Evasività, prevaricazione e mantenimento dell’ambiguità sulla verità. La guerra ibrida con cui la Russia cerca di destabilizzare l'ordine liberale internazionale e distrarre l'Occidente nell'analisi di Mikhelidze (Iai)

La Russia è una delle grandi potenze informatiche del mondo, ha abilità e competenze tecniche, oltre a volontà e prontezza nell’agire in modo aggressivo nello spazio cibernetico. Nona Mikhelidze, responsabile del programma Europa orientale e Eurasia dello Iai, ha approfondito lo studio dell’hybrid warfare russo, la guerra ibrida con cui Mosca opera in forma apparentemente disarmata contro i propri rivali mescolando attacchi informatici e attività di spionaggio, e ne fa un quadro con Formiche.net.

Tutto parte dal 2000, quando il Cremlino doveva in qualche modo giustificare la sanguinosa guerra in Cecenia e farla passare come operazioni anti-terrorismo… “Proprio nel 2000, Vladimir Putin ha firmato l’Information Security Doctrine, un documento che elenca una serie di minacce che variano dal degrado dei valori spirituali all’indebolimento del potenziale spirituale, morale e creativo della popolazione russa, nonché la manipolazione delle informazioni’ (disinformazione, occultamento o travisamento)”.

Oggi cosa determina il successo di un’operazione cyber russa? “La  strategia di guerra cibernetica della Russia è dovuto a due principali fattori di successo: risponde rapidamente e lo fa in maniera efficace alle crisi o alle opportunità emergenti (per esempio il referendum sulla Brexit). Ma questo genere di strumenti non vengono applicati in forma indiscriminata a tutte le crisi od opportunità che si presentano. E questo rende il Cremlino più imprevedibile. Puoi identificare la provenienza dell’attacco, sebbene sia complicato provare coinvolgimenti diretti del governo russo, ma non puoi prevederlo”.

Il generale Valery Gerasimov, che ha ideato l’approccio Russo verso le operazioni cibernetiche, ha dichiarato che “lo spazio informatico apre ampie possibilità asimmetriche per ridurre il potenziale di combattimento del nemico”. Nel 2014, quando cominciò la guerra in Donbass, al ministro dell difesa Sergey Shoygu è stato chiesto se le truppe russe fossero state schierate nel sud-est dell’Ucraina. La risposta fu: “È molto difficile cercare un gatto nero nella stanza buia, soprattutto se non c’è. E ancor più stupido cercarlo lì se questo gatto è intelligente, coraggioso ed educato”. “Esattamente. Questo ci dice che è inutile chiedere le conferme sull’esistenza del gatto – aggiunge Mikhelidze – perché il gatto è abbastanza intelligente da rendere la sua presenza non rilevabile, e di conseguenza immune da responsabilità”.

“Evasività, prevaricazione e mantenimento dell’ambiguità sulla verità sono tattiche politiche comuni nella Russia contemporanea. Rafforzate dal cinismo e dal trolling politico. Trolling politico che cerca di minare o sospendere le basi normative della governance liberale (democrazia, elezioni, lo stato del diritto), invocando questi principi retoricamente, ma anche ridicolizzando e deridendo il loro contenuto nella pratica reale. Inoltre, le attività cibernetiche della Russia vengono applicate per favorire la più ampia diffusione delle aspirazioni geopolitiche del Cremlino: affermare la pretesa legata allo status di grande potenza; consolidare il dominio sulla propria sfera di influenza; destabilizzare e distrarre l’Occidente; e minare i governi ostili e le strutture di poteri occidentali come la Nato e l’Ue”. Il quadro è completo quanto ampio.

Uno degli strumenti nelle mani del Cremlino per diffondere le narrative sulla politica estera russa e anche la propaganda, sono i think tank, giusto? “Certo. Ne possiamo citare alcuni: Imemo (Primakov Institute of World Economy and International Relations), Iskran (Institute for US and Canadian Studies), Imi (Mgimo Institute for International Studies), Cceis(Hse-Center for Comprehensive European and International Studies). Poi quelli sponsorizzati dal governo o dalle aziende statali: Svop (Council on Foreign and Defence Policy), Valdai Diskussion Club, Riac (Russian International Affairs Council) and Risi (Russian Institute for Strategic Studies). L’obiettivo di tutti questi think tank è di promuovere la narrativa sulla fine della Greater Europe’ e dell’ordine liberale internazionale, oppure sulle colpe dei Paesi occidentali nel conflitto ucraino, su come l’annessione della Crimea fu un atto di difesa della Russia anzi che di aggressione, e su come la Russia si sta spostando verso la Cina”.

Basi poi rilanciate online dai troll pro-Cremlino. “È stato generato un numero enorme di account Twitter e Facebook falsi per influenzare il discorso politico nei Paesi occidentali. È ormai noto. I troll fanno rimbalzare sui social network i vari temi che servono al Cremlino”.

La questione è molto più concreta di quanto sembri, ma facciamo qualche esempio? “Tanti Paesi occidentali hanno subito attacchi ibridi russi. Alcuni progettati per sabotare le infrastrutture (Estonia, Montenegro, Ucraina), altri per influenzare le campagne elettorali (Stati Uniti, Francia, Regno Unito). Ma sono stati prese di mira anche le organizzazioni internazionali come l’Agenzia mondiale antidoping (Wada) oppure l’Organizzazione per il controllo delle armi chimiche (Opcw). Inoltre, in Estonia gli hacker russi hanno attaccato i siti web del governo, il Parlamento, ministeri, banche e canali Tv. Negli anni passati anche la Serbia ha subito attacchi, ma ci sono stati casi recenti anche in Bulgaria e Grecia”.

E in Italia? “Non siamo immuni né da operazioni cyber, ibride, o da attività di spionaggio. Alcuni mesi fa, per esempio, Alexander Korshunov, direttore dello sviluppo commerciale presso la United Enine Corporation (Uec) della Russia, è stato bloccato in aeroporto a Napoli dopo che Washington aveva emesso contro di lui un mandato di arresto. Gli Stati Uniti hanno accusato Korshunov di aver cospirato e tentato di rubare segreti commerciali dalla General Electric tramite la controllata italiana Avio aero. L’informazione rubata presumibilmente doveva essere utilizzata per il programma russo PD-14, che prevede la creazione di un motore aeronautico che verrà installato sul nuovo velivolo a medio raggio russo MC-21. Un programma importante per la Russia, costantemente posticipato perché il suo sviluppo è vittima delle sanzioni internazionali, e per questo nuovi motori di PD-14 devono sostituire quelli americani”. La componentistica aeronautica è uno dei campi messi sotto regime sanzionatorio dopo il 2014.

Due casi eclatanti in cui le operazioni ibride hanno toccato il cuore dell’Occidente sono il referendum sulla Brexit e le presidenziali americane del 2016. “Il governo britannico non ha ancora pubblicato il rapporto sulle presunte interferenze russe nella politica britannica, ma nel report sappiamo che sono incluse accuse di spionaggio, sovversione e interferenze nelle elezioni. Dicono che contiene prove su operazioni dei servizi di intelligence riguardanti tentativi russi di influenzare l’esito del referendum su Brexit del 2016 e delle elezioni generali del 2017. Nel caso degli Stati Uniti sappiamo invece che l’indagine Mueller ha stabilito un ampio modello di interferenze nelle elezioni presidenziali del 2016, in particolare utilizzando i social media”.

“L’Europa – spiega l’analista dell’Istituto per gli Affari Internazionali – sta aumentando la convinzione e percezione che dietro a molti attacchi informatici e casi di spionaggio ci sia il governo russo. Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione affermando che l’obiettivo della Russia è quello di distorcere le verità, provocare dubbi, dividere gli Stati membri, progettare una divisione strategica dei rapporti transatlantici, screditare le istituzioni, nonché erodere la narrativa europea basata su valori democratici, diritti umani e stato di diritto. L’ex commissario europeo Julian King ha dichiarato apertamente che non c’è alcun dubbio che l’Ue sia colpita da una campagna di disinformazione guidata dalla Russia”.

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