Airbnb, chi tifa e chi no contro la stretta sugli affitti brevi

Airbnb, chi tifa e chi no contro la stretta sugli affitti brevi
Ritirato emendamento Pd sugli affitti brevi: imponeva nuovi limiti e norme per le piattaforme come Airbnb (numero massimo di notti, tetto sulle licenze, possesso di partita Iva)

L’amore tra Italia e sharing economy non sembra ancora del tutto sbocciato. O meglio, nonostante sia in crescita il numero dei soggetti che se ne serve, giovani in primis, la politica nazionale appare spesso ancora restia ad aprire la porta dell’innovazione. È di pochi giorni fa, infatti, l’emendamento al Milleproroghe presentato dall’onorevole Nicola Pellicani (Pd) che avrebbe imposto una serie di adempimenti ulteriori, con nuove regole e nuovi vincoli, alle piattaforme digitali che offrono affitti brevi. Emendamento ritirato subito dopo su suggerimento dello stesso governo, che si è impegnato a sua volta a riprendere i contenuti dell’emendamento nel collegato alla Legge di Bilancio sul turismo.

CORTE DI GIUSTIZIA UE: AIRBNB NON È AGENZIA IMMOBILIARE
Questo avveniva a pochi giorni di distanza dalla breccia che l’Europa, nella figura della Corte di giustizia europea, apriva proprio nei confronti dei medesimi operatori. È di dicembre, infatti, la sentenza dell’istituzione europea in cui si sanciva l’impossibilità e la non correttezza dell’assimilazione di Airbnb alle agenzie immobiliari, essendo quest’ultima, invece, un servizio della società dell’informazione. La sentenza, sopraggiunta in una controversia su territorio francese fra l’Associazione francese per l’alloggio e il turismo professionali e Airbnb, si è appunto conclusa con la definizione della piattaforma quale servizio di mediazione che ha lo scopo di mettere in contatto, dietro retribuzione, potenziali locatari con locatori, fornendo al contempo un certo numero di prestazioni accessorie. Airbnb, dunque, viene definita, per la prima volta in veste giuridica, “servizio della società dell’informazione” e dunque disciplinato dalla direttiva sul commercio elettronico del 2000.

LA LETTERA DI AIRBNB ALL’EUROPA
Risulta rilevante la posizione assunta dall’Ue allorquando, due anni fa, la stessa Corte di giustizia europea riservava un giudizio differente per Uber, definendolo un servizio di taxi e non una piattaforma digitale, come invece l’azienda sosteneva da tempo. Sempre pochi giorni fa, inoltre, Airbnb ha condiviso una lettera a firma di Chris Lehane, Head of Global Policy and Public Affairs della piattaforma, dando disponibilità a Commissione e Parlamento europei per la revisione della Digital service act, la direttiva che – appunto – regola le piattaforme digitali. L’Ue proponeva infatti, tramite il Digital services act, l’istituzione di un ente regolatore che supportasse lo sviluppo di un framework legislativo per le piattaforme di servizi online con lo scopo ulteriore ma non unico di mediare fra gli stakeholder dell’industria in questione e i singoli governi. Airbnb, nella lettera, afferma dunque la propria condivisione del progetto, allo scopo di promuovere la propria politica di trasparenza e allo scopo di dimostrare la propria volontà di rispettare gli interessi di tutte le parti coinvoltE.

L’EMENDAMENTO PELLICANI (PD)
In un momento in cui gli operatori della cosiddetta gig economy e il comparto istituzionale sembrano avvicinarsi, forse per la prima volta, a un punto di incontro, appare una nota stonata l’emendamento made in Italy proposto da Pellicani, seppure mosso da ragioni lodevoli, quali la realizzazione di una legislazione certa in una materia ancora troppo deregolamentata per il trend di crescita che registra. Del resto, però, le divergenze nelle discipline nazionali attualmente presenti non sarebbero state risolte con l’emendamento e anzi non avrebbero incontrato le esigenze sia dei consumatori che degli esercenti presenti sulla piattaforma che lamentano – e avrebbero continuato a lamentare – differenti opportunità in base al territorio su cui operano. La costruzione di una disciplina europea, forse, semplificherebbe tutto in tal senso, andando persino più a vantaggio degli associati che della piattaforma. Rimane però il dubbio di una legislazione nazionale ancora forte che vanta il diritto di decidere in base alle caratteristiche peculiari del proprio territorio.

CONFEDILIZIA E ITALIANWAY A FAVORE DEGLI AFFITTI BREVI
La notizia della bocciatura dell’emendamento ha visto la pronta risposta del presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa. “Prendiamo atto con soddisfazione – ha dichiarato – del ritiro dell’emendamento al decreto Milleproroghe in materia di affitti brevi. Come abbiamo più volte sottolineato, su questo tema si sta legiferando ormai a un ritmo incessante e non si sentiva certo il bisogno di un ennesimo intervento normativo. L’auspicio è che, finalmente, si inizi a guardare agli immobili come risorsa da salvaguardare e non come investimento da punire”. Della medesima opinione Per Marco Celani, amministratore delegato di Italianway e portavoce delle associazioni Italia startup e Startup turismo, secondo cui è un “bene che l’emendamento al dl Milleproroghe presentato dal Pd alla Camera sia stato ritirato, visto che presupponeva che il legislatore nazionale abdicasse al suo ruolo di indirizzo strategico e di vision orientata a far crescere le colonne su cui si regge il PIL Italiano a vantaggio di sindaci sceriffi, magari sensibili a corporazioni locali, che legifererebbero in maniera difforme uno dall’altro rendendo impossibile a qualsiasi azienda italiana di crescere a livello nazionale. Ma ora serve una cabina di regia a livello nazionale. Non si può stressare così il settore”.

IL NO DI DANIELE BARBIERI
Di opinione divergente, invece, il segretario generale del sindacato Sunia Daniele Barbieri, secondo cui il ritiro dell’emendamento sarebbe sbagliato. “È una decisione grave, sbagliata e incomprensibile. È bastata una levata di scudi delle multinazionali del settore e della proprietà edilizia per convincere una parte della maggioranza a fare muro. Sarebbe importante anche pensare all’utilizzo in alcune realtà delle aree interne per sviluppare una rete di ospitalità che possa rivitalizzare borghi spopolati ed in molti casi abbandonati. Per questo pensiamo sia necessario aprire al più presto un confronto tra le istituzioni e le parti sociali”.

ITALIA VIVA CON AIRBNB
A schierarsi a favore delle piattaforme è intervenuta Italia Viva. “Non condividiamo questo emendamento e non lo voteremo” ha scritto Luigi Marattin su Twitter. “Una migliore regolamentazione – si legge – non ha nulla a che vedere con maggiore burocrazia, con il blocco del mercato e con il freno ad un’attività che finora ha stimolato turismo e ha portato benefici a tutti”.

ultima modifica: 2020-01-31T08:27:45+00:00 da Alessandra Micelli

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