Testa a testa tra Netanyahu e Gantz. Israele rischia che anche queste terze elezioni negli ultimi undici mesi si chiudano con un pareggio tecnico e senza che le forze politiche abbiamo un'intesa per creare una maggioranza di governo. Lo scenario in una conversazione con Dentice (Ispi)

Dopo che le tornate elettorali di aprile e settembre si sono rivelate inconcludenti, oggi gli israeliani votano di nuovo. La sfida aperta è tra Benjamin Netanyahu, attuale premier e leader del partito di destra Likud, e Benjamin Gantz, ex generale che guida il centrista Blu e Bianco. È tra loro che (non) si è mosso l’equilibrio elettorale nelle due elezioni precedenti, dai cui risultati non è stato possibile costruire un governo.

Terze elezioni dopo undici mesi: ce la facciamo stavolta? “Mah, non è da escludere che si possa addirittura andare verso una quarta elezione, perché è molto probabile che ci sia un altro pareggio tecnico, oppure una vittoria di modesta misura (intendo pochissimi seggi) a favore di Netanyahu”, commenta con Formiche.net Giuseppe Dentice, analista dell’Ispi e PhD alla Cattolica di Milano.

Guardando i sondaggi dopo le ultime elezioni di settembre si evidenziano due tendenze. Blu e Bianco ha vissuto una lunga fase positiva, con le proiezioni che lo davano verso i 36 seggi, mentre il Likud invece non riusciva mai a superare i 33 parlamentari. “Questa dimensione è rimasta stabile fino a due settimane fa, quando la strategia di Netanyahu sembra aver rotto gli argini del suo consenso riportandolo nuovamente in testa ad alcuni sondaggi”, spiega Emanuele Bobbio nella sua analisi la società specializzata YouTrend. Negli ultimissimi sondaggi il verso del divario è iniziato a cambiare dunque. Il Likud pare leggermente favorito – su un media dei sei principali istituiti nei giorni 27-28 febbraio. Avrebbe 34 seggi, mentre Blu e Bianco si fermerebbe a 33.

“A questo punto l’unico modo di uscirne – spiega Dentice – sarebbe la via del governo di unità di nazionale”. È la linea del presidente della repubblica, Reuven Rivlin, ma anche questa volta sembra che ci siano degli ostacoli: quali? “Il punto è che in questo momento pare che Gantz non sia affatto intenzionato a fare un governo insieme a Netanyahu, però lo farebbero con il Likud”. Ma il premier è saldo alla leadership del suo partito. Secondo Dentice una possibilità è quella dell’appoggio esterno, ossia un sostegno politico a un governo di semi-coalizione nazionale fornito da qualche singolo parlamentare (magari del Likud): “Tutti stanno pensando a lavorare in questo senso, perché così si potrebbe raggiungere il quorum di 62 seggi per creare la maggioranza e formare questa possibile avventura di governo”, aggiunge l’analista dell’Ispi.

Un elemento che si pensava potesse modificare gli equilibri politici in Israele è l’annuncio del tanto atteso – spinto con molto hype da Washington – “Piano del Secolo”, ossia l’idea che l’amministrazione Trump avrebbe per risolvere l’annoso conflitto israelo-palestinese. Come è stato assorbito a Gerusalemme? “La questione piano statunitense, che all’apparenza sembrava un grande regalo elettorale, per Netanyahu, in realtà ha creato un clima molto divisivo all’interno del paese. C’è chi è stato subito a favore e propenso a rilanciare immediatamente un’annessione della Cisgiordania, ma c’è anche stato chi si è rifiutato di accettare la proposta”, spiega Dentice. Questi ultimi sono elettori e rappresentanti delle posizioni estreme della destra ultra-nazionalista e religiosa, quella che fa capo ai coloni, e che non riconosce nemmeno la flebile possibilità d’esistenza che il piano americano dava allo stato palestinese.

E dunque in definitiva non ha troppo rafforzato Netanyahu, che su certi aspetti tra l’altro non ha posizioni troppo diverse da Gantz. E Netanyahu ha avviato una fase molto spregiudicata della campagna elettorale, che stando agli ultimi dati un po’ l’ha ripagato.”Il premier ha provato di tutto per accaparrarsi i voti di chiunque, perché lui non teme tanto le incriminazioni per frodi e per altri reati a cui è chiamato a rispondere (è stato recentemente rinviato a giudizio, ndr), ma – aggiunge Dentice – ha paura che possa essere estromesso dal potere, e dunque non potersi blindare per creare una protezione legislativa tale da tirare il procedimento giudiziario per le lunghe”.

E Gantz, in che posizione si trova? “Se il generale non riesce a battere Bibi nonostante tutti i problemi che il premier ha, questa diventerebbe una sconfitta bruciante: perché se nel turno precedente Gantz aveva vinto, anche solo di un seggio, adesso (con Netanyahu in una fase non brillante, e il Likud con alcune posizioni critiche all’interno), non ha scusanti”. Perché il leader di Blue e Bianco non riesce a sfondare nei consensi? “Gantz ha certamente poca capacità politica rispetto al suo contendente, ma soprattuto paga l’assenza di un’idea reale, un motto da poter spendere in chiave elettorale: ha idee, ma nessuna che riesca a fare breccia nel cuore dell’elettorato. Cosa che invece Netanyahu riesce a fare ogni volta”, spiega l’analista italiano.

“Per di più, in questa occasione avrebbe anche l’appoggio dei partiti arabi, che saranno i reali vincitori di queste elezioni”, la coalizione potrebbe prendere attorno ai 15 seggi, e rappresentare una stampella per il governo. Guidati da Ayman Odeh, potrebbero raggiunge un risultato storico, magnetizzando voti dal proprio ceppo etnico (gli arabi potrebbero far segnare affluenze relative alte, perché dopo la presentazione del piano-Trump potrebbero essere i più motivati a votare i propri rappresentanti) e potenzialmente rubare anche voti alla sinistra, che ha lasciato diversi elettori scontenti.

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