L'ex Guardasigilli dem a Formiche.net: "Nessuno vuole cacciare Renzi, semmai è Matteo che ha posto problemi nei confronti della maggioranza. La maggior parte degli elettori di centrosinistra non gradisce chi divide"

Che fai mi cacci? Non credo, dice a Formiche.net l’ex Guardasigilli del Pd, Piero Fassino. Nessuno vuole cacciare Renzi, aggiunge il parlamentare ed ex sindaco di Torino, ma è del tutto evidente che una maggioranza non si fonda su chi mette delle condizioni e chi deve accettarle.

Vi convincono le condizioni di Matteo Renzi per restare?

Non credo che una maggioranza possa fondarsi su chi mette delle condizioni e chi deve accettarle, bensì sulla condivisione di un programma, obiettivi e strategia comune. Per cui se Renzi ha delle proposte da avanzare, lo faccia e sia disponibile a discuterle con le altre forze della maggioranza. Nessuna alleanza sta in piedi sulla base del principio “prendere o lasciare”. La coalizione funziona se ognuno apporta il proprio contributo e insieme si ricerca la sintesi in cui tutti possono riconoscersi.

Il faccia a faccia Conte-Renzi è davvero utile oppure è tutto già deciso?

Parlarsi è sempre utile, quindi penso che il premier abbia fatto benissimo ad accogliere la richiesta renziana di un incontro: naturalmente sapendo che è utile l’incontro, così come è utile che il confronto coinvolga tutte le forze politiche che sono parte della maggioranza di governo.

Secondo Pierluigi Bersani, il premier potrà restare tale solo se aprirà una nuova fase con Pd, M5s e Leu: quindi non è tutta colpa di Renzi?

La maggioranza che abbiamo costituito nell’agosto scorso è chiara nel suo profilo: è composta da Pd, M5s e Leu a cui si è unita Iv dopo la sua nascita. Il programma è quello che abbiamo discusso all’atto della formazione del governo, con l’obiettivo prioritario di una legge finanziaria che evitasse l’aumento dell’iva e creasse le condizioni per rimettere in moto il paese. Lo abbiamo fatto, assieme ad altro, ricostruendo un rapporto positivo tra Italia ed Europa, lasciandoci alle spalle la conflittualità brutale con Bruxelles imposta dalla Lega al governo precedente. Abbiamo mutato la politica migratoria, sempre rigorosa ma non disgiunta dalla capacità di guardare a questo fenomeno nella sua complessità e superando l’atteggiamento criminalizzante di Salvini. Ci eravamo anche detti che, una volta ottenuti questi primi risultati, bisognava entrare in una seconda fase dell’azione di governo che avesse come orizzonte il 2023: in questi giorni si sta sviluppando proprio un confronto nella maggioranza per definire una piattaforma politica di respiro e visione.

Come giudica il passo di Conte? Salverà la legislatura?

Conte sta esercitando bene le sue funzioni. Il premier di una coalizione ha come primo compito quello di tenerla insieme. E Conte lo fa con determinazione ogni giorno.

Un clima di scarsa fiducia, ha osservato sul Corriere della Sera Massimo Franco: sarebbe meglio andare al voto con questo quadro?

Non credo proprio che una crisi di governo e elezioni anticipate diano più fiducia agli italiani. Al contrario vedo diffondersi una domanda di maggiore serenità e distensione che si lasci alle spalle quell’aggressività politica che abbiamo vissuto negli ultimi due anni. Il paese vuole guardare al suo futuro senza l’angoscia di una quotidianità rissosa e perennemente conflittuale. Chi governa deve avere questa responsabilità mettendo in campo una politica forte e visibile, con provvedimenti che soddisfino le aspettative dei cittadini, trasmettendo un sentimento di fiducia e non di continua precarietà.

Dopo Berlusconi con Fini, Conte con Renzi? Torna il “che fai, mi cacci?”

Nessuno vuole cacciare Renzi, semmai è Matteo che ha posto problemi nei confronti della maggioranza. Si sta in una coalizione se si condividono gli obiettivi e se insieme si gestiscono. È del tutto legittimo che una forza politica voglia esprimere un profilo distinto e Renzi ogni giorno marca una distinzione per conquistare uno spazio politico. Fin qui non è uno scandalo. Ma quella strategia non funziona più quando la distinzione si tramuta in divisione: a quel punto si destabilizza la maggioranza di governo di cui si è parte. Renzi così sega il ramo su cui è seduto. La stragrande maggioranza degli elettori di centrosinistra non apprezza chi divide. E chi divide non raccoglie consenso.

twitter@FDepalo

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