C’è lo zampino russo nelle rivolte in America latina. Parola del Nyt

C’è lo zampino russo nelle rivolte in America latina. Parola del Nyt
Divide et impera. Secondo il New York Times, Mosca usa i social network per creare confusione nei Paesi che si oppongono al regime venezuelano, grande alleato della Russia

L’influenza della Russia in America latina torna ad essere protagonista di un’indagine eseguita dal Dipartimento di Stato americano su una molto probabile ingerenza informatica del governo russo nelle proteste registrate in alcuni Paesi sudamericani negli ultimi mesi.

Secondo un articolo pubblicato dal quotidiano americano The New York Times, molti dei messaggi pubblicati sui social network nel corso delle manifestazioni erano riconducibili agli stessi utenti, molti dei quali di provenienza russa.

In Cile, per esempio, quasi il 10% di tutti i tweet a sostegno delle proteste alla fine di ottobre sono partiti da account che avevano un collegamento con la Russia; in Bolivia, poco dopo le dimissioni di Evo Morales il 10 novembre, il numero di tweet associati ad account russi è aumentato da meno di cinque a mille al giorno. In Ecuador, Perù, Bolivia, Colombia e Cile per circa trenta giorni gli account collegati alla Russia hanno pubblicato messaggi straordinariamente simili a novanta minuti l’uno dall’altro.

Il sospetto non è nuovo. A dicembre del 2019 il vicepresidente della Colombia Martha Lucía Ramírez aveva puntato il dito contro “il Venezuela e i suoi alleati”, tra i quali c’è la Russia, accusandoli di promuovere le proteste attraverso i social network. Il ministro dell’Interno dell’Ecuador María Paula Romo aveva invece denunciato una campagna cyber condotta dai governi russo e venezuelano contro quello ecuadoriano, poi sfociata nelle proteste di ottobre contro il caro-benzina.

L’inchiesta del Nyt è stata pubblicata mentre in Colombia era in corso uno sciopero nazionale e in concomitanza dell’incontro in Colombia fra il presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidó e il segretario di Stato americano Mike Pompeo.

Secondo il quotidiano newyorkese la Russia è intervenuta nelle proteste in America latina “per seminare confusione nei Paesi che si oppongono al governo del Venezuela, sostenuto da Mosca”.

È la conferma, prosegue il giornale, che la Russia vuole sfruttare la tecnologia e il potere dei social network per guadagnare terreno contro gli Stati Uniti. Carlos Vecchio, rappresentante di Guaidó a Washington, crede che sia “fondamentale che la comunità internazionale capisca che la Russia è diventata un’alleata importante nel sostegno al regime di Maduro ed è necessario occuparsi di questo”.

Il Dipartimento di Stato americano sostiene infine che esistano due agenzie stampa russe che diffondono “fake news”, teorie cospirative e dichiarazioni false per destabilizzare le democrazie latinoamericane. Si tratta di RT Español, finanziata dallo Stato russo, e Sputnik Mundo, entrambi in lingua spagnola.

Secondo le autorità statunitensi, RT Español arriva a circa 18 milioni di persone a settimana in 10 paesi latinoamericani. Queste agenzie, hanno concluso gli ufficiali di Foggy Bottom, sarebbero la principale fonte di informazione degli utenti su twitter che attaccano il leader dell’opposizione del Venezuela Guaidó.

ultima modifica: 2020-01-21T08:51:04+00:00 da Rossana Miranda

 

 

 

 

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