Bravo Tarantino, schiena dritta contro la censura cinese. Parola di Pompeo

Bravo Tarantino, schiena dritta contro la censura cinese. Parola di Pompeo
Pompeo applaude il regista americano che non si starebbe piegando alle richieste della censura cinese per la distribuzione del suo nuovo film

Quando si dice che il confronto tra Stati Uniti e Cina è totale, e che lo scontro commerciale è solo un piano di sfogo, intendiamo questo: Quentin Tarantino non intende modificare alcune scene del suo nuovo film, “C’era una volta a… Hollywood”, per soddisfare la censura cinese, e il segretario di Stato, Mike Pompeo, se ne congratula pubblicamente via Twitter aprendo un potenziale caso diplomatico.

Quello che è destinato a essere un nuovo capitolo di discussione tra le due potenze ha contorni poco chiari e parte da alcuni articoli scritti da siti minori che si occupano di cinema e poi ripresi con maggiori informazioni dall’Hollywood Reporter. Secondo la storica rivista specializzata sul mondo cinematografico, Pechino per distribuire il film avrebbe chiesto all’autore di rivedere la rappresentazione fatta di Bruce Lee, secondo altre voci la rigidissima censura del Partito Comunista cinese non accetterebbe alcune immagini violente.

Per il momento non ci sarebbero richieste ufficiali, forse solo rumors, ma secondo quello che HR pubblica tramite indiscrezioni da persone vicine al regista, Tarantino avrebbe già detto chiaramente di non avere intenzione effettuare modifiche — un po’ per ragioni artistiche, un po’ come simbolo nella lotta contro la censura. E dunque rinuncerebbe alla possibilità di raggiungere, grazie al pubblico cinese, il traguardo dei 400milioni di incassi (ora sta a 366).

Pompeo riprende l’articolo di Hollywood Reporter e twitta: “Applaudo al rifiuto di Quentin Tarantino di rimontare il suo film per placare la censura cinese. I diritti inalienabili come la libertà di parola non dovrebbero essere in vendita”.

Molto spesso l’amministrazione Trump, che ha ingaggiato il confronto con la Cina come argomento fondamentale della propria azione politica internazionale, ha usato i temi dei diritti per portare allo scoperto le incongruenze tra la spinta economica e le volontà di Pechino di costruirsi un ruolo da potenza di riferimento e lo scarso rispetto di principi e libertà basilari. In quest’ottica, sebbene con pesi diversi, la vicenda di Tarantino vale come le denunce per i campi di rieducazione nello Xinjiang, o quelle sulle soppressioni dei desideri democratici a Hong Kong.

ultima modifica: 2019-10-20T08:50:37+00:00 da Ferruccio Michelin

 

 

 

 

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