Perché la conferenza stampa della Protezione Civile va abolita. Il commento di Arditti

Perché la conferenza stampa della Protezione Civile va abolita. Il commento di Arditti
Questo è il tempo della serietà e del rigore, perché ogni atteggiamento diverso farà altri morti e alimenterà altre tragedie. Il commento di Roberto Arditti

Siamo dentro una tragedia di vaste dimensioni che nella seconda parte dell’anno farà altri morti, perché la crisi economica uccide come e più dei virus. E siamo anche dentro una profonda crisi di identità del nostro sistema istituzionale (e sanitario), squassato da frizioni tra i vari livelli amministrativi che rendono evidente la necessità di ripensare la Repubblica persino nelle sue fondamenta.

In questa grave situazione non serve aggiungere altra confusione alla tanta già esistente. Per questo dico che da oggi va sospesa la surreale conferenza stampa alle 18.00 della Protezione Civile, che sta diventando semplicemente grottesca. Essa infatti continua sfornare numeri del tutto privi di fondamento, come è facile dimostrare.

Punto primo: non ha alcun contatto con la realtà il numero delle persone contagiate, come reso evidente da dozzine di autorevoli pronunciamenti della comunità scientifica e come confermato (di fatto) anche dall’intervista di Borrelli ieri a Repubblica.

Punto secondo: è privo di sostanza anche il numero delle persone decedute, come molti sindaci cominciano ad evidenziare. Per chi avesse dei dubbi si veda ad un articolo del Corriere della Sera di oggi che riporta dati relativi al comune di Bergamo. I numeri (drammatici) dicono quanto segue: 1.128 morti in città nel periodo 1 gennaio – 19 marzo di quest’anno, di cui 48 ufficialmente attribuiti al Virus. Nel 2019 (stesso periodo) 628 decessi, cioè 500 in meno. Non credo vi sia bisogno di aggiungere altro sul tema.

Punto terzo: le guarigioni comunicate non corrispondono minimamente alla realtà, poiché sono relative soltanto alla parte di contagiati censita dal sistema, vale a dire quelle relative a persone sottoposte al tampone. È pero evidente che se non conosciamo il numero reale delle persone contagiate (certamente un multiplo di quello reso noto) non ha alcun senso contare le guarigioni, perché ogni giorno se ne verificano a migliaia fuori dalle statistiche ufficiali (esattamente come i decessi).

È quindi tempo di sospendere quell’appuntamento, che rischia di diventare (anzi lo è già) strumento di propaganda assai pericoloso, poiché inizia a mandare segnali di ottimismo tutt’altro che opportuni in questa fase. Si approfitti dunque del momentaneo impedimento del Capo della Protezione Civile Borelli per eliminare l’appuntamento delle 18.00 sostituendolo con un burocratico comunicato stampa, capace di rendere noti i numeri disponibili senza enfasi alcuna.

Questo è il tempo della serietà e del rigore, perché ogni atteggiamento diverso farà altri morti e alimenterà altre tragedie.

Lo capisca anche il governo una volta per tutte: prima si fanno le cose e poi le si racconta. Esibire numeri di Stato privi di contatto con la realtà è drammaticamente, istituzionalmente e moralmente sbagliato.

ultima modifica: 2020-03-26T12:10:52+00:00 da Roberto Arditti

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  • Matteo Musso

    Articolo contraddittorio.
    Da un lato suggerisce che i numeri dati nella fatidica conferenza stampa siano più gravi della realtà (vedi il paragone fra i morti a Bergamo l’anno scorso e quest’anno), dall’altro invita ad evitare che si diano in questo momento “segnali di ottimismo tutt’altro che opportuni”.
    Si decida, cosa vuole dire?
    Detto questo, sono d’accordo che i numeri comunicati lascino il tempo che trovano.
    Mancano i denominatori, mancano i confronti con le medie stagionali.
    Se l’anno scorso, d’inverno, ci mettevamo alla tv, la sera, a seguire un signore che ci comunicava quanti anziani erano morti in ospedale in Italia, giorno per giorno, i numeri erano poi così diversi?
    Non lo sappiamo, ancora.
    Attenzione, c’è stata (e c’é) un’anomalia, un problema grave col virus in Lombardia ed in alcune altre precise zone, perché decine, centinaia di ultraottantenni hanno affollato gli ospedali in crisi respiratoria, e molti sono deceduti.
    E questa é sì un’emergenza.
    Ma visto quello che ci va a costare, non possiamo affrontarla in tutt’altro modo, facendo tornare a vivere (e lavorare) chi é sano e proteggendo le fasce a rischio?
    Certo, non é facile. Ma perché, é forse facile tenere fermo il paese?
    Buona serata