Verso il vertice Italia-Francia a Napoli. Ecco perché si parlerà anche di Spazio

Verso il vertice Italia-Francia a Napoli. Ecco perché si parlerà anche di Spazio
Appuntamento a Napoli a fine febbraio per il nuovo vertice intergovernativo tra Italia e Francia. Il presidente Macron ha espresso la volontà di rilanciare il “Trattato del Quirinale”, un accordo bilaterale in cantiere dai tempi del governo Gentiloni e poi congelato. Lo Spazio dovrebbe essere uno dei temi inclusi nell’agenda. L'opinione dell'ingegnere ed esperto aerospaziale

A fine mese a Napoli avrà luogo il primo vertice franco-italiano dal 2017, e vi prenderanno parte, oltre a Emmanuel Macron e a Giuseppe Conte, le rispettive delegazioni ministeriali e industriali. Ufficialmente il capo dell’Eliseo ha dichiarato di voler rilanciare il trattato bilaterale messo in cantiere tre anni fa e poi congelato per gli attriti tra Parigi e Roma durante il primo governo italiano post-elezioni. Però, dopo la formazione dell’attuale esecutivo, le tensioni apparvero rientrate; in un suo intervento il capo dello Stato Sergio Mattarella definì quello tra i due Paesi è un “rapporto indistruttibile” riaprendo di fatto i lavori sul cosiddetto “Trattato del Quirinale” una forma di relazione speciale tra Francia e Italia.

Vari i temi in agenda: il Green deal europeo, il futuro stesso dell’Europa, le migrazioni, l’allargamento dell’Unione europea, i rapporti economico-industriali, il tutto ovviamente definito in un quadro di cooperazione bilaterale che accompagni formalmente i due governi a una interconnessione politica più coesa. Nell’agenda comunitaria di Bruxelles si trova raramente traccia di simili trattati bilaterali, che paiono piuttosto in contrasto con la logica politica della UE ma che però sono invece alla base dei veri rapporti di forza tra i maggiori Paesi europei. Nel 1963, Parigi e Berlino siglarono il “Trattato dell’Eliseo” grazie al quale i due grandi paesi continentali che si erano combattuti per oltre quattrocento anni provavano faticosamente a unificare geopoliticamente la loro frontiera geografica che il Generale De Gaulle definì “il lembo di una ferita”. Sebbene il trattato non fu l’inizio di un rapporto idilliaco, nondimeno esso cambiò lo scenario e, soprattutto dalla caduta del muro di Berlino, le sue ambizioni non rimasero su carta ma ebbero uno sviluppo concreto a livello economico e industriale.

Per esempio nel 2000, fu formata la EADS, oggi Airbus, che consolidò la manifattura aeronautica, missilistica e spaziale dei due paesi. In pratica, federò i potenziali arsenali militari. Nel 2019, Macron e Merkel rilanciarono il trattato ad Aquisgrana puntando a un rafforzamento strategico nell’ambito della difesa e dell’industria ad essa collegata, anche attraverso sessioni parlamentari congiunte quali il Consiglio dei ministri franco-tedesco e quello per la Sicurezza e Difesa. In maniera similare, il “Trattato del Quirinale” verrebbe quindi a configurarsi come una seconda leva, sempre con baricentro a Parigi, delle due “relazioni speciali” che riposizionerebbero gli equilibri dell’Unione europea post-Brexit. Il settore aerospaziale europeo, e quello più propriamente spaziale, non potrà essere esente dall’influenza di un tale accordo strategico, i cui tasselli del mosaico sono da tempo tutt’altro che invisibili.

Nel corso dell’ultimo vertice ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) a novembre, i governi hanno finanziato i programmi spaziali per 14,4 miliardi di euro, il 36% in più rispetto al triennio precedente, e la parte del leone l’hanno fatta la Germania – che ha investito 3,3 miliardi, quasi il 30% in più della Francia – e l’Italia che ha contribuito con 2,3 miliardi, il più alto budget della sua storia pari al 72% in più rispetto a tre anni fa. Pochi giorni dopo il summit dell’Esa, tutti i ministri degli Esteri dei Paesi aderenti alla Nato (Parigi inclusa) riuniti a Londra, hanno dichiarato lo Spazio eso-atmosferico come un dominio operativo di confronto bellico nel quale proiettare l’Alleanza Atlantica.

Il tutto mentre il presidente francese Macron dichiarava all’Economist che proprio la Nato si trovava, secondo lui, in “stato di morte cerebrale”. Un’apparente dicotomia strategica? Non sembrerebbe proprio alla luce di quanto, per esempio, scrive il professor Carlo Pelanda: “Macron punta con forza a una sovranità europea post-Nato. Ovviamente, pur enfatizzando il rapporto privilegiato con la Francia, la Germania rifiuta tale prospettiva ma il meccanismo di finti equilibri sembra saltato. Parigi spinge per la sovranità europea chiedendo investimenti su difesa, spazio e tecnologie, per prendere una posizione terza tra America e Cina con un sistema difensivo sotto l’ombrello nucleare francese. La Germania interpreta questa postura con un interesse mercantilistico, cioè un accesso fluido a entrambi i mercati, cinese e americano”.

L’Europa spaziale sembra concorrere a questo disegno anche con l’apporto di un budget rilevante dell’Esa (ente per statuto civile e non militare) ma con la guida di Bruxelles. Il Commissario Ue che ha le deleghe per il Mercato unico, l’Industria, la Difesa, il Digitale e lo Spazio, il francese Thierry Breton, ha concluso pochi giorni fa la dodicesima European Space Conference chiarendo che uno dei suoi obiettivi sarà quello di attuare la nuova governance del settore spaziale, presumibilmente – aggiungiamo noi – tramite la nuova Agenzia europea per i programmi spaziali (Euspa) che dovrebbe inglobare e ampliare le attuali competenze della Gsa, l’ente dell’Ue che gestisce i satelliti Galileo.

La fluidità di tutti questi passaggi discende da una, peraltro trasparente, strategia francese nello Spazio che sin dagli settanta ha saputo mantenere il ruolo di paese leader con un sapiente equilibrio tra le proprie istanze politiche e industriali e le ambizioni degli altri paesi, ma che nel corso dell’ultimo decennio è stata talora messa alla prova da un rafforzamento industriale tedesco supportato da una notevole espansività economica che si è confermata vistosamente proprio nell’ultima ministeriale dell’Esa.

In questo scenario la posizione italiana è stata, ovviamente, uno specchio della più ampia politica comunitaria e ha visto il nostro paese avere sì un ruolo importante, in quanto terzo contributore dell’Esa, ma finanziariamente distante da Francia e Germania. Oggi però, il gap tra Parigi e Roma si è ridotto vistosamente nell’Agenzia spaziale dove i due paesi concorrono con percentuali prossime tra loro, rispettivamente al 20 e 15 per cento. Da qui, forse, un rinnovato interesse d’oltralpe di rinsaldare i legami politici e industriali con l’Italia attraverso la sigla del trattato bilaterale previsto a Napoli a fine mese. Nel settore spaziale infatti, il nostro paese è molto più forte di quanto possa sembrare. A cominciare dal rapporto dell’Asi con la Nasa per il programma lunare, dove l’Italia è presente in maniera significativa con la Thales Alenia Space Italia, frutto della joint venture tra Leonardo e la francese Thales. Ora, se l’Europa vuole avere una propria difesa spaziale e cibernetica saranno indispensabili sia l’ombrello della Nato e sia un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Per l’Italia queste due strade potrebbero essere assai più importanti dei singoli trattati bilaterali al fine di preservare la propria industria e i cospicui investimenti stanziati.

ultima modifica: 2020-02-11T18:04:01+00:00 da Marcello Spagnulo

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