Ex ministro dell'Economia con Chiraq, Breton è il manager dei miracoli. Già ad di Orange e attualmente a capo di Atos, sarebbe il nuovo nome di Macron per la Commissione Ue dopo la bocciatura di Goulard. Un cv inattaccabile, o quasi...

Emmanuel Macron ha un nome per coprire la casella mancante alla Commissione europea. Dopo che l’Europarlamento ha clamorosamente bocciato Sylvie Goulard, candidata francese come Commissaria al Mercato interno con deleghe all’industria della Difesa e allo Spazio, il presidente francese starebbe pensando di presentare al vaglio di Strasburgo la candidatura di Thierry Breton.

IL MANAGER DEI MIRACOLI

Già ministro dell’Economia con Jacques Chirac all’Eliseo dal 2005 al 2007, Breton, parigino di 64 anni, è un manager di successo internazionale con un lungo trascorso alla guida delle principali compagnie delle telecomunicazioni francesi che gli ha guadagnato il soprannome di “mago dei ribaltoni” per la sua capacità di rilevare società in grandi difficoltà finanziarie e riportarle in utile. Nel 1993 ha salvato dalla bancarotta il produttore di computer Groupe Bull, nel 1997 è stato nominato dal governo amministratore delegato del gigante dell’elettronica Thomson Multimedia. Presa sull’orlo del collasso, Breton ha lasciato la compagnia nel 2002 chiamato dall’Eliseo alla guida di France Telecom (Orange), dopo aver aumentato l’utile dell’80%. Al timone del campione nazionale francese delle telco il manager ha confermato le aspettative. Ha traghettato l’azienda, che al suo arrivo godeva della reputazione della “società quotata più indebitata al mondo”, verso la privatizzazione cui il governo lavorava da dieci anni senza danni collaterali per i dipendenti e dopo aver più che triplicato il valore delle sue azioni. Dal 2008 è ad di Atos, il gigante europeo dei servizi It che sotto la sua guida, grazie anche all’acquisto record del reparto It della tedesca Siemens, si è guadagnato il posto di primo fornitore di servizi It in Europa e uno dei primi cinque fornitori al mondo

LINEA DURA A PALAZZO BERCY

A palazzo Bercy Breton è ricordato come un severo amministratore delle finanze con il pallino del debito pubblico. È passata alle cronache la sua affermazione secondo cui i francesi “vivono al di sopra dei loro mezzi”. I risultati, almeno nel breve periodo, hanno pagato. Al termine dei due anni di mandato la Francia era tornata per la prima volta in surplus di bilancio dopo dieci anni e la crescita del Pil era aumentata dello o,4% (dall’1,7% al 2,%).

LE CARTE A FAVORE DELLA CANDIDATURA…

La candidatura del manager francese per l’ambita casella della Commissione è data come molto probabile nelle quotazioni dei palazzi parigini. Anche a Bruxelles circola il suo nome. “È in lista ed è ben piazzato” ha confessato un funzionario della Commissione al Financial Times. A favore della sua scelta depongono i buoni rapporti con Macron nonostante i diversi trascorsi politici. Breton è stato tra i primi politici della vecchia guardia repubblicana a dare il proprio endorsement all’allora giovane leader di En Marche durante la campagna presidenziale del 2017 e il suo nome era perfino finito nella lista dei possibili premier dell’era Macron. Breton fu peraltro il propositore di un Fondo europeo per la Difesa nel 2016. Una battaglia da sempre cara a Macron (molto meno alla Germania di Angela Merkel) che ha portato nel 2017 all’effettiva istituzione di un fondo da cinque miliardi di euro sotto la presidenza Juncker.

…E I RISCHI

Non tutto è oro quel che luccica. Se la carriera manageriale di Breton è intoccabile non mancano infatti ostacoli che potrebbero frapporsi, ancora una volta, fra Parigi e Bruxelles. Il primo è un problema d’immagine. In Francia l’ex ad di Orange è visto come un politico di destra e per giunta della vecchia guardia, delfino di Chirac ma anche membro di spicco del suo partito Rpr, antenato degli attuali Républicains. Il ricco cv di Breton rischia inoltre di essere sottoposto al vaglio attento degli europarlamentari che potrebbero trovare qualche zona d’ombra cui appigliarsi per bocciare di nuovo la candidatura francese. Come nel caso della Goulard, sono i reali o potenziali conflitti di interessi a preoccupare chi in queste ore sponsorizza il suo nome all’Eliseo. Il suo ruolo a capo del cda di Atos rientra fra questi. Breton, che ha superato l’età pensionabile da due anni, ha già avviato i preparativi per la successione con la nomina lo scorso marzo di Elie Girard come direttore generale delegato della compagnia.

IL TOTONOMI

Il nome di Breton non è l’unico di cui si mormora in queste ore a Bruxelles. Subito dietro di lui nel totonomi figura Michel Barnier, capo negoziatore Ue per la Brexit molto apprezzato dalla Commissione uscente e da quella incaricata. Dalla sua Barnier, 69 anni, ha il vantaggio di aver già ricoperto il ruolo di commissario per il mercato unico. Ma è pur sempre un membro del Ppe, il partito che più di tutti ha lavorato per affossare Goulard e cui difficilmente Macron vorrà fare un favore. Un altro nome quotato in queste ore è quello di Laurence Boone, giovane capo economista dell’Oecd con un passato al fianco di Francois Hollande. In lizza anche Florence Parly, ministra della Difesa francese considerata fino all’ultimo da Macron che però ha già rifiutato due volte l’offerta quest’estate.

(Foto: La Croix)

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