Hong Kong, la Cina si vendica sulla US Navy. Ecco come

Hong Kong, la Cina si vendica sulla US Navy. Ecco come
La Cina blocca le navi americane fuori da Hong Kong e sanziona alcune organizzazioni accusate di sostenere i manifestanti di Hong Kong. È la ritorsione di Pechino per l'approvazione dell'Hong Kong Human Rights and Democracy Act, legge con cui Washington ha deciso di proteggere i rapporti col Porto Profumato e spostato l'attenzione sulla violazione dei diritti umani

La Cina ha annunciato le prime misure di ritorsione contro gli Stati Uniti, colpevoli di aver tradotto in legge un provvedimento redatto in forma bipartisan dal Congresso per sostenere, tra le varie cose, le istanze pro-democrazie portate in strada dai manifestanti di Hong Kong. Per primo Pechino ha proibito alla US Navy di attraccare nel “Porto Profumato”, e poi ha annunciato sanzioni contro alcune ong americane troppo esposte a favore delle dimostrazioni che da mesi infiammano l’ex colonia britannica – dove la popolazione ha manifestato contro la cinesizzazione, ovvero l’erosione dei diritti che il “one country, two systems” dovrebbe garantire.

Come spesso accade in queste situazioni, è la portavoce del ministero degli Esteri ad annunciare la linea del Partito comunista cinese, e dunque del governo. L’Hong Kong Human Rights and Democracy Act “ha seriamente interferito”, ha detto, e ora gli Stati Uniti si troveranno a pagarne il prezzo. Niente di nuovo: dall’inizio delle proteste la Cina sta cercando di dipingere tutto come un’operazione di interferenza esterna e sta prendendo provvedimenti contro chiunque esponga pubblicamente la propria posizione contraria alla repressione di Pechino – attività che via via ha fatto aumentare le violenze anche dall’altro lato delle barricate.

La portavoce ha reso noti anche i nomi delle organizzazioni colpite dalla misura cinese: il National Endowment for Democracy (finanziato dal Congresso), il National Democratic Institute for International Affairs, Human Rights Watch, l’International Republican Institute, Freedom House e altri che, ha affermato, si “comportano male” in relazione ai disordini di Hong Kong. “La Cina esorta gli Stati Uniti a correggere i propri errori e fermare qualsiasi parola e azione che interferisca negli affari interni di Hong Kong e della Cina”, ha aggiunto l’alta funzionaria, spiegando che non è escluso che ci saranno altre decisioni contro Washington “se necessarie”.

Ieri per le strade hongkonghesi hanno marciato di nuovo migliaia di persone in tre manifestazioni, tutte autorizzate. Ci sono stati anche alcuni scontri con la polizia. Ma al di là dei fatti di cronaca, la crisi di Hong Kong sta diventando un grande test per le relazioni con la Cina. Pechino preme perché tutti se ne tengano fuori, ma al tempo stesso gli Stati Uniti come altri paesi hanno varato misure per proteggere i rapporti con l’ex colonia britannica e spostare l’attenzione sul rispetto dei diritti umani.

ultima modifica: 2019-12-02T12:04:34+00:00 da Ferruccio Michelin

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