come sostenuto non solo dagli addetti ai lavori, ma anche da gran parte dei rappresentanti istituzionali –un rifinanziamento dello stesso affinché l’accesso alle terapie innovative non venga interrotto e, anzi, prosegua nel tempo con sempre maggiore fluidità. Il dibattito si è già aperto durante l’amministrazione Grillo, ma il cassetto è ancora vuoto e il suo riempimento non è così scontato. Ma il nuovo ministro, per formazione sensibile ai temi sociali, non dovrebbe trascurare l’importanza della continuità terapeutica oltre che l’accesso uniforme alle cure innovative.

BIG DATA

Materia da non trascurare, ma anzi sfruttare a pieno regime, è quella dei big data.
Dalla presa in carico dei pazienti all’accessibilità dei corredi informativi, dalla cura delle malattie croniche alla medicina predittiva, dalla ricerca all’organizzazione sanitaria, sono svariati – e potenzialmente infiniti – gli ambiti di applicazione degli stessi nella sanità. La e-Healt offre molteplici opportunità, ma per raggiungerne una la piena valorizzazione serve una completa riorganizzazione delle competenze digitali, sia sul territorio, sia a livello centrale. In primis, bisogna capire a chi ne verrà affidata la competenza, fra il ministero della Salute e il neonato ministero dell’Innovazione. È vero, i rischi sono molti, soprattutto nel campo della privacy, ma non quanto il mancato sfruttamento dei big data. La sensibilità del nuovo governo sull’argomento, però, sembra alta. Stiamo a vedere.

LOGICA DEI SILOS

Richiesta a gran voce da anni da tutti gli esperti, dai medici ai manager, dagli accademici ai rappresentanti istituzionali, la revisione della logica dei silos è senza dubbio una delle priorità per il SSN. Raramente accade che tutte le parti in causa convengano al tempo stesso sul problema e sulla soluzione. In questo caso, succede. Effettuare un’analisi costi-benefici che limiti l’analisi a un solo settore, senza tener conto che le risorse spese in un determinato comparto si traducono in risparmi, anche maggiori, in un settore “comunicante” è un errore imperdonabile, economico prima ancora che sanitario. Un esempio fra tutti, l’epatite C. Gli investimenti che hanno consentito di sconfiggere questa malattia, seppur cospicui, hanno generato comprovati risparmi sia per quanto riguarda i trapianti, sia per quanto riguarda i ricoveri, sia per quanto riguarda, a latere, la previdenza e le pensioni di invalidità. Solo guardando alla sanità come un grande bacino ove si riversano molteplici canali sarà possibile avere un quadro completo per attuare le policy migliori. E su questo, siamo tutti d’accordo.

MEDICINA PERSONALIZZATA 

Il giusto trattamento, nel momento giusto, per il giusto paziente. Se è vero che spesso i farmaci possono essere più o meno uguali, meno vero è che lo sono le persone, e ancor più i malati. La risposta di un paziente a una determinata terapia dipende da molteplici fattori, dalla genetica allo stile di vita, dall’alimentazione agli agenti inquinanti, dalla storia clinica a una serie di fattori da valutare, di volta in volta, singolarmente. La medicina di precisione consente tutto ciò. Ma richiede, al contempo, ingenti investimenti. Anche in questo caso, però, i risparmi che ne derivano, seppur nel medio-lungo termine, sarebbero ingenti, soprattutto nel caso di patologie particolarmente gravi, oncologiche in primis.

UNIFORMITÀ NAZIONALE

Spina nel fianco del sistema, il gap (vastissimo e in costante crescita) fra Regioni prima e fra nord e sud poi va colmato. I governi regionali godono di grande autonomia e questo – ma non solo – genera performance molto dissimili e, di conseguenza, una mobilità passiva che obbliga, molto spesso quando non sempre, i malati a spostarsi dalla propria Regione per avere accesso alle cure migliori. Con tutte gli effetti che ne conseguono, dal mancato benessere dei malati ai costi dei caregiver, costretti ovviamente a sposarsi insieme ai pazienti gravando sul sistema di previdenza. Il diritto alla salute deve essere uguale per tutti. Il ministero non può dimenticarlo.

DIALOGO PUBBLICO-PRIVATO

Più dialogo e collaborazione fra pubblico e privato per un efficientamento del sistema sanitario. Questo il leitmotiv condiviso dai player, istituzionali e non, negli ultimi mesi. L’augurio è che il ministro entrante, e con esso le aziende del comparto, mantengano la porta aperta, dialogando per il perseguimento del medesimo fine: la salute dei cittadini.

ELIMINARE GLI SPRECHI

Se è vero che l’economia è la scienza che studia i modi in cui la società gestisce le risorse scarse, è anche vero che quando si tratta di malattie è difficile delineare una soglia di risorse entro le quali fermarsi. Ma, dovendo fare i conti con la limitatezza delle stesse, serve impiegare meglio quelle già disponibili. Sovrautilizzo dei servizi, prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sottoutilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate, burocratizzazione e inadeguato coordinamento dell’assistenza sono solo alcuni degli ambiti che generano i maggiori sprechi nel settore sanitario. Prima di ricevere nuovi fondi – che in sanità rimangono sempre preziosi – bisogna destinare meglio quelli che abbiamo. Alla prevenzione, per esempio.

UN SISTEMA DA RIVEDERE

Il mondo è in costante cambiamento, e con esso tutti gli elementi che lo compongono. L’invecchiamento della popolazione è, dati alla mano, un punto che va affrontato quanto prima. Senza misure compatte, composite e di lungo periodo, difficilmente si potrà intervenire per tempo sull’aumento esponenziale di malati cronici e lungodegenti. Non basterà, in tal senso, intervenire sulle singole esigenze, ma bisognerà affrontare – per tempo – la questione in maniera organica, creando una task force che riveda in modo strutturato le linee-guida. Il sistema, questa volta, va smontato e rimontato. Nel verso giusto.

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