Il Manifesto di Assisi presentato oggi al Sacro Convento è frutto di una partnership tra il mondo cattolico, ecologista e riformista. Potrebbe essere la dimensione politica del premier Conte, special guest oggi nella città serafica

Assisi. Un test conoscitivo per il “Partito di Conte”, un incontro tra esponenti d’élite della sinistra cattolica ed ecologista e del cattolicesimo riformista, un evento che oltrepassa il senso del governo attuale.

Dicono tra i corridoi del Sacro Convento che il premier Giuseppe Conte ci abbia “tenuto moltissimo” a partecipare alla presentazione del “Manifesto di Assisi”, studiato dall’associazione Symbola di Ermete Realacci e dai francescani con partnership di altissimo profilo.

“Il rischio che stiamo correndo è grande. […] Questa iniziativa si inserisce in un filone di consapevolezza. […] La crisi economica è l’occasione per rivedere il nostro modello di sviluppo, la nostra visione fallimentare”, dice Conte dal palco: “Tutti noi abbiamo avvertito l’urgenza di convenire ad Assisi per questa iniziativa così attuale per un obiettivo fondamentale: tornare a prenderci cura del pianeta”.

È la presenza stessa del presidente del Consiglio che dà il senso del perché questo passaggio francescano può segnare il futuro della politica italiana. “È il partito di Conte”, si commenta al freddo del Chiostro Grande. Lo si vede da giorni d’altronde. Ed è effettivamente la sensazione, sebbene sia argomento su cui tutti cercano di restare abbottonati per non togliere spazio al Manifesto.

Non è chiaro quando servirà, ma se Conte cerca una dimensione politica in cui inserirsi, è facile però che faccia del Manifesto di Assisi la sua prima-Leopolda. “C’è una chimica negli appuntamenti che chi capisce le cose degli uomini riconosce. Incontrandoci in cortile si sorrideva”, dice Realacci. Il premier ricorda che all’interno della legge di bilancio del 2020 sono stati introdotti alcuni segnali verso il Green New Deal per incentivare l’innovazione verde: “Sono dei passi verso quel cambio di paradigma verso cui lo stesso Manifesto ci richiama”.

E tutto succede ad Assisi, luogo mistico per il pensiero cattolico, ma anche comune dove la sintesi politica tra civismo (anche su lato grillino) e Partito democratico hanno prodotto un sindaco quattro anni fa. “Vedremo se dall’esperienza del governo potrà nascere il contismo”, ci dice con anonima diplomazia un’altra voce autorevole lungo la scaletta ripida che s’apre sul porticato che conduce al Salone papale — dove stava parlando in quel momento il presidente dell’Europarlamento, David Sassoli.

“Un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica” è la sintesi estrema del manifesto (che Realacci nei giorni scorsi aveva presentato su queste colonne in un’intervista curata da Gianluca Zapponini).

E la strada si intreccia con il tema enorme dell’Economy of Francesco, altro appuntamento sulla sostenibilità finanziaria che porterà ad Assisi Papa Francesco in persona (il 28 marzo). E rimbalza fino a Davos, dove al Forum economico mondiale la sostenibilità — anche e soprattutto — sul campo climatico è stato il fil rouge di un appuntamento in cui si è concretizzato il quadro di sviluppo tecnologico globale che costituisce la base di questa “Quarta rivoluzione industriale”.

“Perché qui e non a Davos?” si sono chiesti in molti: “Quando ancora non esisteva Davos, qui già si tutelava l’ambiente”, dice il presidente del Consiglio ai giornalisti. Conte era atteso alle 16 al Wef, ma ha comunicato la sua assenza. Alle 18 a Palazzo Chigi guiderà una riunione di “cantiere Taranto”, alle 21 toccherà al Consiglio dei ministri.

Tornando al Manifesto di Assisi, la previsione che esce dalle varie voci che intervengono ai panel vola alta: azzerare le emissioni di Co2 nel 2050, ma anche affrontare i problemi legati all’uso dell’acqua, alla necessità di salvaguardare questa risorsa, e poi l’innovazione tecnologica.

La platea è ampia e trans-politica. Tra i vari ospiti i promotori dell’iniziativa Vincenzo Boccia, presidente Confindustria, Catia Bastioli, a.d. Novamont e presidente di Terna, Francesco Starace a.d. e d.g. Enel, Gianfranco Battisti a.d. Ferrovie dello Stato, Enrico Falck presidente Falck Renewables, Ettore Prandini presidente Coldiretti. E poi gli aderenti: il commissario Ue Paolo Gentiloni, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, l’ex ministro Francesco Profumo, e più alte figure del pensiero del mondo cattolico. Grande catalizzatore dell’iniziativa Padre Enzo Fortunato, pensatore innovativo, molto oltre il suo ruolo di semplice direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi.

Il senso profondo dell’incontro lo dà il Custode del Sacro convento Mauro Gambetti, tra i promotori del Manifesto. Cita Gino Paoli, “eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo”, e San Francesco. Spiega la matrice culturale che fa da fondo al Manifesto: “Il noi” — non l’io. Innovazione, ricerca, vita sociale, impresa etica, economia circolare. “Chi è evangelicamente scaltro promuove investimenti sostenibili sul territorio”; “Il nostro sogno per un’economia a misura d’uomo è il cantico di Frate Sole […] dove tutto si sviluppa in funzione del dono di sé che ognuno dà agli altri […] un’economia frutto di un umanesimo fraterno”. Le questioni economico-ambientali “rappresentano il presente e il futuro del nostro vivere quotidiano, il cuore di una nuova questione sociale”, aggiunge il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Su tutto l’ambiente, dunque. “Il Mediterraneo è il mare del mondo in cui la temperatura cresce di più dopo l’Artico”, ricorda  Enzo Bianco, presidente del consiglio nazionale dell’Anci, dando la dimensione geopolitica dietro all’evento. Il riscaldamento globale come impatto climatico sul sistema politico in cui l’Italia è letteralmente immersa. “Siamo sul fronte del cambiamento”, dice Bastioli, “per questo dobbiamo diventare un caso studio per l’Europa […] superando le differenze”. Concetto ripreso poi anche dallo stesso Conte: “Ritrovando le radici della sua cultura solidale l’Italia potrà godere di primati anche nella sostenibilità, come già rilevato dalla Fondazione Symbola: possiamo avere un ruolo da protagonista nel nuovo modello di sviluppo”. “La capacità di sviluppo passa da un’Europa più forte. Significa dare sovranità ai cittadini, non toglierla. Dobbiamo dare regole e umanizzare il mondo globale”, è il cuore del saluto di Sassoli.

 

 

 

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