Il padre della legge sul Giorno del Ricordo a Formiche.net: “Il ricordo è un dovere civile, prima che storico, ed è base imprescindibile per forgiare una società consapevole del proprio passato, quindi in grado di costruire non solo il presente ma soprattutto il proprio futuro”

Chi ha nascosto, per convenienza o ideologia, i massacri delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati? Perché storie, spesso sconosciute, “di terre perdute e d’italiani magnifici” hanno dovuto attendere decenni per essere raccontate? L’ex parlamentare di An, Roberto Menia, il padre della legge 30 marzo 2004 n. 92, che ha dato vita al Giorno del Ricordo, condensa racconti, vite ed episodi legati alle foibe e all’esodo nel volume “10 febbraio” (Libri del Borghese), che verrà presentato mercoledì 5 febbraio al Senato da Ignazio La Russa, dal giornalista Marcello Veneziani, dall’editore Luciano Lucarini, dal direttore dell’Archivio Museo di Fiume a Roma Marino Micich e dal direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano e dal direttore de “Italiani” Giuseppe Sanzotta.

Raccontare una storia così poco nota è un azzardo o un dovere?

Dopo la legge che ha sancito il Giorno del Ricordo, mi sono chiesto più volte se fosse stata sufficiente a dare giustizia a migliaia di infoibati e di esuli istriani e dalmati. Affermato il principio, ho voluto dare ulteriori ali a questo volo mettendomi a scrivere. Molte volte ripetevo a mia madre, esule da Buie d’Istria che loro, testimoni veri, avrebbero dovuto scrivere di più: e senza la presunzione di essere uno storico ho iniziato io a raccogliere testimonianze. Quindi il peso del racconto adesso lo porto volentieri con queste pagine. Così ho preso in mano carta e penna per dare finalmente una narrazione a braccia e volti che chiedevano solo il diritto di essere italiani. Certamente la legge ha rappresentato un grande atto di pacificazione, ma anche la vittoria di una lunga e sofferta battaglia della destra per la verità e la giustizia. Questo libro ne è la naturale prosecuzione.

Perché le foibe sono state una tragedia per troppi anni celata?

Ipocrisia, convenienza politica e fanatismo ideologico non hanno consentito di aprire uno squarcio in silenzi lunghi decenni. Proprio per dare continuità a quell’atto normativo, che innanzitutto è un atto di amore verso la verità storica, ho voluto scrivere questo libro. Le foibe sono state una tragedia avvolta in una nebbia appiccicosa e l’esodo ha avuto una continuità, tragica e silenziata, con il regime titino e con l’appoggio dei comunisti italiani. Per me ha rappresentato anche il riconoscimento per il popolo dell’esodo che aveva sofferto nel nome della sua italianità. Di fronte a questo non c’è negazionismo che tenga.

A chi è rivolto il libro?

Questo libro intende, come nella costruzione di un palazzo, rimettere a posto i tasselli corretti nelle fondamenta culturali e storiche dell’Italia. Penso ad una narrazione fatta di episodi e uomini spesso sconosciuti, con l’affresco, magico e tremendamente reale, di terre perdute e d’italiani magnifici: appunto gli eroi, i martiri, i patrioti e gli esuli. Tutti nostri fratelli, accomunati però da un triste destino, che finalmente può essere portato a conoscenza di cittadini, elettori e anche di quei giovani che troppo spesso faticano a decrittare questi grandi curvoni della storia perché qualcuno glielo ha nascosto per troppo tempo.

Perché la polemica con l’Anpi?

Martedì 4 febbraio l’Associazione nazionale partigiani d’Italia ha presentato nella Biblioteca del Senato un convegno giustificazionista, così come lo ha definito il vicepresidente del Senato Ignazio La Russa. Spiace che la concomitanza dell’anniversario sia macchiata da questa scelta che considero errata e fuorviante. La storia non deve essere scritta né dai vinti né dai vincitori, ma deve rispettare la verità dei fatti: piacciano essi o meno. E sugli infoibati in troppi hanno scherzato. Il ricordo è un dovere civile, prima che storico, ed è base imprescindibile per forgiare una società consapevole del proprio passato, quindi in grado di costruire non solo il presente ma soprattutto il proprio futuro.

twitter@FDepalo

 

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