Ecco quanto vale il gioco in Italia (e quanto incassa lo Stato)

Ecco quanto vale il gioco in Italia (e quanto incassa lo Stato)
Il gioco pubblico, secondo il primo rapporto Confcommercio-Acadi, vale 14 miliardi all'anno, l'1% del Pil e genera 8 miliardi di entrate per l'erario. Il sottosegretario Baretta, pronti a una riforma del settore

L’italiano giocatore. Che slot, lotto e gratta e vinci siano tradizionalmente una fonte di entrate per l’erario, non è un mistero. Puntualmente, quando le esigenze di cassa lo impongono, scatta automatico il ritocchino al Preu, la quota che lo Stato si prende su ogni giocata. Ma i numeri del gioco in Italia quali sono? Questa mattina Confcommercio e Acadi, l’associazione dei concessionari, hanno presentato a Roma il primo Rapporto sul gioco pubblico in Italia.

I NUMERI DEL GIOCO

Il settore regolamentato del gioco con vincita in denaro nel 2018 ha generato 14 miliardi di valore aggiunto, contribuendo per l’1% al Pil complessivo nazionale. E poi, 10 miliardi di contributo fiscale diretto, 78mila occupati diretti e indiretti, 2 miliardi di consumo indotto. Insomma,  il mercato dei giochi con vincita in denaro regolamentati contribuisce in modo significativo alla finanza pubblica.  Il rapporto Confcommercio-Acadi  passa  in rassegna 20 anni circa di giochi pubblici, che hanno fatto registrare la bellezza di 275 miliardi di spesa. A vincere è comunque quasi sempre il banco. Dei 275 miliardi, 158 miliardi hanno rappresentato entrate pubbliche mentre 117 miliardi sono convogliati nei ricavi dell’intero comparto, con una media annua, dunque, rispettivamente di circa 13,7 miliardi (di spesa), di cui circa 8 miliardi (di entrate pubbliche) e di circa 5,8 miliardi (di remunerazione per il comparto).

OCCHIO AL FISCO

La questione fiscale, naturalmente, tiene banco. Con gli aumenti di tassazione, senza considerare quelli della manovra in corso secondo il rapporto i livelli di tassazione di Awp e Vlt raggiungono nel 2020 percentuali rispettivamente 70,5% e del 55%. Nel quinquennio, dal 2014 al 2018, il mercato dei giochi regolamentati è cresciuto in termini di spesa di oltre il 4%. A questa crescita hanno contribuito con apporti differenti: il canale dei punti vendita (crescita composta nel periodo, sempre in termini di spesa, di circa il 2% annuo, ma sostanzialmente stabile tra il 2017 ed il 2018 e quello online, canale che ha avuto una crescita continua nel periodo arrivando più che a raddoppiarsi e con un incremento del 2018 rispetto al 2017 di oltre il 18%.

I CONCESSIONARI E LA POSIZIONE DEL GOVERNO

Secondo i concessionari del gioco occorrerebbe un maggior dialogo con  le istituzioni. In particolare, “la sostenibilità del gioco con vincita in denaro deve essere un obiettivo condiviso e promosso non solo dai concessionari ma anche dalla politica e dalle istituzioni centrali e locali”. Un messaggio chiaro proprio mentre il governo con la legge di Bilancio e il decreto fiscale collegato all’esame rispettivamente del Senato e della Camera torna ad utilizzare il gioco pubblico come bancomat per fare cassa. In tal proposito, il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta, intervenuto all’evento, ha chiarito la posizione del governo. “Stiamo riprendendo la conferenza unificata da cui ripartire per arrivare a una riforma complessiva del settore, alla quale da tempo si sta lavorando. Il punto vero è l’equilibrio con gli enti locali che vanno coinvolti in maniera forte. Loro sono il presidio nel territorio. La lotta al gioco illegale è una delle due gambe. L’altra è la lotta alla ludopatia, dobbiamo tenere in equilibrio la lotta contro gli eccessi del gioco con la battaglia contro l’illegalità”.

ultima modifica: 2019-11-28T17:36:09+00:00 da Gianluca Zapponini

 

 

 

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