Franceschini vuole governare Airbnb, ma sbaglia… Parla Spaziani Testa

Franceschini vuole governare Airbnb, ma sbaglia… Parla Spaziani Testa
La proposta del ministro della Cultura di fare scattare l'obbligo di attività imprenditoriale al terzo immobile affittato non fermerà la proliferazione di locazioni turistiche gestite da grandi gruppi. Conversazione con Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia

È la foga, tutta italiana, di regolamentare settori che già soffrono di un eccesso di norme e adempimenti. Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha annunciato un nuovo giro di vite sugli affitti brevi turistici. Arriverà sotto forma di norma di un collegato alla Legge di Bilancio. Siamo ancora agli annunci, ma stando alle anticipazioni dello stesso ministro dovrebbe consistere in un limite di tre appartamenti oltre il quale scatta l’obbligo per il proprietario di immobili di avviare un’attività imprenditoriale. E quindi l’esclusione della tassazione agevolata attraverso la cedolare secca al 21%

Metodo e merito piacciono poco a Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia. Intanto Franceschini dice che c’è la necessità di “governare” il fenomeno Airbnb e degli altri portali simili. “Peccato sia un settore tutt’altro che privo di regolamentazione”. Oggetto di tre riforme negli ultimi anni. Dal tentativo di obbligare i portali a effettuare la ritenuta fiscale, all’allargamento delle comunicazioni obbligatorie per i proprietari, fino al codice identificativo ancora non attuato.

Ora la legge che è stata definita salva centri storici, per la quale Confedilizia ha chiesto di essere ascoltata dal ministro, senza ricevere risposta. Obiettivo, limitare il proliferare di grandi proprietari che affittano “dieci o venti case facendo concorrenza agli alberghi”, ha spiegato Fraceschini alla Stampa. “Lo stesso ministro sembra avere compreso che la grande espansione è dovuta a soggetti che sono già imprenditoriali. Se l’obiettivo è limitare l’espansione di questi soggetti, non si otterrà certo con questa norma”, spiega Spaziani Testa.

I piccoli proprietari continueranno ad affittare i loro immobili, i grandi gruppi (che già non possono rientrare nella categoria dei privati) continueranno ad allargarsi, acquisendo appartamenti. La proposta ha un origini precisa. “il sistema della ricettività alberghiera che si sente minacciato e da alcuni sindaci, pochissimi, di fatto solo quelli di Venezia, Firenze e Bologna, che lamentano il proliferare di questo tipo di locazione rispetto a ad altre”.

Se l’obiettivo è quest’ultimo il tetto annunciato da Franceschini non serve. Servono semmai incentivi. “Se i sindaci di Venezia, Bologna o Firenze credono che la locazione breve sia troppo estesa, possono azzerare l’Imu per chi fa locazioni lunghe in certe zone”. Se l’obiettivo è fare emergere il sommerso, la strada deve essere la semplificazione. “C’è un problema di eccessiva regolamentazione, una miriade di interventi regionali o comunali che rendono tutto molto complicato e di fatto incentivano il sommerso”.

Serve anche informazione. Spaziani Testa non nega che molti proprietari abbiano scelto la locazione turistica attratti da una narrazione fatta di guadagni mirabolanti che in realtà non ci sono. “Noi stessi come Confedilizia diamo consulenza ai nostri associati quando si tratta di scegliere una tipologia di locazione o un’altra. E non è detto che sia sempre conveniente quella breve”. Spesso chi sceglie la locazione turistica “non lo fa per maggiore redditività, ma anche per eliminare un rischio enorme della locazione tradizionale, che è quella del non rientro in possesso del bene o di una morosità prolungata, il tutto in presenza di un Imu che continua a gravare a prescindere dal pagamento del canone”.

A pesare sulla proposta, così come è stata illustrata da Franceschini, il fatto che la definizione di attività di impresa sia legata al numero di immobili posseduti. “L’attività di impresa esiste se esiste un’organizzazione in forma di impresa dell’attività. Non può essere stabilita sulla carta con una distinzione un po’ rozza. Si può benissimo essere dei privati con più di tre camere o immobili e non essere un’impresa, soprattutto se la gestione è affidata all’esterno”.

Altro potenziale controindicazione. Stabilire criteri così rigidi a livello nazionale rischia di disincentivare la locazione turistica anche in zone dove dovrebbe essere incentivata. Piccoli centri con poca ricettività. Insomma, molti dubbi e diversi suggerimenti che il mondo dei proprietari potrebbe dare al ministro. Sempre che decida di convocare associazioni e i soggetti interessati dalla riforma, prima di presentare il collegato al consiglio dei ministri.

ultima modifica: 2020-02-10T12:20:14+00:00 da Antonio Signorini

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