Coronavirus e declino dell’Europa. Il commento di Mario Giro

Coronavirus e declino dell’Europa. Il commento di Mario Giro
Senza pathos solidale l’Europa non si salva. Se ciò che resterà dopo la crisi attuale è l’idea che ciascuno ha fatto da solo (magari con un sovrappiù di retorica), l’Europa è finita

La crisi del coronavirus è nel suo pieno corso ma è bene già pensare alle conseguenze. L’attuale flagello è l’ennesima prova del declino dell’Occidente, in specie dell’Europa? L’egoismo tra Paesi europei (che neanche sanno scambiarsi un po’ di mascherine) fa prevedere la fine del processo di integrazione, a dimostrazione che l’Europa piace solo in momenti di abbondanza. Il virus mette a dura prova anche il nostro welfare, che non si dimostra all’altezza. Rende incerta la democrazia rappresentativa: pare che i regimi autoritari riescano meglio a proteggere la propria popolazione mentre in Europa si assiste a un coacervo di teorie-liti-ipotesi tale da confondere i cittadini. Infine da un colpo durissimo all’economia.

Non è la prima volta nel corso degli ultimi due secoli che si parla di declino occidentale: fu uno dei mantra intellettuali dopo la prima guerra mondiale, poi con l’ascesa e il declino dei fascismi, ilo secondo conflitto e la cortina di ferro, il comunismo, la sconfitta in Vietnam, il risveglio della Cina e le svariate crisi economiche. Insomma tutto sembra sempre cospirare contro l’Occidente. Certamente, come ha scritto Timothy Garton Ash, una caratteristica occidentale odierna è la “mente svagata”: da tempo non ci interessiamo più del mondo attorno, ci disimpegniamo, lasciamo ampi spazi ad altre potenze, ci rifugiamo dentro le nostre frontiere sperando che gli altri ci lascino in pace.

Il Medio Oriente con la Siria, la Libia, lo Yemen, ora l’Afghanistan: tutte crisi da cui ci ritiriamo o non siamo proprio entrati. Abbiamo abbandonato l’Africa, un continente vicino e ricco di risorse e opportunità (piani Marshall promessi e mai attuati). Siamo tutti alla ricerca affannosa di mercati asiatici ma pronti a sbranarci facendoci concorrenza fra di noi per strappare un pezzetto di ricchezza (vedi 5G). E poi litigi continui interni con gli Usa, tra europei ecc. Infondo i 27 membri dell’Ue hanno lasciato andare via il Regno Unito senza combattere. Assistono al rinchiudersi entropico dei paesi di Visegrad senza reagire. Si contendono un tweet del presidente Trump pur snobbandolo nel fondo.

Da tempo ciò che interessa i governi occidentali, in particolare europei, sembra attenere alle (presunte) necessità immediate di politica interna. Tutto viene sottoposto al metro dell’urgenza e dell’immediato, del locale e dell’autoreferenziale. Mentre Russia, Turchia, Cina ed altri attori (il Golfo, l’Iran, l’India ecc.) stanno facendo molto in termini di presenza e di proposta in politica internazionale, l’Occidente rimane ritratto nel suo foro interno, alle prese con le ossessioni della sua opinione pubblica. Schiacciati sul presente o sul quotidiano, dominano il dibattito temi tutti intestini e di retroguardia come l’identità, le migrazioni o la sicurezza, allo scopo di provocare o indirizzare ondate emotive, reazioni di paura o di rabbia. Il mondo sembra una minaccia di cui è meglio non occuparsi.

Non c’è da sorprendersi se quando arriva il virus ci trova svuotati, senza idee e senza parole. Ridicolo il balletto “chiudere tutto-non chiudere” che si ripete in ogni paese, il dissidio tra esperti che fanno i vanitosi in Tv invece di dire semplicemente “ancora non sappiamo”. Tutto avviene come se ciò che è appena accaduto nel paese accanto non insegnasse nulla. I giornali francesi e spagnoli oggi sono identici a quelli italiani di 3 settimane fa: fogliate sulle stesse questioni, gli stessi dibattiti, le medesime domande. E sparizione di qualunque altra cosa… Sembra che nessuno impari da nessuno, malgrado l’Ue, per poi percorrere tutti la stessa strada… e forse commettere gli stessi errori.

Il coronavirus mette a nudo un impressionante vuoto di pensiero politico sulle questioni fondamentali che dovrebbero –queste sì- essere al cuore dell’identità occidentale e europea: il welfare, la sanità, l’educazione. Non fa tutto parte della nostra civiltà, quella che ci ostinavamo ad esportare? Ed è bastato un solo aereo (uno solo!) di aiuti dalla Cina o qualche medico cubano in Italia, per mostrare l’enorme carenza di solidarietà europea. Ciò fa più male alla Ue che qualunque tecno-economicismo, perché tocca le corde della sensibilità popolare.

Senza pathos solidale l’Europa non si salva. Se ciò che resterà dopo la crisi attuale è l’idea che ciascuno ha fatto da solo (magari con un sovrappiù di retorica), l’Europa è finita. Anche le dichiarazioni di Lagarde e la lentezza della Commissione sono tipici: resterà l’idea che non si voleva aiutare l’Italia (e poi la Spagna, la Francia ecc.) anche se alla fine i soldi sono stati messi.

Allo stesso tempo paradossalmente si ricevono aiuti da paesi meno benestanti e si ricevono messaggi solidali dall’Africa. È proprio vero come dice la Bibbia che “l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”. Politicamente stiamo morendo dentro, senza capire quello che ci accade. La prosperità ci ha resi come sonnambuli.

Non riusciamo nemmeno più ad avere quelle semplici reazioni di solidarietà tra di noi europei che abbiamo preteso di insegnare la civiltà al mondo mediante il “droitdelhommisme”, il terzomondismo, il “sansfrontierisme” o simili. C’è da chiedersi che diranno gli altri davanti alle nostre critiche (quelle tipo Amnesty o Hrw): se la rideranno. Se c’era una cosa che distingueva le nostre democrazie dagli altri regimi era sulla qualità della vita interna, cioè su come veniva trattata la propria popolazione. Ora questo è in crisi e si sfilaccia. In Italia stiamo assistendo a una roba assurda in cui le regioni si mettono una contro l’altra e tutte in dissidio col governo, solo per interesse di bottega.

Declino annunciato dunque? Ma anche questo è spesso un giochetto intellettuale di ricchi che discettano di fine del mondo credendola lontana. Più che di declino sarebbe più indicato parlare di suicidio assistito. Se non reagiamo con un nuovo pensiero politico su ciò che sta accadendo, su un nuovo progetto di società, di Stato e di Europa, non basterà più invocare padri fondatori nazionali o continentali. Loro seppero reagire alla catastrofe della guerra ma oggi chi parla al paese con parole piene di senso e non egoiste? Precisiamo: non si tratta di buonismo, è l’egoismo ad esser stupido.

ultima modifica: 2020-03-22T09:30:55+00:00 da Mario Giro

 

 

 

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  • marco29921

    Io penso che a livello economico si subiranno danni irreparabili in alcuni settori in primis : ristorazione, turismo e settore beni di lusso. Cio’ comportera’ un aumento vertiginoso della disoccupazione e di conseguenza un aumento della poverta’. Adesso pensiamo a salvare la vita delle persone facendo grandi elogi a tutto il personale ospedaliero che e’ impegnato in prima linea contro il covid 19. Auguri a tutti: sanita’, protezione civile e forze dell’ordine. E tanti auguri che si scappi tutti da questa tragedia senza fine.

    • andrea dondolo

      Post di Ezio Denti –
      #AIUTATECI A RESTARE A CASA
      Mi rivolgo a tutti gli italiani che come me …pensano come me, ed è per questo che ho deciso di eliminare definitivamente tutti i miei profili facebook ed instagram, a causa di quanto sta accadendo nel nostro paese, e nel rispetto di ciò, in quanto pubblicare la mia vita, la mie attività, i miei vezzi, le mie presenze televisive, i miei divertimenti, ecc…ecc…sarebbero state informazioni “umilianti” per coloro che stanno vivendo questo periodo di tragedia.
      I social e i media (ed è risaputo) danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel.
      Quante volte abbiamo dato dello stupido a una persona che non capiva le nostre parole e i nostri ragionamenti o che, semplicemente, aveva idee e visioni diverse delle nostre?
      Come tante volte accade, la “stupidità” può avere declinazioni diverse e assume diverse sfumature a seconda del contesto in cui è utilizzato. Uno stupido può essere, infatti, una persona che ha capacità e sensibilità limitate: in questo caso, la stupidità è legata a una sfera che è quella della comprensione e della possibilità di vivere una vita normale, in rispetto alle più comuni regole del vivere associato. In altri casi, invece, la stupidità può essere una condizione dolosa e indotta: c’è chi si comporta da stupido, pur non essendolo, e lo fa per attirare l’attenzione su di sé o per sfuggire, volontariamente o no, ai doveri imposti dalle relazioni. È in questo caso che la stupidità è aggravata da una componente volontaria (fare gli stupidi, non esserlo) che la rende ancora più indesiderabile e ripugnante.
      Nonostante un’accezione chiaramente negativa, la stupidità sembra affascinare da sempre di più giornalisti, attori, influencer, soubrette, filosofi, pensatori, parolieri e chi più ne ha più ne metta. Tanto che qualcuno è arrivato, addirittura, a considerarla una condizione pregiata.
      Ora mi chiedo, in un periodo catastrofico come quello che stiamo vivendo è ammissibile che anziché prendere in considerazione lo stato delle singole persone si pensi a far presenziare in tv personaggi pubblici che si arrogano del diritto di presentare una coppa di un reggiseno come mascherina utile alla protezione a discapito di quelle migliaia di persone che sono in terapia intensiva, sedati da settimane ed intubate, delle migliaia di persone che hanno perso la vita. Interviste a coppie di artisti tranquillamente agiati sul letto che sorridono e raccontano la loro vita giornaliera ed ovvero cosa hanno cucinato, i loro impegni nel pulire casa, chi legge un libro, e che si lamentano di non poter portare a termine il loro film, ecc…ecc… Attenzione: queste persone, vivono di rendita: artisti che pur stando a casa prendono i loro cachè, i loro diritti d’autore e/o emolumenti enpals, musicisti garantiti dalle entrate quali i diritti Siae, giornalisti che seppur impegnati nel loro lavoro continuano a prendere il loro stipendio, imprenditori che hanno comunque accumulato riserve economiche tali da poter sopravvivere per molto tempo ancora, dipendenti statali che in qualunque caso percepiranno il loro stipendio, italiani garantiti dal mitico reddito di cittadinanza di cui è accertato con oltre il 50% non lo meriterebbe, ecc… ecc… Per non parlare poi di quei soggetti seduti su di un divano, che criticano la chiusura delle chiese o la mancanza di sacramenti. Ecco…queste sono le persone che oggi vengono intervistate.
      Quelli che non hanno capito che la vita è una cosa seria li riconosci subito: ridono.
      E voilà, accendo la televisione alle ore 17:15 e chi c’è? Gigi D’Alessio che ci canterà una canzone. Ma che vergogna!!!
      Ma perché non intervistano i nostri nonni, quelle persone anziane che hanno vissuto la guerra, le epidemie, le carestie…perché solo loro possono esserci di conforto e consigliarci al meglio.
      Ricordiamo che ai nostri nonni fu ordinato di andare in guerra, a noi stanno chiedendo di stare sul divano. Non siamo padroni del tempo, siamo solo padroni di rendere il tempo speciale, ma non siamo più padroni di sopravvivere.
      E tutte quelle persone che vivono del loro stipendio maturato dalle loro attività non garantite? Immaginate un muratore che vive da anni del proprio mestiere, che guadagna si e no al massimo 1500/2000 euro al mese, che deve pagare un affitto di casa, che deve mantenere la propria famiglia con moglie e figli a carico e che verosimilmente potrebbe essere anche nella condizione di assistere i propri vecchi malati e domiciliati con loro che a mala pena prendono una pensione 700,00 /800,00 euro al mese per il loro sostentamento. Bene…questo muratore che fine farà? Il primo mese di affitto è saltato, il secondo mese di affitto è saltato ora salterà anche il terzo, il soldi sul proprio conto personale probabilmente non supera qualche centinaia di euro. Allora chiediamoci, a differenza dei soggetti di cui sopra, come potrà costui sopravvivere?

      Il ministro Di Maio, in una trasmissione ha dichiarato: “la scienza non è al servizio del governo…ma è il governo che è al servizio della scienza”. Allora Ministro Di Maio, vogliamo ricordarti che gli italiani si sono messi al servizio della scienza, restando a casa, applicando tutte le restrizioni e le norme che sono a loro state imposte, perché gli italiani credono alla scienza; ma tu governo, devi essere al servizio di quei italiani che hanno bisogno di vivere e non continuando ad umiliarli con inutili decreti ed assurde promesse del tipo “stanzieremo circa 500,00 euro mensili a famiglia”. Mentre alcune persone deludono…fortunatamente altre persone sorprendono.
      Questa epidemia è la forza della natura che più di tutte costringe l’essere umano a interrogarsi sul senso e sul valore della vita. Ma c’è in giro un’altra epidemia, l’ignoranza, e a questa epidemia non c’è e non ci sarà mai cura e vaccino.
      Chi non riesce a far luce è pregato di non fare ombra.

      Ezio Denti