I rapporti tra Italia e Germania, la visita della cancelliera tedesca a Roma e il suo legame politico e personale con l'inquilino di Palazzo Chigi analizzati in una conversazione di Formiche.net con l'ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, già rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, oggi presidente dell'Istituto affari internazionali

Giuseppe Conte e Angela Merkel si incontrano in un momento difficile per il governo, alle prese con fibrillazioni interne e con delicate questioni di politica industriale, Ilva e Alitalia su tutte.
Tuttavia, crede l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, il dialogo tra Italia e Germania vive una fase positiva, con molti dossier comuni e con una discussione aperta ma proficua su quelli divergenti.
In una conversazione con Formiche.net, il presidente dell’Istituto affari internazionali (Iai), già rappresentante permanente dell’Italia presso l’Ue, analizza i rapporti tra i due Paesi, la visita della cancelliera tedesca a Roma e il suo legame politico e personale con l’inquilino di Palazzo Chigi.

Ambasciatore, oggi Conte e Merkel si incontrano a Roma. Che colloquio sarà?

Cominciamo col dire che il momento forse non è dei migliori. Il governo e il presidente del Consiglio sono impegnati sul fronte interno con una serie di problemi complessi da gestire. Immagino che la data fosse stata fissata tempo fa, ma in questi giorni l’esecutivo è giustamente focalizzato su delicati dossier di politica industriale, come Ilva e Alitalia.

Su quest’ultimo potrebbe essere decisivo il ruolo del vettore tedesco Lufthansa. Crede che se ne parlerà?

Forse, ma solo superficialmente. Un po’ perché la compagnia tedesca non ha ancora deciso cosa vuole fare e su questo punto è divisa anche al suo interno. Un po’ perché la cancelliera difficilmente potrebbe interferire nelle scelte di un soggetto privato come Lufthansa.

In questo momento sono più i temi che dividono o quelli che uniscono Italia e Germania?

Non ci sono contenziosi particolari, direi che c’è un buon feeling tra i due Paesi. Sono tanti i punti di convergenza o, comunque, le questioni sulle quali si riconosce il valore del lavorare assieme. Il sistema produttivo italiano è fortemente connesso con quello tedesco attraverso le catene globali del valore, basti pensare al settore automotive e al ruolo della componentistica italiana destinata all’industria automobilistica tedesca. Ci sarà sicuramente da parlare di vari temi europei e di alcuni dossier di politica internazionale come il rapporto difficile con gli Usa di Trump – in primis sul tema del commercio e dei dazi -, il cambiamento climatico e altro ancora.

Su che cosa, invece, ci sono visioni divergenti?

Sicuramente ci sono differenze di vedute sulla riforma della governance dell’euro, sul completamento dell’unione bancaria, e sul negoziato in corso sul prossimo bilancio pluriennale dell’Ue, con Berlino intenzionata a far sì che non superi l’1% del Pil comunitario. Ma su tutti questi temi c’è l’assoluta necessità da parte nostra di tenere aperto il dialogo, perché la Germania è un protagonista essenziale in Europa.

Il dialogo tra Roma e Berlino può servire anche a bilanciare l’attivismo francese?

In generale l’idea di riuscire a definire una linea europea su diversi dossier sarebbe ideale. Penso soprattutto a quanto sarebbe positivo avere un progetto comune sul tema dei rapporti nei confronti di un gigante come la Cina e più specificamente su questioni fondamentali di sicurezza come il 5G, sul quale i Paesi europei procedono in ordine sparso.

A proposito di Cina, alla seconda China International Import Expo di Shanghai il presidente francese Macron ha condotto una missione anche europea assieme a rappresentanti dei business tedeschi e al prossimo commissario Ue per il Commercio designato. L’Italia invece si è mossa autonomamente.

È difficile pensare che ci possa essere per il momento una politica davvero unica. La Cina è un mercato troppo grande e appetibile per non stimolare interessi nazionali. Ma ciò non vuol dire che non si possa cooperare su un approccio comune ad esempio per esigere da parte di Pechino il rispetto di regole essenziali per evitare concorrenza sleale o fissando paletti comuni sul fronte della sicurezza.

Un altro dei dossier comuni è quello riguardante la Libia. Berlino ospiterà una conferenza internazionale sul futuro del Paese nordafricano. Che cosa dovrà chiedere a questo riguardo Conte a Merkel?

L’italia dovrebbe chiedere una gestione condivisa del dossier libico. C’è bisogno di lavorare in maniera unitaria coinvolgendo anche le potenze regionali. Credo che in questo senso vada accolta positivamente l’iniziativa tedesca.

Com’è il rapporto tra i due capi di governo?

Merkel e Conte si conoscono bene, e già in passato ricordo un buon feeling tra i due. Credo che la cancelliera, dopo aver conosciuto il Conte 1.0, sarà curiosa di conoscere il 2.0. Dal punto di vista di Berlino, naturalmente, questo governo è in grado di dare maggiori garanzie. Ma il problema principale dell’Italia in questo momento è l’instabilità politica e, su questo, la Germania può fare ben poco, anche se la auspica.

Crede che il gradimento di Berlino per questo esecutivo potrà aiutare l’Italia su alcune questioni europee, come il proseguimento del quantitative easing da parte della Bce?

Molto dipenderà anche dai prossimi equilibri interni alla Germania. Se dovessi giudicare da come si è comportata complessivamente Berlino sinora, direi che tutto sommato Mario Draghi ha potuto contare sul supporto di Angela Merkel anche quando è stato contestato nella stessa Bce dal presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann. Naturalmente non potremmo continuare a fare indistintamente affidamento sulla politica monetaria, che ha dei limiti che forse sono quasi stati raggiunti. Ma, per ora, Christine Lagarde dovrebbe proseguire nel medesimo solco.

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