Tap, Ilva, Snam. Il fronte del no a tutto inizia a sgretolarsi (dalla Puglia)

Tap, Ilva, Snam. Il fronte del no a tutto inizia a sgretolarsi (dalla Puglia)
In tempi di coronavirus gli amministratori hanno cominciato a capire che il no a prescindere ad un’opera di interesse e rilievo nazionale può produrre voti nel breve periodo, ma dopo un certo numero di anni l’infrastruttura non solo viene completata ma lascia sul terreno strascichi pericolosi. Il commento di Stefano Cianciotta, presidente Osservatorio nazionale infrastrutture di Confassociazioni

La consapevolezza del fallimento del modello populista della Puglia, e la (ri)legittimazione delle competenze in tempi di coronavirus. Due ambiti che potrebbero non avere alcuna attinenza, e che invece ci spiegano come il modello politico e culturale costruito intorno al no, al consenso di breve periodo e al disprezzo della scienza cominci finalmente a sgretolarsi.

Già laboratorio nazionale ai tempi di Nichi Vendola, la Puglia si è trasformata in pochi anni, come ha scritto di recente su Il Foglio David Allegranti, in un nuovo laboratorio, quello che dice di agire nel nome del popolo, ma poi lo manda in bancarotta.

La pubblicazione del saggio del direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia Claudio Scamardella, “Colpe del Sud. Ripensare la questione meridionale per il Mezzogiorno, la Puglia e il Salento”, e le affermazioni del sindaco di Lecce Salvemini, che ha rivendicato le compensazioni ambientali di un’opera contestata come il Tap anche per il capoluogo, costituiscono due diversi momenti per provare ad interrogarsi sulle soluzioni da intraprendere per ridare valore, credibilità e visione all’azione politica.

Il sudismo della Puglia, scrive Scamardella, è impastato di sovranismo e antimodernismo, e ha trovato terreno fertile nella valenza e nel concentrato delle questioni al centro dell’agenda pubblica pugliese – dalla Xylella al gasdotto Tap e all’ex Ilva – tutte di rilievo nazionale e diventate materia di scontro tra centro e periferia. La Puglia e il Salento, prima che altrove, proprio su temi sensibili come Xylella, Tap e Ilva, hanno sperimentato i guasti e i danni prodotti dalla teorizzazione della decrescita e della società orizzontale da parte del M5S, con l’esproprio della politica, la delegittimazione dei decisori pubblici, il disprezzo delle competenze e la derisione della scienza.

Nel novembre del 2017 il Comune di Lecce non aveva aderito al documento firmato da 37 sindaci salentini con il quale si chiedevano al governo interventi concreti in merito a investimenti aggiuntivi di Tap e Snam.

Le affermazioni del sindaco Salvemini, la chiara presa di posizione a favore dell’apertura di un tavolo tecnico su Tap e Metanodotto Snam del Partito Socialista Italiano della provincia di Lecce, e la rivendicazione del capogruppo del Pd in Consiglio comunale Rotundo di aprire una vertenza con il governo sulla Tap, offrono degli spiragli nuovi nella complessa relazione tra i territori, le infrastrutture e il consenso politico.

Gli amministratori, infatti, hanno cominciato a capire che il no a prescindere ad un’opera di interesse e rilievo nazionale (lo stabilisce il Mise) può produrre voti nel breve periodo, ma dopo un certo numero di anni l’infrastruttura non solo viene completata ma lascia sul terreno strascichi pericolosi di polemiche sterili, senza produrre alcun tipo di consenso (basti vedere la debàcle elettorale del M5S).

Al contempo gli italiani hanno capito a causa (o grazie) al coronavirus che la scienza non può più essere delegittimata e guardata con disprezzo, e se solo quattro anni fa una parte del Parlamento chiedeva l’arresto della virologa Ilaria Capua (vittima di una inchiesta giornalistica che faceva seguito ad una indagine della Procura per traffico di virus poi archiviata), oggi a lei, a Burioni e a Ricciardi dell’Oms ci aggrappiamo ogni giorno in rete e in tv per avere informazioni ed elementi utili per decifrare il virus.

Dei sostenitori No Vax, di Stamina e dei parlamentari che solo nell’estate del 2016 chiedevano l’arresto della Capua (molti dei quali sono tuttora in Parlamento eletti nelle fila del M5S) si sono perse le tracce, perfino in rete, dove per anni hanno trasformato uno spazio di comunicazione in un ring dove distruggere il competente di turno, con la complicità di diversi media e talk show.

Non è il caso, cari amministratori, di avviare una puntuale negoziazione sulle opere di compensazione quando l’iter delle infrastrutture da realizzare si mette in moto? Non è più responsabile e utile per i territori, come è accaduto del resto nei comuni emiliani e toscani attraversati dal raddoppio autostradale della Bologna-Firenze, analizzare i bisogni dei territori e concertarli con i ministeri competenti e le società proponenti?

In tempi cupi per l’economia, insomma, la buona politica dovrebbe ripartire dai fondamentali: ascoltare, valutare e proporre soluzioni adeguate per lo sviluppo e la crescita dei territori. In Puglia come nel resto del Paese.

ultima modifica: 2020-02-28T12:10:46+00:00 da Stefano Cianciotta

 

 

 

 

 

 

Chi ha letto questo articolo ha letto anche: