Chi attacca il Mes sbaglia ma occhio alla riforma. Firmato Cottarelli

Chi attacca il Mes sbaglia ma occhio alla riforma. Firmato Cottarelli
L'economista e direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici avverte sui rischi di una riforma del Meccanismo di stabilità. Il Mes serve e non va abolito ma accettare di ristrutturare il proprio debito in cambio degli aiuti sarebbe un prezzo troppo alto per l'Italia e i suoi risparmiatori, perché attiverebbe l'immediata speculazione sui mercati. Il governo lo sa, ma la pressione della Germania è forte

“Questa riforma, in questi termini è sbagliata. Alcuni suoi aspetti oggi sono obiettivamente molto pericolosi per l’Italia e questo per una serie di motivi. Tra tutti il fatto che i nuovi criteri per l’accesso agli aiuti comportino una sorta di presunzione che se un Paese deve accedere al Meccanismo di stabilità, detto Mes, deve necessariamente ristrutturare il proprio debito sovrano. Ma questo non vuol dire che il Mes stesso vada abolito o che la riforma definitivamente bloccata”. Parola di Carlo Cottarelli, a capo dell’osservatorio sui conti pubblici, un economista che le nostre finanze le conosce fin troppo bene. Argomento della conversazione, quel più comunemente conosciuto come fondo salva-Stati. Di che si tratta? In buona sintesi, è l’organismo nato nel 2012, nel pieno della crisi dei debiti sovrani e in sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e pensato per fornire assistenza finanziaria a Stati in difficoltà in cambio del rispetto di una serie di condizioni stringenti per il rispetto dei conti pubblici. Ad oggi, tale strumento ha salvato Paesi fortemente indebitati come Cipro, Spagna e Grecia. L’Italia ne è il terzo maggior sostenitore con 14 miliardi di euro versati.

Ora, tra poche settimane prenderà corpo una riforma al livello europeo del Mes, che cambierà i criteri di accesso agli aiuti. Tra le modifiche, quelle inerenti le condizioni per cui un Paese possa accedere all’assistenza finanziaria del Mes. Il nuovo testo apre alla possibilità che uno Stato sia costretto a ristrutturare il proprio debito per accedere all’assistenza del Mes. Ristrutturare il debito significa, per i possessori di titoli di Stato Italiani, un taglio del loro valore. Insomma, se l’Italia dovesse accedere al Mes, i risparmi di milioni di italiani, sotto forma di Btp, sarebbero a rischio: i mercati percepirebbero una ristrutturazione del nostro debito come un principio di insolvenza, facendo così schizzare lo spread e deprezzando i nostri titoli. Lega e Fratelli d’Italia accusano il premier Conte di aver avallato tale riforma senza un parere delle forze politiche presenti in Parlamento. Non è chiaro se ciò sia accaduto o meno, ma è certo che una riforma del Mes va presa con le pinze.

Cottarelli, polemica politica a parte, c’è da preoccuparsi per questa riforma?

Il problema c’è. Questa riforma, in questi termini è sbagliata. Alcuni suoi aspetti oggi sono obiettivamente molto pericolosi per l’Italia e questo per una serie di motivi. Tra tutti il fatto che i nuovi criteri per l’accesso agli aiuti comportino una sorta di presunzione che se un Paese deve accedere al Mes, deve necessariamente ristrutturare il proprio debito sovrano.

Immagino sia un problema…

Sì, perché impatterebbe psicologicamente sui mercati, per i quali una ristrutturazione del debito rappresenta una cattiva notizia. Scommetterebbero sull’Italia, lo spread risalirebbe. E questo, per un Paese che detiene il 70% del proprio debito sovrano è un grosso, grossissimo problema. Non dobbiamo mai sottovalutare i fattori psicologici che muovono i mercati.

Ci sono Paesi in Ue che sponsorizzano la riforma del Mes?

Quelli del Nord Europa sicuramente. E questo perché secondo loro, se non si ristruttura il debito facendone pagare il costo ai creditori, o è più rischioso prestare i soldi al Paese in difficoltà oppure serve maggior austerità per garantire l’operazione di prestito, con aggiustamenti di bilancio ancora più forti. Il problema vero però è che se tutto questo viene percepito dai mercati, ristrutturazione compresa, le cose potrebbero sfuggire di mano. Se si chiedesse all’Italia di ristrutturare il proprio debito, agli occhi dei mercati sembrerebbe che l’Italia non sia più in grado di prestare denaro. Le conseguenze di questo sono note…

La Germania è un Paese fautore di tale riforma. Non c’è da stupirsi, hanno i conti migliori dei nostri, se non altro il deficit/Pil…

Dobbiamo anche fare lo sforzo di riuscire a comprendere le ragioni dell’altra parte. Io Paese virtuoso presto soldi a chi è in difficoltà ma senza ristrutturazione i soldi che presto sono più a rischio. Il problema è prettamente italiano, perché a rischiare con una ipotetica ristrutturazione sarebbero proprio gli italiani, detentori del 70% del debito pubblico. Se i mercati attaccano, rischiamo noi.

E le banche, che di Btp in pancia ne hanno per decine di miliardi, o no?

Sì, anche se le banche poi alla fine vengono in qualche modo protette. Normalmente gli istituti vengono messi al riparo, per evitare crisi bancarie contagiose. Questo vorrebbe dire nella sostanza che la parte di costo della ristrutturazione che cade sui non residenti sia superiore al 30%.

Abbiamo avuto casi di speculazione spinta in questo senso. La Grecia.

Esattamente questo tipo di atteggiamento ha fatto precipitare la crisi greca. Nel 2011 la troika ha avuto la bella idea di dire che la ristrutturazione del debito di un Paese dell’area euro poteva essere presa in considerazione e questo ha fatto fuggire gli investitori dalla Grecia. Chiarito questo però, chi attacca il Mes, sbaglia.

Si spieghi…

Certe forze politiche hanno utilizzato le criticità emerse dalla riforma del Meccanismo, per chiederne l’abolizione o comunque lo stop alla riforma. Ma questo sarebbe un errore, come se chi sta poco bene chiedesse di abolire l’ambulanza. Non ha senso. E poi chi ha in mente un blocco della riforma del Meccanismo mira a far passare un concetto sbagliato: che in Europa si possono chiedere soldi senza dare nulla in cambio. Non la ristrutturazione, non la riforma. E allora che cosa ci dà l’Europa, i soldi gratis?

Insomma Cottarelli, il Mes serve e va tenuto, ma una riforma che contempli la ristrutturazione del debito sovrano del Paese che chiede aiuto è altamente sconsigliabile, corretto?

Assolutamente sì.

Possibile che al governo non si siano accorti di questo rischio?

Io non se il governo ha firmato o avallato tale riforma, mi sembra francamente strano, perché della stessa riforma si sta ancora discutendo. Io spero che una riforma con tali criteri di accesso non venga firmata perché quello che mi preoccupa è l’effetto presunzione sui mercati, quell’effetto psicologico potenzialmente devastante. Sembra una stupidaggine ma quello che abbiamo vissuto nel 2011 (spread italiano a 590, ndr) era frutto proprio di tali fattori psicologici.

Il ministro Gualtieri ha detto che dobbiamo stare tranquilli…

Credo se ne siano accorti e l’abbiano calcolato. Ma voglio sottolineare come ci sia una forte pressione per una riforma da parte dei Paesi del Nord Ue e anche da quelli emergenti e il governo italiano non può ignorarla. Quando ero al Fmi mi accorsi che venivano eliminate quelle regole che consentivano allo stesso Fondo di prestare soldi alla Grecia senza un’analisi più approfondita del debito. Sono state cambiate delle regole, temo che anche su altri fronti si vada verso questo.

Basta parlare di Mes. La manovra è in Parlamento, secondo lei uscirà stravolta vista la mole di emendamenti presentati?

Non credo, i saldi non cambiano. Cambierà poco, ma non moltissimo. Il solito assalto alla diligenza ma non mi aspetto un impianto rivisto nel profondo.

 

ultima modifica: 2019-11-19T13:10:32+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

 

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