Nuove interferenze russe in Usa 2020? L’attacco hacker che crea sospetti

Nuove interferenze russe in Usa 2020? L’attacco hacker che crea sospetti
Contro Burisma, società ucraina del gas, c'è stato un attacco hacker russo che ricorda l'inizio di quello contro Usa2016, e tutto avviene nell'anno delle presidenziali e mentre Trump è in mezzo all'impeachment. Fatti, similitudini e un commento dell'esperto del mondo cyber Stefano Mele

Secondo un’analisi tecnica della società di sicurezza informatica californiana Area 1 Security, a novembre degli hacker russi avrebbero cercato di violare i server di una società del gas ucraina, Burisma, molto nota anche perché uno dei suoi consiglieri di amministrazione e poi direttore è stato Huter Biden – figlio di Joe Biden, ex vicepresidente nell’amministrazione Obama e attuale candidato alle presidenziale per i Democratici. Il report analitico di Area 1 Security è stato ripreso dal New York Times, che raccogliendo altre informazioni ha scritto un articolo che dalla serata di ieri sta girando molto in tutto il mondo per due ragioni.

Primo, la società in questione è quella al centro dell’impeachment contro Donald Trump: ossia è quella che, secondo il presidente, Biden-padre avrebbe cercato di aiutare – usando il suo peso istituzionale quando era VP – provando a farla escludere da un’operazione anti-corruzione ordinata da Kiev. Tutto per coprire il figlio. Non ci sono prove di questo, se non ricostruzioni complottiste, ma dalla Casa Bianca nell’estate del 2019 sarebbe partita almeno una telefonata al presidente ucraino per chiedergli di indagare sui Biden, e in cambio Trump avrebbe promesso aiuti militari da usare contro i ribelli filorussi nel Donbas. Regione in cui dal 2014 si combatte la guerra separatista che ha seguito l’annessione russa della Crimea.

Secondo, l’attacco hacker sarebbe stato compiuto dal Gru, l’intelligence militare russa, che ha una sezione speciale dedicata alla cyberwar e che è stata protagonista di altre operazioni del genere. “La Russia ci ha abituato un’intensa attività di information warfare attraverso l’utilizzo di Internet e delle tecnologie. Basta pensare a quello che è successo con la campagna elettorale di Trump”, spiega a Formiche.net Stefano Mele, partner di Carnelutti Studio Legale Associato e presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano

Mele ricorda la più mastodontica delle operazioni russe, studiata per alterare l’esito delle elezioni presidenziali americane del 2016 – circostanza per cui la Cia e l’Fbi hanno alzato condanne contro 12 funzionari governativi russi, e che sta alla base di un altro grande scandalo che ha coinvolto Trump, il Russiagate. Definizione giornalistica dell’inchiesta sulle interferenze russe durante Usa2016, la quale si è chiusa appurando che l’operazione da Mosca c’è stata, ma non ha definito se sia stata fatta in collusione col Team Trump. Per questo, dopo la risoluzione dell’indagine speciale condotta dal procuratore Robert Muller, i Democratici non hanno potuto procedere oltre. Cosa che invece l’opposizione ha deciso di fare col caso del do ut des con l’Ucraina, accusando Trump di un abuso di potere che avrebbe messo a repentaglio asset di sicurezza nazionale (ossia chiedere un favore contro un avversario politico interno a uno stato, l’Ucraina, in guerra con dei proxy, i ribelli del Donbas, collegati a un rivale strategico degli Usa, la Russia).

Area 1 Security sostiene che l’attacco subito dalla società ucraina a novembre ricorda per consistenza e metodologia quello a cui furono sottoposti il Partito democratico e il comitato elettorale di Hillary Clinton nel 2016. L’operazione permise ai russi di sottrarre enormi quantità di materiale sui democratici, che fu poi passato a WikiLeaks e pubblicato. Sulla base di quello, sebbene non contenesse materiale particolarmente compromettente, vari siti di notizie false – anche russi – costruirono una serie di storie che esposero particolarmente i Dems. Tutto possibile anche grazie all’ampia diffusione favorita sui social network da bot e programmi di spam coordinati da un centro per la guerra informatica con sede a San Pietroburgo.

Quello che si teme, chiaramente, è il ripetersi di qualcosa di simile a quanto visto quattro anni fa per Usa2020. “Il tema è certamente rilevante. Sebbene non ci siano ancora troppe informazioni, quello che possiamo dire è che il periodo storico tra impeachment su Trump e l’arrivo delle elezioni, fa sicuramente sospettare che ci sia ben altro che la semplice violazione dei sistemi informatici della società ucraina. Sebbene, per altro, sia comunque un target molto pregiato”, aggiunge Mele.

“È dunque possibile pensare che l’attacco sia studiato per poi montare un’operazione informativa ampia contro gli Stati Uniti. Val la pena ricordare infatti che il governo russo ha già dimostrato di avere come interesse di partenza raccogliere informazioni imbarazzanti e potenzialmente compromettenti contro personaggi di primo piano, come fatto appunto nel caso di Hillary e del Dnc (il comitato democratico, ndr) all’inizio dell’operazione del 2016″, continua l’esperto italiano (che parla dagli Stati Uniti).

Per concludere, secondo Mele, sebbene non sappiamo ancora i dettagli, potremmo trovarci davanti all’innesco di  un’operazione ben più esplosiva della “penetrazione in sé di un obiettivo sensibile ucraino, ma fatta per raccogliere informazioni da usare in seguito: che sia per l’impeachment di Trump, o per l’elezione 2020 ancora non lo sappiamo, ma è una delle strada da seguire con assoluto interesse”.

ultima modifica: 2020-01-14T10:54:07+00:00 da Emanuele Rossi

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