Se la notizia dell'intenzione del Copasir di avviare una indagine conoscitiva sulla presenza straniera negli asset strategici della Penisola arriva sull'onda dei recenti fatti di cronaca, sulla questione generale i nostri servizi segreti sono impegnati da tempo come testimonia l'ultima relazione al Parlamento

Il dossier ex Ilva, campione siderurgico a rischio chiusura oggi di proprietà del colosso franco-indiano ArcelorMittal, e i perduranti affanni di Alitalia, che potrebbe presto finire in mani non nazionali (oltre al caso, tutto da chiarire, di spionaggio cinese che potrebbe aver fatto leva su un diplomatico della Farnesina), hanno riacceso i riflettori sulla necessità di vigilare sulla presenza straniera negli asset strategici della Penisola.
E se la notizia dell’intenzione del Copasir di avviare una indagine conoscitiva su questo tema arriva sull’onda dei recenti fatti di cronaca, sulla questione generale della penetrazione straniera nel tessuto economico italiano e nelle infrastrutture strategiche – un punto al quale si lega anche l’attenzione sulle nuove reti 5G e sul ruolo dei player di Pechino – i nostri servizi segreti sono impegnati da tempo.
Non è un caso che alla sicurezza economica e alla tutela di pezzi fondamentali per il Sistema-Paese sia dedicata un’ampia parte dell’ultima relazione annuale dell’intelligence al Parlamento, testo che si concentra sugli ambiti di azione degli 007 di Aisi e Aise, le agenzie coordinate dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza.

CON I CAPITALI ARRIVANO I RISCHI

“Le iniziative attuate dal Governo nel corso dell’anno, intese ad attrarre in Italia partner economici con una prospettiva di lungo periodo”, si legge nel documento, “sono valse a ribadire la valenza strategica, per il Sistema Paese, dell’afflusso di capitali stranieri in grado di concorrere allo sviluppo delle imprese italiane, sia finanziando programmi di ricerca e innovazione volti a mantenere adeguati livelli di competitività, sia favorendo l’accesso a know-how industriale e a nuovi mercati di sbocco”.
Dietro queste opportunità, però, si celano talvolta alcuni rischi. “A supporto del decisore politico e in continuità con gli anni scorsi”, evidenzia infatti la relazione, “l’attività intelligence ha risposto all’esigenza di cogliere le opportunità connesse alla catalizzazione di risorse, minimizzando, al contempo, i rischi legati all’ingresso nel tessuto economico nazionale di soggetti, capitali e prodotti stranieri”.

L’ATTIVITÀ DEI SERVIZI

In quest’ottica di bilanciamento, “il fine prioritario dell’azione informativa”, ha spiegato l’intelligence, “è stato quello di ‘decifrare’ eventuali proiezioni estere in contrasto con l’interesse nazionale, perché rispondenti a finalità extraeconomiche o in quanto volte a depredare le imprese-target, specie di tecnologie o marchi, per poi delocalizzare la produzione fuori dal nostro Paese”.
Su questo versante, “il presidio assicurato dall’intelligence – anche nei fori internazionali di specifica competenza – si è posto in
complementarietà e in osmosi con le attività del Gruppo di coordinamento interministeriale cui sono affidate le attività istruttorie connesse all’esercizio dei poteri speciali (il cosiddetto Golden Power) – in caso di modifica degli assetti societari di aziende operanti in settori di rilevanza strategica – e dei Comitati di monitoraggio chiamati a garantire l’osservanza delle prescrizioni del Governo in materia”.

I SETTORI SOTTO OSSERVAZIONE

Diversi i settori monitorati: in primo luogo il “comparto della difesa e dell’aerospazio, interessato da un processo
di crescente sinergia a livello europeo, con particolare attenzione alla tutela del know-how e dell’integrità delle filiere, anche di
nicchia, nonché alla rilevazione di manovre tese a marginalizzare la nostra industria”.
Pari attenzione “è stata rivolta agli altri settori strategici cui fanno capo le attività di base indispensabili per garantire i servizi vitali e il benessere della collettività: telecomunicazioni e relative reti, terrestri e mobili, anche con l’obiettivo di preservare l’integrità e la sovranità dei dati; trasporti, specie per quel che attiene alle dinamiche proprietarie dei vettori e degli operatori infrastrutturali; energia, con riferimento sia alle implicazioni sul piano industriale delle operazioni di merger and acquisition, sia alla salvaguardia delle infrastrutture”. Oltre a ambiti a elevata intensità tecnologica: “dalle infrastrutture di immagazzinamento e gestione dati a quelle finanziarie, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dai semiconduttori alla sicurezza in rete”.

COME OPERANO GLI ATTORI OSTILI

Basterebbero questi elementi, seppur di indirizzo e non certo esaustivi di un lavoro riservato condotto sottotraccia dall’intelligence, per comprendere la portata dei pericoli e dalla sfida. E per segnalare come, da oltre confine, possano essere messe in atto azioni capaci di orientare la politica industriale di un Paese.
A tal proposito la relazione dei servizi segreti va più a fondo. Quanto “alle modalità di azione degli attori ostili o controindicati”, il monitoraggio intelligence “ha rilevato iniziative tese a esfiltrare tecnologia e know-how (anche attraverso l’acquisizione di singoli rami d’azienda)”, a “conquistare nicchie di mercato pregiate”, facendo emergere, in qualche caso, “la tendenza alla strutturazione di manovre complesse finalizzate a guadagnare posizioni di influenza in segmenti del sistema economico-finanziario nazionale, ovvero a conquistare peso monopolistico in specifici settori di attività”.
Tra le informazioni raccolte, gli 007 evidenziano prove di “tentativi di operatori esteri di alterare il quadro competitivo attraverso il sistematico storno di capitale umano ad alta specializzazione in forza a imprese nazionali, la studiata marginalizzazione del management italiano (anche nell’ambito di partnership e joint venture) e il ricorso ad azioni di influenza esercitate attraverso consulenti e manager fidelizzati”, oltre alla “persistente esposizione ad iniziative di spionaggio industriale, specie con modalità cyber agevolate dalla digitalizzazione pressoché integrale dei processi produttivi”. Tutti aspetti sui quali gli approfondimenti del Copasir, che sta già conducendo una indagine conoscitiva sulla sicurezza informatica, si concentreranno ulteriormente.

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