Il governo galleggia. La sfida resta quella dei mercati. L’analisi di Signorini

Il governo galleggia. La sfida resta quella dei mercati. L’analisi di Signorini
Investitori spaventati dall’instabilità politica dell’Italia e banche in ritirata minacciano il debito pubblico italiano. Uno scenario sottovalutato dalla politica

Il governo potrà anche sopravvivere alle schermaglie tra il premier Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, galleggiare sul referendum sul taglio dei parlamentari, reso possibile da un assist per nulla disinteressato della Lega di Matteo Salvini, ma l’esame più difficile resta quello dei mercati.

Gli investitori guardano con diffidenza al debito pubblico italiano. O meglio, non sono interessati quanto dovrebbero ai titoli Made in Italy se si considera il fatto che Btp e le altre obbligazioni pubbliche italiane sono tra le poche a offrire ancora dei rendimenti. La politica sembra avere dimenticato il tema, dando per scontato un atteggiamento favorevole dei mercati verso un governo percepito come moderato. Convinzione rafforzata dal livello di spread tutto sommato basso.

Per contro, il ministero dell’Economia guidato da Roberto Gualtieri ha perfettamente presente la situazione  e sa quale è la posta in gioco.

Nel giro di 12 mesi dovrà piazzare una quota importante del terzo debito pubblico del pianeta per grandezza, in un contesto politicamente complicato.

I mercati guardano alle elezioni regionali, sono scettici sulla tenuta del governo guidato da Giuseppe Conte e temono la prospettiva di un periodo prolungato di instabilità a causa degli attriti interni alla maggioranza e anche della lotta di potere dentro il Movimento 5 stelle.

Un segnale pesante in questo senso è arrivato da Bloomberg, con un editoriale firmato da Marcus Ashworth e intitolato significativamente: “40 miliardi di ragioni per evitare l’Italia”. Tesi di fondo, una politica fragile e un’enorme quantità di titoli di Stato da piazzare nel 2020 stanno tenendo lontani gli investitori. Potranno tornare – spiega l’analista – perché “affamati” di rendimenti, ma resta l’incognita della stabilità politica.

Il riferimento all’eccesso di offerta è relativo al mese di gennaio. Ma in generale nel 2020 le emissioni a medio lungo termine del Tesoro saranno pari a circa 202 miliardi di euro, più 45 miliardi che servono a finanziare il fabbisogno. Esclusi i Bot, che hanno scadenze fino a un anno. Sono altri 120 miliardi di euro, se si considera il valore di quelli in circolazione a gennaio.

Il Tesoro si sta attrezzando per piazzare l titoli  “a costi il più possibile in linea con l’andamento del mercato” come si legge nelle “Linee guida della gestione del debito pubblico 2020” per farlo cercherà di “diversificare la base degli investitori”, anche “mediante emissioni in valuta estera”. Quindi il Tesoro vuole fare aumentare la quota di debito pubblico detenuta da investitori stranieri.

Poi cercherà di attrarre “investitori retail”, quindi famiglie, attraverso il ricorso a “strumenti innovativi”. Ad esempio i Green Bond di stato. Per individuare questi strumenti il ministero ricorrerà a indagini di mercato.

Soluzioni creative per compensare la stretta delle banche italiane sui titoli di debito sovrano , ma anche la sfiducia dei mercati verso la politica italiana. Cronicamente instabile a caccia di consensi in Parlamento e tra l’elettorato, ma spesso poco attenta a quegli investitori che dovrebbero acquistare il debito pubblico.

ultima modifica: 2020-01-11T14:45:31+00:00 da Antonio Signorini

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