Il sangue versato a New York è solo l'ultimo episodio che segue una deriva iniziata ormai da anni nel silenzio generale. Il sindaco de Blasio lancia l'allarme: "Gli ebrei hanno paura di mostrare la loro fede"

L‘attacco antisemita con un machete a New York è una sorpresa? Qualcuno, tra politica e media, sta pericolosamente sottovalutando questo vento che spira (forte) contro gli ebrei in varie parti del pianeta, finanche nel civile e democratico occidente? Secondo il rabbino Shmuel Gancz, capo del Centro ebraico Chabad di Suffern, tre vittime sono già state dimesse dall’ospedale, mentre altre due gravemente ferite sono ricoverate in prognosi riservata dimostrando la violenza inaudita che ha spinto l’assalitore. E il sindaco Bill de Blasio lancia l’allarme: “Gli ebrei hanno paura di mostrare la loro fede”

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“Vorrei essere chiaro – ha twittato il governatore di New York, Andrew Cuomo – l’antisemitismo e il bigottismo di qualsiasi tipo sono ripugnanti per i nostri valori di inclusione e diversità”. È la ragione per cui la mobilitazione negli Usa è totale. La NBC News ha riferito che i Guardian Angels, un gruppo privato e disarmato di prevenzione della criminalità, avrebbero iniziato a pattugliare il distretto di Brooklyn a New York City già da oggi, domenica. Ma potrebbe non essere sufficiente una azione di ronde, come osserva il portavoce del Consiglio comunale di New York, Corey Johnson, secondo cui molto altro deve essere fatto per proteggere le comunità ebraiche, con riferimento a iniziative sociali e culturali.

Si tratta del secondo attacco lanciato a Monsey negli ultimi due mesi. Nel novembre scorso un uomo era sceso improvvisamente dalla propria auto macchina per pugnalare un rabbino mentre si recava in sinagoga. E nell’ultima settimana si sono verificati una serie di piccoli ma inquietanti episodi antisemiti che hanno provocato la reazione del sindaco di New York Bill de Blasio, pronto ad annunciare una maggiore presenza della polizia nei luoghi più sensibili, come Brooklyn, Borough Park, Crown Heights e Williamsburg.

SPIE DI MALESSERE

Manifestazioni che sono in concreto spie di un pericoloso malessere, si sono verificate anche al di qua dell’oceano e a più riprese. Frasi inquietanti sono apparse lo scorso anno in una scuola turca come “un ebreo significa bugiardo”, “un ebreo è un uomo che pugnala le persone alle spalle”, “un ebreo è un vigliacco che uccide i deboli”. Episodi che hanno suscitato la protesta ufficiale dell’Organizzazione Sionista Mondiale che ha lanciato l’allarme contro le reiterate manifestazioni contro lo Stato di Israele e il popolo ebraico anche “da parte di funzionari turchi, guidati dal presidente della Turchia”, come detto dal vicepresidente Yaakov Hagoel, anche a capo del dipartimento per la lotta contro l’antisemitismo.

Uno degli osservatori più attenti del settore, Svante E. Cornell, direttore per l’Asia dell’Asia-Caucaso Institute e Silk Road Studies Program presso l’American Foreign Policy Council, ha più volte osservato che lo slittamento della Turchia nella direzione dell’ideologia islamista più pura è reale e va oltre la personalità di Erdoğan.

CORBYN ANTISEMITA

Non solo Erdogan, anche il candidato premier inglese Jeremy Corbyn, recentemente sconfitto da Boris Johnson, aveva più volte mescolato le proprie tesi politiche laburiste in antitesi al conservatorismo inglese con pillole di antisemitismo condite da foto provocatorie. Dopo essere stato raffigurato con un attivista noto per le sue tesi negazioniste, Corbyn nei mesi scorsi aveva preso parte a iniziative pro Olp in chiave anti Israele. Addirittura il premier israeliano Netanyahu in un tweet lo aveva condannato per aver reso omaggio ai militanti del commando di Settembre nero, responsabili della morte degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco.

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