La sorpresa di questo inizio scoppiettante (e anche un po’ imbarazzante, se proprio vogliamo dirla tutta) delle primarie democratiche americane è stata senz’altro il sindaco di South Bend Pete Buttigieg.

Non un parvenu, come si potrebbe credere (attivo sin dai tempi della campagna presidenziale di John Kerry), ma comunque una faccia nuova (e giovane) della politica americana. Primo nello Iowa, secondo di un nulla a New Hampshire. Ma cosa vuole Buttigieg? Quale è la sua proposta politica? In cosa si differenzia dall’attuale presidente Donald Trump (e dagli altri suoi competitor democratici)? Tutte questioni assai complesse, ovviamente, e mutevoli. Quello che si può fare però è cercare di analizzare quello che Buttigieg ha scritto sul suo profilo ufficiale di Twitter lo scorso anno.

Questo ha due vantaggi: 1) ci si concentra su quello che è stato scritto prima dell’avvio della furente campagna delle primarie, e quindi, auspicabilmente, focalizzandosi su una posizione meno influenzata dalla dinamica di tale campagna, e invece più vicina alle posizioni “sincere” di Buttigieg; 2) in letteratura c’è ormai ampia evidenza che quello che si scrive su un account ufficiale Twitter non sono mere “parole al vento”, ma si possono individuare nelle stesse tracce importanti per capire ciò che un politico (o un partito) vuole.

Cosa ci dicono i dati di questa analisi? Alcuni aspetti interessanti. Mi concentro su due punti. Innanzitutto, Buttigieg appare come il candidato democratico più moderato sia se consideriamo la sua posizione sull’asse sinistra-destra in economia, sia se consideriamo la posizione, assai calda negli Stati Uniti, sui temi dell’ambiente. In entrambi i casi, Buttigieg ha una posizione di centro-sinistra, diciamo così, chiaramente opposta non solo a quella di Trump che su entrambe le questioni è su posizioni divergenti, ma anche assai lontana rispetto a quella molto radicale dell’attuale candidato favorito per le primarie democratiche, ovvero Bernie Sanders.

Una divergenza che emerge anche laddove si analizza il tipo di linguaggio utilizzato sui social media. Ad esempio, un tipico “linguaggio populista” presenta in modo marcato due dimensioni: da un lato una relativa semplicità semantica, nel tentativo di raggiungere il maggior pubblico possibile in modo più facile; dall’altro una forte presenza di negatività, di cui la contrapposizione tra la “buona gente” e la “cattiva élite” ne è perfetta rappresentazione. Ora, se confrontiamo su queste due dimensioni quello che scriveva su Twitter lo scorso anno Buttigieg con quello che hanno scritto Sanders e Trump, troviamo che gli ultimi due utilizzano un linguaggio populista assai simile tra di loro, al contrario di quello che fa Buttigieg, che è anche il singolo candidato democratico più alieno a tale linguaggio.

Basterà questo “centrismo” per vincere le primarie e, subito dopo, per avere una credibile possibilità di vincere le presidenziali? In tempi “populisti” come i nostri, forse no. Ma se il vento cambiasse…

P.S. Il lettore attento avrà notato che non ho fatto alcun riferimento alla vita privata di Buttigieg. Non è un caso. Questo non dovrebbe mai essere un argomento pro o contro un politico. Il condizionale continua purtroppo a rimanere d’obbligo…

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