Pompeo a Roma e (a sorpresa) Salvini torna filo Putin. Ecco perché

Pompeo a Roma e (a sorpresa) Salvini torna filo Putin. Ecco perché
A Otto e mezzo su La7 Matteo Salvini intervistato da Lilli Gruber definisce Vladimir Putin "un ottimo uomo di Stato" e attacca le sanzioni Ue, "inutili e sbagliate". Poi dice: avviciniamo la Russia per sottrarla alla Cina. Ma il Dipartimento di Stato Usa, presente a Roma con il segretario di Stato Mike Pompeo, non la pensa allo stesso modo

Certi amori non finiscono. Matteo Salvini è tornato a parlare di Vladimir Putin in diretta tv. “È un ottimo uomo di Stato” ha spiegato martedì sera a Otto e mezzo, il programma di La7 condotto da Lilli Gruber. Incalzato dalla giornalista sul caso “Moscopoli”, balzato di nuovo agli onori delle cronache dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha accusato il suo ex vicepremier in un’intervista al Washington Post di non aver chiarito a sufficienza la sua posizione, Salvini ha difeso a spada tratta il presidente russo. Non solo, ha ribattuto il ferro della polemica sulle sanzioni economiche comminate dall’Ue dopo l’annessione russa della Crimea nel 2014. Un vero pallino per il Cremlino, e un asse portante della diplomazia europea. “Ritengo inutili e sbagliate le sanzioni economiche contro la Russia – ha spiegato il segretario della Lega – costano un capitale”.

La presa di posizione non è nuova. Ben prima che il governo gialloverde ricevesse l’incarico nel giugno 2018 il leghista faceva sua la causa, a difesa delle Pmi del Nord che più dipendono dal commercio bilaterale con Mosca. Ha continuato a criticare le sanzioni Ue per gran parte della sua permanenza al governo, salvo assistere impassibile al puntuale rinnovo semestrale delle misure da parte del Consiglio Europeo, con il voto favorevole di Conte (e dunque dell’intero esecutivo).

L’intervento a gamba tesa di Salvini non dovrebbe sorprendere, se non fosse che in un anno e mezzo è passata molta acqua sotto i ponti. Il governo Lega-M5s ha lasciato il posto al governo Pd-M5s, e alcuni esponenti leghisti o vicini al leader (Gianluca Savoini, Gianluca Meranda e Francesco Vannucci) sono indagati dalla procura di Milano nell’inchiesta sul “Russiagate” italiano e la trattativa con funzionari russi all’hotel Metropol di Mosca.

È trascorso quasi un anno dalla trasferta del ministro e vicepremier Salvini a Mosca nell’ottobre 2018. In quella tre giorni aveva detto di sentirsi “a casa” rispetto a tanti altri Paesi europei. “Lo ridirebbe oggi?”, ha chiesto la Gruber al fu titolare dell’Interno, “da un punto di vista della sicurezza sì, diciamo che rispetto ad alcuni quartieri di Roma…” ha glissato lui.

Proprio durante quella breve tappa moscovita gli uomini al seguito di Salvini si erano intrattenuti in una lunga conversazione all’hotel Metropol per trattare di uno scambio di favori con al centro uno sconto su una fornitura di gas (dei russi per ora sono stati individuati solo due su tre dei presenti, Ilja Andreevich JakuninAndrej Kharchenko), all’attenzione dei magistrati milanesi. Un’inchiesta che ancora oggi imbarazza il Carroccio, e fa passi avanti. Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e i pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta, riportano Repubblica e Fatto Quotidiano, hanno trovato nel cellulare di Savoini una foto con un appunto che racchiude i dettagli dell’accordo sulle percentuali da dividere fra Lega (4%) e intermediari russi (6%) sulla compravendita del gasolio.

A Otto e mezzo Salvini ha anche detto di non aver “mai messo in discussione l’Alleanza atlantica”, perché erano “i Cinque Stelle che tifavano Venezuela, Cina, Palestina”. Poi ha spiegato perché difende la Russia di Putin: “Ritengo più intelligente avvicinare la Russia all’Unione europea piuttosto che lasciarla in mano cinese”.

È una tesi che aveva già presentato al segretario di Stato americano Mike Pompeo durante la sua visita ufficiale a fine maggio scorso. A Washington però Salvini l’aveva corredata di alcune cautele, ora scomparse, spiegando che Putin avrebbe dovuto fare dei concreti “passi avanti” sulla vicenda ucraina perché i rapporti europei con la Russia potessero davvero ripartire. All’epoca il vicepremier si era presentato alla Casa Bianca come volto buono e presentabile dell’alleanza gialloverde, a pochi mesi dall’accordo con la Cina sulla Via della Seta che i Cinque Stelle avevano ostinatamente cercato e ottenuto e gli americani sconsigliato fin dall’inizio. L’amministrazione Trump lo aveva ricompensato con un’accoglienza non protocollare. Oltre al capo della diplomazia Usa Salvini aveva incontrato il vicepresidente Mike Pence.

A distanza di quattro mesi lo scenario è molto cambiato. Salvini è fuori da palazzo Chigi e la Lega non è più l’interlocutore del governo americano. Pompeo è in visita ufficiale a Roma e incontrando Conte, spiegano fonti della presidenza del Consiglio, ha discusso di Cina, 5G, Venezuela ma anche di “relazioni strategiche” con la Russia. A dimostrazione che l’ambiguità italiana nei rapporti con Mosca rimane un nodo da sciogliere per Washington, e per gli alleati Nato, che si riuniranno al vertice del 3-4 dicembre. La narrazione “più Russia, meno Cina” di Salvini non aveva convinto gli americani quando era vicepremier. Oggi li convince anche meno.

ultima modifica: 2019-10-02T10:30:37+00:00 da Francesco Bechis

 

 

 

 

 

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