Libia e Iraq. Il piano di Conte per unire maggioranza e opposizione

Libia e Iraq. Il piano di Conte per unire maggioranza e opposizione
In un contesto internazionale che ribolle, occorre unire il Paese, maggioranza e opposizione. Il premier Conte convoca per venerdì un vertice a palazzo Chigi per discutere con tutte le forze politiche degli eventi in Iraq e Libia. “Una buona notizia – commenta il generale Tricarico – speriamo che non sia solo coreografia”

Obiettivo: una strategia nazionale per le crisi che infiammano il nostro vicinato. Il premier Giuseppe Conte, pur dovendo incassare l’annullamento dell’incontro con il libico Fayez al Serraj (dopo tre ore a palazzo Chigi con il contendente Khalifa Haftar), passa all’azione dell’unità. Secondo fonti parlamentari, è convocata per venerdì mattina una riunione con i vertici delle forze politiche dell’intero arco costituzionale, maggioranza e opposizioni. Con i ministri Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio si dovrebbe fare il punto sulle missioni militari nell’area mediorientale, dopo l’escalation in Iraq e le novità dal fronte libico. “Una buona notizia – commenta a Formiche.net il generale Leonardo Tricarico – speriamo che non sia solo coreografia”.

ALLA RICERCA DI UNITÀ

Le opposizioni chiedevano da diversi giorni un confronto con l’esecutivo. Ora arrivano dunque gli apprezzamenti per l’iniziativa del presidente del Consiglio, intervallati tuttavia con i commenti pungenti sul mancato incontro con al Serraj (tra cui quelli di Matteo Salvini, che definisce Conte “un pericoloso incapace”). La situazione libica è complessa, e certo all’Italia è mancata una politica estera chiara e determinata mentre Turchia e Russia prendevano piede, fino all’accordo odierno tra Vladimir Putin e Recep Erdogan su un cessate-il-fuoco da domenica prossima. Il problema precede tuttavia di gran lunga l’esecutivo attuale, che da qualche giorno si è riattivato per giocare ogni possibile carta sull’intricato dossier. A complicare ulteriormente la situazione è intervenuta l’escalation tra Iran e Stati Uniti, disegnando ai nostri confini (e nei teatri in cui sono dislocati i nostri militari) un quadro preoccupante.

IL FATTORE GUERINI SECONDO TRICARICO

“Per fortuna – ci spiega il generale Tricarico, a cui chiediamo di commentare il prossimo vertice di palazzo Chigi – in questa circostanza abbiamo un ministro della Difesa che ha affrontato, sin dai primi giorni del suo insediamento, le questioni militari in maniera corretta e con approccio onnicomprensivo”. E poi, Lorenzo Guerini “ha fatto seguire fatti concreti, tra cui il colloquio con Mark Esper (primo contatto ufficiale tra Italia e Stati Uniti dopo l’uccisione di Qassem Soleimani, ndr) nel quale, seppur col garbo che lo contraddistingue, ha lasciato intendere al collega americano che non si può più non concertare con l’Italia, secondo fornitore alle missioni nell’aerea, ogni comportamento, soprattutto quando gli equilibri dovessero diventare ancora più precari di quelli che sono”. D’altra parte ormai è proprio la componente militare a dare all’Italia le uniche possibilità di poter giocare un ruolo dal Medio Oriente alla Libia.

SERVE UNA VISIONE COMUNE

Tutto questo, aggiunge Tricarico, “si inserisce nell’auspicio che non sia soltanto un comportamento isolato nella compagine governativa, ma che anche gli esponenti più tradizionalmente ostici o perplessi possano uniformarsi a una strategia e a una visione integrata del governo”. Proprio “strategia” sembra essere la parola d’ordine, quella che è mancata al nostro Paese nel seguire i dossier internazionali. Negli ultimi giorni un innegabile nuovo attivismo è parso voler recuperare terreno, seppur con qualche difficoltà. Dopo ore concitata, mentre la Turchia inviava i primi soldati a sostegno di Fayez al Serraj, nella serata dell’Epifania trovava conferma l’annullamento della missione dell’Unione europea in Libia, voluta dall’Italia. Il raid sull’Accademia militare a Tripoli avrebbe fatto mancare le condizioni di sicurezza, anche se per alcuni il viaggio dei ministri europei è saltato per il rifiuto da parte di al Serraj, ormai confortato dal sostegno di Erdogan.

I VIAGGI DI DI MAIO

L’azione del governo Conte è ripartita il giorno dopo, ieri, quando il ministro Luigi Di Maio è volato a Bruxelles per un vertice straordinario con gli omologhi di Francia, Germania, Regno Unito e con l’Alto rappresentante Josep Borrel. “Continuiamo tutti a ritenere che non esista alcuna soluzione militare”, ha spiegato Di Maio. E mentre Borrel confermava la riunione del Consiglio affari esteri per il prossimo venerdì, il ministro italiano si dirigeva a Istanbul per un colloquio con il collega Mevut Cavusoglu: “Siamo d’accordo ad aprire un tavolo tecnico con la Turchia e anche con la Russia”. Oggi, il numero uno della Farnesina è stato al Cairo per un incontro con tra i Paesi del Mediterraneo orientale (Francia, Egitto, Cipro e Grecia) e per un bilaterale con il collega egiziano, per poi volare ad Algeri.

L’AZIONE DI CONTE

Nel frattempo, a palazzo Chigi, Conte sperava di ricevere, in due colloqui separati, Sarraj e Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), l’uomo forte della Cirenaica sostenuto dalla Russia. Ha incontrato solo il secondo, mentre il primo si è sentito soddisfatto dei colloqui avuti a Bruxelles. Già il 6 dicembre il presidente del Consiglio aveva sentito Angela Merkel per trovare sul dossier libico la sponda tedesca, in vista della conferenza di Berlino di fine gennaio, destinata a tenersi (in attesa di capire se effettivamente avrà luogo) in un contesto profondamente mutato da quando è stata annunciata.

LE MOSSE DELLA DIFESA

Sul fronte iracheno è stato il ministro Guerini a esporsi maggiormente. Prima l’innalzamento delle misure di sicurezza per i contingenti impiegati all’estero, poi la sospensione della attività di addestramento, con la conferma però del prosieguo della missione, sulla stessa linea della Nato. Ieri è arrivata anchea sponda con gli Stati Uniti, nella telefonata con il numero uno del Pentagono, Mark Esper. A ventiquattro ore dal raid contro Soleimani, il segretario di Stato Mike Pompeo aveva parlato con gli omologhi di Regno Unito, Francia e Germania. Non con l’Italia, che assisteva così alla sua marginalizzazione. Ora, l’auspicio è che i timidi segnali possano tradursi in più confortanti prese di posizioni, chiare e definite. Il vertice tra maggioranza e opposizione potrebbe andare in tal senso.

 

ultima modifica: 2020-01-08T10:50:05+00:00 da Stefano Pioppi

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: