La caduta del Muro di Berlino fu l’apoteosi della Dc. Parla Cirino Pomicino

La caduta del Muro di Berlino fu l’apoteosi della Dc. Parla Cirino Pomicino
"C'è una vulgata corrente che fa risalire alla caduta del Muro di Berlino quello che è poi accaduto negli anni successivi. Una ricostruzione falsa, storicamente e documentalmente. Fu la grande vittoria della Dc e del Pentapartito e la sconfitta storica e internazionale dei comunisti. Non a caso alle elezioni politiche del 1992 noi prendemmo il 29,7% dei voti e il Pds solo il 16,1%". Intervista all'ex ministro del Bilancio e democristiano doc, Paolo Cirino Pomicino

La caduta del Muro di Berlino ha causato la sconfitta internazionale del comunismo e, in Italia, la fine del Pci ma dal punto di vista della politica interna italiana non ha determinato ulteriori, rilevanti, effetti. È questo il messaggio principale che l’ex esponente della Democrazia cristiana, Paolo Cirino Pomicino, ha consegnato a Formiche.net in questa conversazione. Nella quale l’ex braccio destro di Giulio Andreotti ha negato che l’implosione del sistema politico italiano sia dipesa da quanto accaduto nella capitale tedesca esattamente 30 anni fa. “Il Pentapartito fu travolto da Tangentopoli nel 1992 e non dalla caduta del Muro di Berlino”, ha osservato ancora Cirino Pomicino, il quale ai tempi ricopriva il ruolo di ministro del Bilancio e della Programmazione economica del VI governo Andreotti che rimase in carica dal 23 luglio 1989 al 13 aprile 1991.

La caduta del Muro di Berlino e la fine della Prima Repubblica non sono dunque strettamente collegate a suo avviso?

C’è una vulgata corrente che fa risalire alla caduta del Muro di Berlino quello che poi è accaduto negli anni successivi. Una ricostruzione falsa, storicamente e documentalmente. In quell’occasione, il 9 novembre del 1989, ci fu la sconfitta internazionale del comunismo.

Gli unici effetti tangibili di politica interna riguarderebbero il Partito comunista italiano?

Il Pci dovette attendere la caduta del Muro per diventare un partito socialista. E ancora oggi si trascina dietro tracce del suo passato per cui neppure a distanza di 30 anni riescono a chiamarsi socialisti, nonostante siano membri del Partito socialista europeo.

Eppure il Pentapartito – per cui la caduta del Muro rappresentò certamente un momento storico – da lì a qualche anno si sarebbe completamente dissolto. Sicuro che i fatti di Berlino non c’entrino proprio nulla?

In quell’occasione ci fu la vittoria drammatica ma pesantissima della Democrazia cristiana e del Pentapartito e la sconfitta del comunismo simboleggiata dalla caduta del Muro. Furono questi gli unici effetti sul nostro sistema politico. Basta ricordare cosa accadde alle elezioni del 1992 per averne la conferma: la Democrazia cristiana ottenne il 29,6% mentre il Pds il  16,1 %. Insomma, i comunisti crollarono mentre la Dc fece il pieno di voti.

Solo due anni dopo però, nel 1994, la Democrazia cristiana cessò di esistere. 

Ma non per vicende politiche, glielo ripeto, bensì giudiziarie. Fummo travolti da Tangentopoli, come del resto tutto il Pentapartito. Ma comunque non vinsero i comunisti perché arrivò Silvio Berlusconi.

Che ricordi ha di quel 9 novembre 1989?

Ero a casa, a parlare di politica con alcuni amici democristiani. Il VI governo Andreotti si era insediato da pochi mesi. Eravamo tutti insieme quando vedemmo in diretta televisiva la caduta del Muro di Berlino. Devo dire che brindammo. Non si trattava di una semplice vittoria, ma del trionfo secolare nella lotta contro l’autoritarismo. Ieri era stata sconfitto il fascismo, oggi veniva abbattuto il comunismo. Ma senza una guerra. Senza spargimenti di sangue. Solo con l’arma della sete di libertà dei popoli. Per noi era il massimo.

Vi colse di sorpresa?

La caduta del Muro fu improvvisa ma eravamo preparati all’ulteriore crescita della disarticolazione del sistema sovietico e quindi dell’usura del Partito comunista italiano. Ce lo aspettavamo. In quei mesi ricordo che venne in Italia, a Milano, Mikhail Gorbaciov con cui il governo Andreotti strinse un accordo economico nel tentativo di sostenere il complesso di riforme della Perestrojka. Stavamo già aiutando il riformismo che si stava affacciando in Unione Sovietica. Ero con Guido Carli che all’epoca era ministro del Tesoro e Gianni De Michelis che guidava gli Esteri.

Come visse Giulio Andreotti quei giorni?

Nei giorni successivi alla caduta del Muro, quando ci incontrammo in Consiglio dei ministri, Andreotti fece una delle sue tradizionali e celebri battute. Disse che il tempo è galantuomo.

A suo avviso, a 30 anni di distanza, qual è la lezione da trarre dalla caduta del Muro?

Che i sistemi autoritari finiscono sempre per essere cancellati dalla volontà popolare. Con la caduta del Muro si chiuse il cosiddetto Secolo Breve in cui avevano trionfato in Europa i regimi autoritari, nella prima metà con il fascismo e il nazismo e nella seconda con il comunismo. Fu una grandissima vittoria della democrazia.

E adesso?

Oggi quella vittoria comincia a essere messa in discussione da un nuovo modello, quello euro-asiatico e asiatico in particolare, autoritario dal punto di vista politico ma aperto all’economia di mercato. Un sistema che rischia di essere più efficiente delle democrazie liberali dell’occidente dove, soprattutto per colpa del capitalismo finanziario, si sono sviluppate grandi disuguaglianze, con povertà di massa e ricchezze elitarie. Ecco perché dobbiamo essere molto attenti e intervenire per tempo.

ultima modifica: 2019-11-09T10:50:28+00:00 da Andrea Picardi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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