L’Italia può rivendicare sia il comando dell’operazione sia il mantenimento del quartier generale a Roma della missione europea per il controllo delle armi inviate in Libia. Il commento di Bressan

La nuova operazione l’Unione Europea si appresta ad approntare a partire dalla fine di marzo, può essere considerata un risultato significativo alla luce delle premesse e delle diverse sensibilità dei singoli stati europei, tra tutti Austria e Ungheria. La nuova operazione europea vedrà il dispiegamento di navi, aerei, droni e satelliti per contrastare il traffico d’armi verso la Libia e i trafficanti di esseri umani, operando in un tratto di mare più ad Est rispetto all’operazione Sophia, non lontano
dall’Egitto.

Su questo punto il Commissario Borrell ha precisato che qualora le navi dovessero incontrare persone a rischio di annegare, per la legge del mare, sarebbero chiamate a soccorrerle. Confermata inoltre l’attività di addestramento della guardia costiera libica. L’impossibilità di trovare un accordo, tra paesi europei, su dove sbarcare i migranti eventualmente salvati in mare, ha di fatto stravolto il mandato di quella che era l’operazione “Sophia”.

È per questo motivo che i 27 paesi dell’Unione Europea hanno concordato la sospensione del pattugliamento navale qualora si determinasse un aumento dei flussi migratori. Incognita, quest’ultima, che potrebbe esser sfruttata dai trafficanti, attraverso l’aumento dei flussi migratori, per costringere le navi Ue a spostarsi e facendo venire meno il controllo dell’embargo sulle armi.

La componente navale dell’operazione è considerata, come ricordato anche dal Generale Claudio Graziano, Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea, essenziale ai fini del controllo dell’embargo. Sotto il profilo militare la nuova operazione si configura come un concreto esempio di collaborazione integrata tra paesi europei che tornano a presidiare il Mediterraneo Centrale ed Orientale, area ormai sempre più calda per le esplorazioni petrolifere illegali condotte dalla Turchia.

Per l’Italia, che attualmente ha il Comando dell’Operazione Sophia e ospita il quartier generale a Centocelle, la nuova operazione rappresenta un’opportunità sia per dare seguito agli intendimenti della Conferenza di Berlino sulla Libia dello scorso 19 gennaio sia per tornare a presidiare, all’interno della cornice europea, un tratto di mare sempre più strategico per la stabilità e la sicurezza del nostro Paese.

L’arco di crisi del cosiddetto “Fianco Sud”, caratterizzato dalla contemporanea presenza di sfide non tradizionali e dal ritorno della competizione tra potenze regionali, necessita di un nuovo e sempre più integrato approccio da parte dei paesi dell’Unione Europea, pena l’irrilevanza. Coerentemente con queste premesse e con le capacità militari sin qui espresse, l’Italia ha pertanto tutte le carte in regola per rivendicare sia il comando dell’operazione sia il mantenimento del quartier generale a Roma.

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