Gas, Nato e Siria. Tutti i rischi dell’Europa contro Erdogan

Gas, Nato e Siria. Tutti i rischi dell’Europa contro Erdogan
C'è il rischio che in vista del vertice di Londra Erdogan voglia mettere nuovamente la Turchia in una posizione di contrattazione anche con l'interessamento del caso Siria? L'accordo con la Libia scompagina

Non si placa l’imbarazzo sull’asse Parigi-Ankara, ma si arricchisce di altri elementi geopolitici e tattici. Mentre il presidente turco ha reagito definendo le critiche di Macron come “malate e superficiali” oggi Londra non protegge l’alleato francese come ci si aspettava, anzi. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha adottato un approccio diplomatico sulla faccenda temendo, forse, di far precipitare la Turchia tra le braccia della Russia. In questo clima la Nato si prepara ad un vertice imbarazzante con Johnson che dice a Trump di stare fuori dalla politica del Regno Unito.

VERSO LONDRA

C’è il rischio che in vista del vertice di Londra Erdogan voglia mettere nuovamente la Turchia in una posizione di contrattazione anche con l’interessamento del caso Siria? La tensione successiva alle dichiarazioni di fuoco contro Macron (sta soffrendo di “morte cerebrale”. E ancora: “Sai come metterti in mostra ma non puoi nemmeno pagare adeguatamente per la Nato. Sei un principiante”) non si stemperano anche perché se qualcuno immaginava che da Londra fosse partita una difesa di ufficio è rimasto deluso.

È evidente che l’attacco di Erdogan è giunto dopo che Macron ha affermato che l’invasione turca della Siria era una minaccia alla battaglia della Nato contro l’Isis. E si è sviluppato nelle stesse ore in cui ha firmato un accordo di cooperazione militare e un protocollo d’intesa in merito ai confini economici marittimi con Fayez al-Sarraj, irritando ulteriormente il versante “occidentale”. Perché in quel modo la Turchia potrebbe avere potere negoziale su qualsiasi oleodotto da Israele, Egitto o Cipro verso l’Europa.

SCHEMA

Nonostante il contatto telefonico tra il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente Recep Tayyip Erdoğan, in cui i due hanno concordato nel voler iniziare una nuova era nelle relazioni bilaterali, appare chiaro che manca la volontà di appianare vista la violazione di un alto principio Nato, ovvero non comprare armi dall’esterno, così come accaduto in occasione del sistema missilistico russo S-400. Elemento che sarà al centro del vertice a quattro con il Primo ministro britannico Boris Johnson, il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il Presidente francese Emanuel Macron.

Ankara però punta a far passare le criticità in secondo piano, per discutere di altro. Secondo quanto dichiarato alla stampa israeliana dallo speaker delle comunicazioni presidenziali turche, Fahrettin Altun, la principale aspettativa di Ankara dal vertice è far sostenere la Turchia contro la minaccia rappresentata dalle organizzazioni terroristiche. Come se la Nato dovesse chiudere un occhio su altri scottanti dossier, come quello energetico nel Mediterraneo orientale e quello immigrazione.

SCENARI

Intanto Erdogan aggiunge un altro tassello alla sua personale strategia di espansione. La base in Qatar con 5.000 truppe turche è ora completa, e secondo il Presidente è un “simbolo della fratellanza”, ma nei fatti si è esposto nella controversia datata giugno 2017. In quell’occasione Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti e Bahrein hanno lanciato un embargo contro il Qatar, accusando Doha di non aderire alle loro politiche regionali. Il Qatar ha negato le accuse adducendo come motivazione la scelta di adottare una politica estera indipendente.

Pochi giorni fa Erdogan e l’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani del Qatar si sono incontrati personalmente proprio per questo. E, come ha aggiunto il ministro degli esteri Cavusoglu, oltre ai vari accordi “per rafforzare la base giuridica delle nostre relazioni”, i due leader hanno mostrato convergenze su questioni regionali, aggiungendo che i due paesi condividono “un’eccellente cooperazione” in settori come la guerra in Siria e nella regione del Golfo. Facendo tornare così il ragionamento, come in un gioco dell’oca, al punto di partenza che riguarda Nato e post conflitto siriano.

twitter@FDepalo

ultima modifica: 2019-12-02T15:54:46+00:00 da Francesco De Palo

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