Il Papa, l’America Latina e la vera universalità della Chiesa. L’analisi di Cristiano

Il Papa, l’America Latina e la vera universalità della Chiesa. L’analisi di Cristiano
Hernán Reyes Alcaide, ha pubblicato un libro intervista con Papa Francesco intitolato “America Latina”. La recensione che ne ha fatto La Civiltà Cattolica aiuta a leggere la crisi boliviana e quella cilena, pur non essendo citate direttamente nel libro. Ecco perché nell'approfondimento di Riccardo Cristiano

Un giornalista latino americano, Hernán Reyes Alcaide, ha pubblicato un libro intervista con Papa Francesco intitolato “America Latina” e ora che ne esce la versione italiana il vescovo di Roma ha deciso di aggiungere una breve introduzione che potrebbe sembrar dire poco, non parla della crisi boliviana né di quella cilena, e invece dice tantissimo.

La recensione che ne offre il numero di La Civiltà Cattolica ci aiuta a capire in cosa stia questo “tantissimo”. L’autore dell’articolo, padre Diego Fares, conosce bene Francesco, da quando l’attuale pontefice lo ordinò sacerdote. Le sue parole dunque ci aiutano a capire con una conoscenza diretta, e non solo attraverso il testo. E così, pensando al non citato scandalo della Pachamama, che per chi scrive è lo scandalo di aver gettato nel Tevere quella statuetta esposta in una chiesa romana in occasione del sinodo per l’Amazzonia ma per altri era il fatto che una statuetta del genere fosse esposta in una chiesa, si riesce a capire che Bergoglio capovolge l’idea di inculturazione. Non si tratta di portare popoli lontani e diversi nel cristianesimo occidentale, ma di portare altre culture nel cristianesimo, superando questo stortura dell’occidentalizzazione di una religione universale.

Scrive padre Fares: “Il dono che Francesco indica ha la forma di un volto: il volto particolare che lo Spirito Santo è andato seminando all’interno del popolo latinoamericano. E la chiave per discernere i volti sta nel fatto che, pur essendo ciascuno di essi diverso dagli altri, tutti sono di uguale valore. Questa idea ci porta a valorizzare le culture e ci offre una chiave per interpretare l’inculturazione. La valorizzazione della cultura, nel suo aspetto negativo, è un ‘no’ detto all’idea che ci sono culture di prima e di seconda categoria. È un ‘no’ a valutare nella prospettiva di maggiore o minore sviluppo economico. Dal punto di vista positivo, è un ‘sì’ al diverso modo con cui ogni cultura può esprimere la verità e ai diversi modi in cui si manifestano la ricchezza culturale e i valori con Papa Francesco”. Questa ricchezza è molto diverse da quella di chi, magari consultando Wikipedia, cerca di stabilire se la Pachama sia oggi per i popoli indigeni una divinità inca, per sentirsi poi dire da un vescovo latino-americano che non lo è. Ma non è umiliante questa discussione?

Padre Fares riassume poi così i temi che, secondo quanto esposto nel volume, la Chiesa universale deve affrontare in America Latina. Si parlerà dell’edonismo? Vediamo: “I temi che la Chiesa universale deve affrontare in America Latina sono: la pietà popolare, che in quelle terre non è stata clericalizzata; il ruolo di protagonista della donna in quelle Chiese; come parlare ai giovani senza demagogia, con un linguaggio che essi possano comprendere; l’uso della parola, come identikit per tracciare un profilo del politico cattolico latinoamericano; il ripiegamento tattico e il ritorno alle radici per contrastare la mentalità del mondo che ha come dio il denaro”.
Siamo proprio in un altro pianeta, rispetto a quanto usualmente sentivamo, e a volte sentiamo indicare come priorità. Ricordo ad esempio che il cardinale Camillo Ruini ha spiegato anche così il suo no all’apertura sinodale alla presenza di “preti sposati” nell’irraggiungibile Amazzonia per consentire ai fedeli di non patire il digiuno eucaristico, visto che un prete per ogni villaggio amazzonico proprio non c’è e le distanza tra l’uno e l’altro a volte superano le dimensioni di una nostra regione: “E poi oggi il matrimonio è profondamente in crisi: i sacerdoti sposati e le loro consorti sarebbero esposti agli effetti di questa crisi, e la loro condizione umana e spirituale non potrebbe non risentirne”. E i preti cattolici di rito orientale?

Nell’articolo però c’è molto altro, che rimanda anche al modo tutto nuovo di esprimersi di Francesco. Un modo che interroga, non impone. “Le domande di Francesco, quando ci collocano in ciò che è in gioco ‘oggi’, implicano la fiducia che se facciamo la nostra parte – piccola e limitata, con difetti e finanche peccati –, lo Spirito farà tutto il resto”.

Anche parlando della sua America Latina dunque Francesco non impone, invita a vedere, capire, toccare, valutare, avvicinarsi. Scrive ancora padre Fares: “Il modo in cui Francesco considera i dati statistici può farci capire come egli legge il presente. Il primo paragrafo della “Introduzione” presta speciale attenzione ai numeri: dei 1.285 milioni di cattolici che ci sono al mondo, quasi il 49% vivono in America. L’attenzione tuttavia non va ai dati in sé, ma “al volto peculiare che lo Spirito Santo ha voluto fino ad oggi fare emergere, tratteggiandolo, dalla profondità delle viscere del popolo” (p. 25). Il Papa afferma che il dato non serve a “controllare” la realtà, ma a “occuparsi, incoraggiare, promuovere lo sviluppo e la maturazione dei fedeli” Francesco utilizza i dati – quelli elaborati dalla scienza e quelli dell’uomo comune – non per giustificare un discorso colto o idee irremovibili, e nemmeno per acquistare popolarità, ma come punto di partenza per un dialogo che possa risultare davvero fecondo. Ne sono un esempio le espressioni che egli sceglie con accuratezza nella “Introduzione”: “attenta considerazione”, “rendersi conto”, “riconoscere”, “accogliere”.

Esse non sono affatto impositive: si tratta di prestare attenzione non per ispezionare, ma per aiutare; di rendersi conto di qualcosa che non è facile da avvertire, del fatto cioè che non ci sono culture superiori, bensì diverse; di riconoscere che la diversità di logiche culturali non significa un valore maggiore o minore. Si tratta, infine, di accogliere meglio i frutti di ciò che lo Spirito ha seminato in un determinato luogo e che possono arricchire la Chiesa universale”. Sarà un caso, ma quando sono entrato nella chiesa romana dove si trovava la statuetta della Pachamama mi sono sentito arricchito e ho capito qualcosina in più di cosa volessero dire i padri sinodali parlando di quella per me poco familiare idea di “ecologia integrale”.

ultima modifica: 2019-11-14T13:39:49+00:00 da Riccardo Cristiano

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