“Contiamo di mantenere le emissioni fuggitive annuali entro lo 0,008% rispetto al flusso di gas nel gasdotto, largamente al di sotto delle soglie definite accettabili dal World Energy Outlook della Iea”. Conversazione di Formiche.net con Luca Schieppati, managing director di Tap

Armonizzare le esigenze europee di approvvigionamento diversificato con una rete infrastrutturale green e altamente strategica. Secondo l’ing. Luca Schieppati, managing director del Trans adriatic pipeline (Tap), il nuovo gasdotto si cuce idealmente e materialmente con quella transizione energetica futura direttamente connessa all’implementazione del gas. E in questa conversazione con Formiche.net traccia anche un bilancio dello stato dei lavori.

A che punto sono la realizzazione del Tap e l’intera catena di progetti del Corridoio Sud?

Il Corridoio Sud del Gas, un progetto sul quale da tempo l’Europa ha puntato molto, una catena di valore da oltre 40 miliardi di dollari, è vicinissimo ad essere completato nella sua interezza. Nel Mar Caspio i pozzi del giacimento di Shah Deniz sono ormai quasi tutti operativi, il raddoppio del South Caucasus Pipeline che porta il gas dall’Azerbaigian alla Turchia attraverso la Georgia è da tempo realizzato, così come lo è il Tanap, che attraversa tutta la Turchia: attraverso di esso sono già iniziate le consegne per il mercato turco, uno dei più grandi e in più rapida crescita a livello globale.

Quanto a Tap: noi aggiorniamo mensilmente sulla nostra homepage la percentuale di realizzazione dell’opera e attualmente “esibiamo” un 89,8% riferito alla fine di settembre, che tra qualche giorno aggiorneremo con un 90% e qualcosa. Sostanzialmente i lavori in Grecia e Albania (dove sono stati complessivamente posati 775 km di gasdotto e costruite due stazioni di compressione e una di misurazione) sono conclusi e ci apprestiamo proprio in queste settimane a immettere gas nella condotta, procedendo a segmenti da Est, dal collegamento con Tanap sulla Maritza e via via fino all’Albania, dove la condotta sarà in condizione operativa nei primi mesi dell’anno prossimo.

E in Italia?

In Italia (8 km di tubi, il terminale di ricezione e l’approdo in microtunnel sotto la costa di San Foca) siamo ben oltre la metà dei lavori che procedono spediti. In sostanza, al completamento di Tap, oltre a finalizzare la tubazione a terra e il terminale di ricezione, manca solo l’attraversamento sottomarino dell’Adriatico (105 km di condotta, di cui sono stati già realizzati una decina di km sui bassi fondali del versante albanese) che prenderà il via, al termine dei lavori preparatori già in corso al largo della costa italiana e completato il processo autorizzativo, nelle prime settimane dell’anno prossimo. Come ho già avuto occasione di dire, saremo pronti per le prime consegne del gas del Mar Caspio in Italia e verso i mercati europei ad ottobre 2020.

Come intrecciare le nuove infrastrutture del gas con le esigenze “green” di Stati e popoli?

La transizione energetica è un obiettivo globale che ha bisogno di step operativi complessi. Le fonti fossili, ad esempio non sono tutte uguali e il gas sarà decisivo per la decarbonizzazione nel breve e anche nel lungo periodo. Comparato al carbone, il gas produce emissioni di CO2 inferiori del 50%, rendendo possibile una rapida diminuzione su scala globale dei gas serra (senza parlare di polveri e inquinanti, rilasciati in quantità ridottissime). Anche per questo, nel quadro di una domanda mondiale di energia cresciuta del 2,3%, lo scorso anno, il gas naturale è emerso come il combustibile maggiormente utilizzato, registrando i maggiori incrementi (4,6%: si tratta del secondo anno consecutivo di forte crescita) trainato dall’aumento della domanda e, appunto, dalla sostituzione del carbone, arrivando a rappresentare il 45% nell’aumento del consumo energetico mondiale. È questo che spiega la dimensione crescente degli investimenti infrastrutturali che riguardano il gas, dalla sua estrazione al suo trasporto (gasdotti, stoccaggi, impianti di liquefazione e di rigassificazione e navi per il trasporto marittimo del gas liquefatto).

La tendenza globale è valida anche in Europa (che, ricordiamolo, è già l’area più virtuosa nel perseguimento degli obiettivi di riduzione della CO2) proprio perché collegata all’impegno di ridurre il ricorso al carbone e al nucleare e assicurare stabilità al sistema nel periodo di transizione all’energia a zero emissioni, grazie al ricorso alle fonti rinnovabili, compresi i cosiddetti gas “verdi”. In questo quadro europeo Tap ha un ruolo specifico importantissimo.

Quale?

Mettere a disposizione dei Balcani gas naturale per sostituire la generazione elettrica a carbone (e lì si usano carboni particolarmente inquinanti). E non va dimenticato infine che il futuro delle energie rinnovabili è costituito anche dai gas “verdi” (biometano, biogas, idrogeno…) che potranno essere immessi nella rete esistente e futura del gas: lo sviluppo delle infrastrutture è dunque sempre più fondamentale per la decarbonizzazione.

Quale la strategicità delle infrastrutture gas?

Il settore è investito da importanti cambiamenti di natura tecnologica che portano all’identificazione di gas rinnovabili quale possibile alternativa al metano, comunque di gran lunga il combustibile fossile più pulito. Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) predisposto dall’Italia ha quindi proposto un modello positivo e integrato di sviluppo futuro dell’energia in Italia. È un piano che guarda a tutte le fonti energetiche in un quadro unico ed uno tra i piani più ambiziosi in Europa. Un piano che guarda a tutte le fonti e considera il gas, come abbiamo detto, necessario per la transizione ma anche fonte del futuro.

Come replicare a chi solleva dubbi sulla sostenibilità ambientale di una infrastruttura come questa?

A livello “sistemico” ritengo di avere già risposto. Quanto alla sostenibilità ambientale di Tap, del gasdotto di 878 km che stiamo finendo di costruire tra il confine greco-turco e il Salento, si tratta di un’opera progettata e realizzata con una cura che potrei definire sistematica per la minimizzazione dell’impatto ambientale. Come tutti i gasdotti è invisibile (e infatti già oggi oltre il 95% del suo percorso a terra è stato riportato alla condizione precedente ai lavori) e ha per di più adottato tutte le migliori tecnologie disponibili per abbattere ulteriormente l’impatto ambientale: ad esempio contiamo di mantenere le emissioni fuggitive annuali entro lo 0,008% (o ancora meglio) rispetto al flusso di gas nel gasdotto, largamente al di sotto delle soglie definite accettabili dal World Energy Outlook della Iea. La tratta italiana del gasdotto dà particolare testimonianza di questa sostenibilità.

Quale la situazione in Puglia?

Tutti sanno degli ulivi che abbiamo spostato e che ripianteremo esattamente nella posizione e orientamento precedente quando i lavori saranno terminati, ulivi che abbiamo in questi mesi cercato di tenere al riparo dalla batteriosi da Xylella che sta distruggendo l’olivicultura e il paesaggio pugliesi. Ma lo stesso accorgimento abbiamo previsto per le biocostruzioni sottomarine vicino alle quali il tubo passerà: anche queste peculiari forme di simbiosi tra organismi vegetali ed animali che si formano sulle rocce affioranti dal fondale marino, saranno provvisoriamente rimosse e poi risistemate in loco; alcuni ambienti naturali di pregio interferiti dalla tratta a terra sono stati protetti con la tecnica della perforazione orizzontale che ha evitato lo scavo della trincea. Pensiamo infine al microtunnel: il complimento più indiretto alla scelta progettuale di questo manufatto, che ha sottopassato a maggio la macchia mediterranea, le dune e la spiaggia, ce lo hanno fatto proprio i bagnanti che quest’estate hanno continuato ad affollare le spiagge di San Foca senza nemmeno accorgersene.

Tap, Tanap, Mediterraneo: l’autosufficienza dell’Ue quali scenari apre?

Gli scenari del gas intorno all’Unione europea e all’Europa nel suo complesso sono mutati nell’ultimo decennio con grande rapidità e ancora muteranno: le fonti proprie (dai giacimenti del Mare del Nord a quelli del mare Adriatico) sono in rapida via di esaurimento; è possibile che le ricerche offshore nel Mediterraneo portino a qualche importante scoperta, ma sappiamo quanto difficile è il percorso verso la coltivazione di questi eventuali giacimenti, mentre appare evidente, dopo la decisione del governo conservatore britannico, che difficilmente ci sarà spazio per la produzione di gas da fracking. Nel Nord Africa i mercati interni assorbiranno una percentuale crescente del gas estratto dai “vecchi” campi algerini e dai nuovi super giacimenti offshore egiziani. Ad Est la Russia si sta attrezzando per fornire sempre più gas attraverso le infrastrutture esistenti, ma ovviamente questa disponibilità ha un contrappeso non trascurabile in termini di dipendenza strategica. Cresce la disponibilità di Gnl di origine americana o proveniente dal Golfo Persico ed è possibile che ancora altri produttori si affaccino sul mercato europeo grazie a una rete sempre più vasta di rigassificatori. Ma la vera novità è nel Mediterraneo orientale, tra Cipro e Israele, e poi nel Medio Oriente, nell’area del Caspio, nell’Asia centrale: aree nelle quali la stima delle riserve di gas è stata più volte riveduta al rialzo negli ultimi anni e tutte potenzialmente “a portata di gasdotto” per l’Europa. Per alcune di queste aree si sta già ragionando in termini di progetti (come l’EastMed) per altre siamo ancora molto lontani da questa fase.

In questo quadro quale l’importanza di Tap?

È sia obiettiva per la quota non trascurabile di gas che arriverà sul mercato da un nuovo produttore, sia simbolica, perché dimostra che è possibile per l’Europa ampliare gli orizzonti della propria sicurezza e indipendenza energetica.

twitter@FDepalo

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