Prescrizione, con gli ultimatum non si va lontano. I consigli di Tabacci

Prescrizione, con gli ultimatum non si va lontano. I consigli di Tabacci
Il presidente del Centro democratico Bruno Tabacci sottolinea la necessità di "costruire ponti, non distruggerli", sia sulla prescrizione che sul futuro dell'Italia. Il compito non facile di Conte per compattare l'esecutivo

“Una volta nei militari c’era il genio pontieri e il genio guastatori. I pontieri costruivano ponti, i guastatori li facevano saltare. Ecco, noi abbiamo bisogno che operi il genio dei pontieri, non quello dei guastatori”. Usa una metafora Bruno Tabacci per commentare le fibrillazioni interne alla maggioranza sul tema prescrizione, diventato ormai l’ago della bilancia su cui si misurano i muscoli delle forze di maggioranza, dal Movimento 5 Stelle a Italia Viva, passando con il Partito democratico. Si intravede però una speranza, prosegue il presidente del Centro democratico sentito da Formiche.net, perché su un tema complesso e delicato come la riforma del processo penale si sta aprendo un dibattito nel merito, con tutti gli attori coinvolti.

Evitare le strumentalizzazioni, prosegue Tabacci, è però necessario, senza estremizzare le posizioni né da una parte né dall’altra. “Io posso anche contestare un tasso ideologico nell’atteggiamento del ministro Bonafede, ma non posso contrappormi a questo usando un tasso ancora più ideologico. Poi se una coalizione sta in piedi solo con la minaccia di un ultimatum è destinata ad andare poco lontano”. A rispondere alle posizioni di Italia Viva anche Giuseppe Conte: “I ricatti non sono accettati, così come penso di non farne io. Non si può pensare di votare” un provvedimento “con le opposizioni”, ha detto durante un’uscita pubblica. Le prossime ore, e il Consiglio dei ministri di questa sera saranno fondamentali per comprendere le sorti dell’esecutivo.

Onorevole Tabacci, il deputato Enrico Borghi ha detto, su Twitter, che Conte deve ringraziare anche lei se oggi è ancora a Palazzo Chigi. A cosa si riferisce?

Si riferisce al mio intervento di ieri in commissione congiunta Affari costituzionali e Bilancio in cui ho motivato il mio voto negativo sul lodo Annibali.

Quali son state le sue motivazioni?

Ho motivato in maniera tale da spiegare che questo tema dei rapporti tra politica e giustizia ha avvelenato la storia del nostro Paese negli ultimi decenni e quindi non c’è nessuno che possa chiamarsi fuori. Se pensiamo alla storia della Lega, è segnata dal cappio.

Al tempo di Tangentopoli…

Gli italiani si ricorderanno della vicenda di Mani Pulite, il cappio esibito alla Camera. Poi le monetine dei fascisti a Craxi, la nascita di Berlusconi in aperto tifo del pool di Mani Pulite e poi tutto quello che è avvenuto dopo. Man mano che sono stati toccati ognuno degli interessati ha gridato al complotto: lo hanno fatto i leghisti, basta guardare gli interrogatori di Di Pietro a carico di Bossi, pieni di “non so, non ricordo” a proposito dell’interrogatorio sul caso della Montedison e dell’incontro con Sama. Ma questo per dire non è che c’è qualcuno che può dare lezioni sul tema specifico.

Nessuna lezione, ma un dibattito è in corso?

Sulla questione della prescrizione per la prima volta da qualche anno, come ha notato egregiamente Panebianco sul Corriere qualche giorno fa, si è determinato un articolazione di giudizi sia nel campo dei magistrati – perché quello che pensa Davigo non corrisponde a quello che pensano molti altri che, ad esempio, hanno avviato l’anno giudiziario – e così sul terreno della politica ci sono posizioni articolate. Allora, in una fase come questa l’idea di arroccarsi è un errore.

Perché?

In condizioni normali, sarebbe stato naturale votare per la proposta di proroga ulteriore di un anno sul testo di Bonafede, dopo la richiesta della Lega di un anno fa. In condizioni normali si poteva immaginare che l’emendamento proposto dalla collega Annibali, o da Magi, poteva essere sostenuto. Appariva ragionevole, insomma, utilizzare questo tempo per andare a una proposta condivisa non solo dalla maggioranza, ma da un fronte più ampio, perché il tema della ragionevole durata del processo e della tutela del cittadino chiamato in causa ha una sua ragion d’essere.

Ma…?

L’aspetto che mi ha fatto preoccupare è stata la strumentalizzazione che si è determinata intorno agli equilibri di governo. Se Panebianco apre il senso di una speranza su un tema così delicato, non ci si può rinchiudere perché si rincorre un disegno politico particolare, tra chi vuol far durare il governo o chi lo vuole affossare.

Stasera ci sarà il Consiglio dei ministri e si parlerà anche di prescrizione. Le due ministre di Italia Viva, Bellanova e Bonetti potrebbero disertare. Come interpreta queste mosse?

Hanno preso una strada che è senza ritorno. È una mossa troppo strumentale, perché si può avere a cuore l’equilibrio dei poteri e la massima attenzione sulle derive giustizialiste, lo dice uno che ne porta ancora i segni, però il punto è che “est modus in rebus”, cioè bisogna trovare sempre la modalità corretta per affrontare le cose, se non vogliamo ingigantirle.

Ci spieghi meglio…

Io posso anche contestare un tasso ideologico nell’atteggiamento del ministro Bonafede, ma non posso contrappormi a questo usando un tasso ancora più ideologico. Poi se una coalizione sta in piedi solo con la minaccia di un ultimatum è destinata ad andare poco lontano. Oltre la questione di merito, quindi, sulla necessità di trovare un’intesa larga sulla riforma del processo penale, c’è anche quella di metodo, che dovrebbe evitare le strumentalizzazioni. La mancata delle due ministre al Cdm di stasera sarebbe in linea con la posizione di contrasto di Italia Viva tenuta in questi giorni. Quanto sia saggia è tutto da discutere, perché un incidente di percorso può sempre capitare.

Rischia di cadere il governo?

Inaridire l’azione di governo in questo momento non mi sembra utile, porterebbe il Paese ad elezioni inevitabili e siamo di fronte a delle questioni molto più delicate, come l’epidemia del coronavirus che va accerchiando l’economia già a rilento, ed è proprio sul rischio di avvitamento della nostra economia che dovremmo concentrarci.

Si sta parlando di un gruppo di responsabili che potrebbero subentrare se dovesse sfilarsi Matteo Renzi dalla maggioranza. È una prospettiva possibile?

La realtà è che in questo Parlamento c’è un lago schieramento di forza che sono in contrasto con l’ipotesi del voto anticipato, poi c’è chi dice che lo fanno per motivi personali, ma queste sono banalità. In realtà persino nella Lega, attraverso la voce di Giorgetti che chiedeva che ci fosse un governo di tregua, vuol dire che un sentimento per le elezioni non c’è. E allora bisogna essere conseguenti. Inoltre i parlamentari dovrebbero essere sempre responsabili, non vedo perché debba essere una cosa eccezionale.

Quanto incide in questa debolezza del governo il caos interno al Movimento 5 Stelle?

Il Movimento 5 Stelle non c’è perché non c’è più nel Paese, dal punto di vista politico. Non ci sono più gli elettori. Pur tuttavia gli italiani hanno scelto nel marzo del 2018 di affidare a quel raggruppamento la maggioranza relativa e non è che possiamo pensare che tutte le volte che muta il vento si torna a votare, quindi si tratta di gestire questa fase e anche loro devono farsene carico. Pensare di tornare agli albori non avrebbe senso.

Ai tempi della scatoletta di tonno?

Esatto. Continuare a dire di voler tornare al tempo in cui dicevano: “Apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno” è miope. È andato in crisi un Movimento nato sulla spinta del “vaffa”, nel 2007 a Bologna. Ora è molto semplice: se il Movimento nasce su un sentimento di repulsione totale, tutti hanno torto, nessuno ha ragione, come fai a trasformare questo consenso in un progetto di governo? Qual è il progetto politico quando tutto è costruito sulla rabbia?

È questa la sfida che hanno di fronte ora?

Certamente. Loro sono arrivati ad avere la maggioranza relativa, si son trovati di fronte alla durezza del governare prima con un governo più orientato a destra e poi con un governo più orientato a sinistra e hanno esaurito gran parte delle loro forze. Ora il punto di equilibrio è il presidente del Consiglio che loro hanno indicato, il professor Conte, che è rilevato più capace di gestire una fase complessa ancorché in presenza di difficoltà enormi, e più solido di quello che si poteva pensare. Loro devono guardare al processo che hanno avviato.

Devono puntare su Conte, quindi?

Se non vogliono affogare tutti devono tenerne conto.

Pensa che Conte riuscirà a disinnescare la bomba “prescrizione” che sembra ogni giorno sul punto di esplodere?

Ovviamente la prova a cui è chiamato Conte è complessa, però sarebbe irrazionale far cadere il governo su questo. È chiaro che il presidente Conte, e coloro che hanno sottoscritto il patto di governo, dovrebbero consentirgli di concentrarsi sulle questioni urgenti del Paese. Non è che attorno al tema della prescrizione c’è l’interesse popolare…

Anche dal Quirinale si guarda con attenzione a questa fase politica. Pensa ci sia preoccupazione?

Il Presidente Mattarella credo sia fortemente preoccupato della qualità del lavoro parlamentare e dell’atteggiamento complessivo delle forze politiche. Una persona che possiede la sua cultura istituzionale e democratica non può che essere preoccupatissimo. Dopo di che non è che ha messo becco, prima di sciogliere le camere si deve accertare che non esista più una maggioranza. Che non voglia assecondare altri tentativi lo escludo, ma non è che li può impedire. Poi la qualificazione di queste iniziative si commentano da sole.

In che senso?

Una volta nei militari c’era il genio pontieri e il genio guastatori. I pontieri costruivano ponti, i guastatori li facevano saltare. Ecco, noi abbiamo bisogno che operi il genio dei pontieri, non quello dei guastatori.

ultima modifica: 2020-02-13T13:10:37+00:00 da Simona Sotgiu

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