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Che succede se la Turchia acquista da Mosca anche i caccia Su35?

Prosegue la partnership militare tra Russia e Turchia, dopo il sistema di difesa S-400 che ha innescato la crisi “militare” con Washington (che ha poi annullato la vendita dei cento F35 destinati al governo di Erdogan). Ankara sta raggiungendo un accordo con la Russia per l’acquisto di 36 Su-35. I funzionari della difesa turca quindi irrobustiscono il fil rouge con Mosca anche in ottica geopolitica, con una serie di conseguenze relative ad alleanze ed equilibri.

IL CACCIA SU-35

Non è in assoluto una novità, dal momento che già da mesi era trapelata l’intenzione turca di rivolgersi a Pechino o a Mosca per ottenere un caccia. E in occasione della visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan a Mosca lo scorso 27 agosto, c’era stata un’analisi approfondita sui potenziali nuovi acquisti, non solo Su-35 ma anche Su-57 presso il MAKS 2019 International Aviation Show. Il frutto di quella trattativa si è visto nel recente vertice di Sochi, in cui Erdogan e Putin hanno raggiunto un accordo per il caso siriano. I vertici del colosso russo di proprietà statale Rostek, avevano da tempo sottolineato l’intenzione di rafforzare il canale con Ankara, come confermato lo scorso agosto dalla stampa turca secondo cui le autorità della difesa turca erano vicine alla decisione sugli Su-35. Il caccia russo è già a disposizione dell’Aeronautica di paesi come Egitto, Cina, Algeria, Sudan, Indonesia.

LE MOSSE

È di tutta evidenza come la quasi ufficializzazione dell’acquisto aggiunge un altro tassello al delicato momento dei rapporti tra Washington, Mosca e Ankara. Solo pochi giorni fa il presidente turco Erdogan aveva dichiarato che la terza fase delle consegne di sistemi missilistici terra-aria S-400 in Turchia sarebbe stata implementata entro il prossimo mese di dicembre. Si tratta di una commessa da 2,5 miliardi di dollari per la consegna di sistemi missilistici antiaerei per due battaglioni, al cui interno è prevista anche la condivisione parziale della tecnologia di produzione (può colpire bersagli a una distanza di 400 km e ad un’altitudine fino a 30 km). Di fatto la Turchia è il primo membro della Nato ad acquistare tali sistemi dalla Russia.

LA TATTICA

Un jet Su-35 è stato ad Istanbul (tra il 17 ed il 22 settembre scorso), dove ha preso parte al Teknofest Istanbul Aerospace and Technology Festival. Secondo i media russi, il jet è atterrato autonomamente in Turchia, all’aeroporto Atatürk che era chiuso proprio per la concomitanza dell’evento. È stata quella la prima occasione di un “contatto” ufficiale tra il caccia e le autorità militari turche dopo le prime ed uniche parole sul caso, pronunciate due mesi fa dal vice primo ministro russo Yuri Borisov (secondo il quale la Turchia avrebbe mostrato un sincero interesse per l’equipaggiamento militare russo, in particolare per i caccia Su-35).

GLI SCENARI

Perché Mosca e non Pechino? Non solo per le specifiche tecniche del Su-35 e del J-20, ma anche (o soprattutto) per decisioni politiche. Secondo alcuni analisti infatti i funzionari cinesi non sono inclini a condividere il J-20, secondo la stessa linea seguita dai legislatori statunitensi che hanno approvato una legge che vieta l’esportazione dell’F-22 dell’aeronautica statunitense.

Il motivo di questa scelta si ritrova, andando a ritroso, nelle parole di un ex ufficiale di Pechino, Song Zhongping, pronunciate in tv quattro anni fa: sostenne che la Cina aveva vietato qualsiasi esportazione del J-20 “per tenere la tecnologia di quinta generazione del J-20 fuori dalle mani ostili”. Si tratta di un caccia di quinta generazione con caratteristiche stealth sviluppato in Cina dal Chengdu Aircraft Industries Group.

twitter@FDepalo

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