Nel 2019 la propaganda estremista ha avuto come obiettivi le nostre aziende della difesa e dell’energia, oltre alle grandi opere strategiche per il Paese

Enel, Eni, Leonardo, Tap e Tav. Le nostre aziende della difesa e dell’energia, assieme alle grandi opere che rappresentano infrastrutture strategiche per l’Italia, sono finite nel mirino della propaganda estremista, in particolare per l’anarco-insurrezionalismo nel 2019. È quanto emerge della Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza pubblicata oggi dai nostri Servizi.

All’interno del documento c’è un denso capitolo intitolato “Eversione ed estremismi”. Che parte dall’anarco-insurrezionalismo, che ha “continuato a rappresentare un ambito di impegno prioritario per l’intelligence, tanto sul piano della ricerca quanto su quello dell’analisi”, si legge. “Si tratta di ambienti dalle proiezioni offensive imprevedibili che, anche nel 2019, si sono distinti per aver concretizzato, dichiarato o coltivato propositi ritorsivi connessi a sviluppi investigativi e giudiziari a carico di militanti d’area”. In nome di presunte “lotta alla repressione” e “solidarietà rivoluzionaria ai compagni prigionieri” sono state portate avanti le “tradizionali campagna anarchiche”, realizzate, si legge ancora nel documento redatto dai Servizi, “anche con il ricorso a manufatti incendiari ed esplosivi, ai danni di diversi obiettivi (uffici postali, istituti bancari, ripetitori telefonici e radiotelevisivi, agenzie di lavoro interinale, linee ferroviarie, etc.), sovente rivendicate con appelli a sostegno dei militanti detenuti. Senza dimenticare i sabotaggi (come quello all’Alta velocità di Rovezzano nel Fiorentino il 22 luglio e quello del 7 novembre nei pressi della stazione Roma-Tiburtina) né le mobilitazioni in chiave antimilitarista, ambientalista e contro il “dominio tecnologico” tesi all’“abbattimento del sistema”.

I NOSTRI COLOSSI NEL MIRINO

29 novembre, Genova: azione incendiaria ai danni dell’auto privata del console onorario turco. Nella rivendicazione diffusa in rete, a firma della sedicente Cellula anarchica Lorenzo Orsetti – dal nome dell’attivista italiano unitosi alle milizie curde, deceduto in marzo durante i combattimenti per la liberazione di Baghouz – “si citano quali obiettivi Leonardo e altre aziende italiane dell’industria della difesa, in una sorta di ‘black list’ a forte connotazione intimidatoria nella quale gli scritti d’area hanno spesso ricompreso pure istituti bancari accusati di ‘finanziare la guerra’”, spiega il rapporto dei Servizi.

Allo stesso modo ha ripreso forza un documento diffuso in rete della campagna di lotta contro l’Eni, accusata dello “sfruttamento delle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo”. “Una sortita propagandistica”, spiegano i nostri servizi, “che ha per certi versi ‘chiosato’ precedenti azioni incendiarie ai danni di veicoli riferibili a società del gruppo, effettuate tra maggio e luglio, e rivendicate su siti anarchici, anche qui in solidarietà ai “‘compagni prigionieri’”. Nel mirino della propaganda anarchica che sul web invitava alla“rivolta”, sulla scia della situazione in Cile a fine 2019, anche la sede di Enel Distribuciòn Chile S.A. nella capitale, devastata in ottobre da un incendio doloso nel pieno delle manifestazioni popolari.

ATTIVISMO CONTRO LE GRANDI OPERE

La Tav e il progetto salentino della Trans Adriatic Pipeline (Tap) sono finite nel mirino dell’attivismo movimentista contro le grandi opere, “secondo strategie, proprie di tale componente libertaria, intese ad infiltrare le proteste locali per innalzare il livello di conflittualità e promuovere metodologie di lotta insurrezionali”, si legge. Parlando della Tav, nel rapporto si legge: “L’intelligence ha continuato a rilevare i tentativi delle più agguerrite formazioni antagoniste d’inserirsi in contestazioni, come quelle promosse dai cd. Fronti del No contro la realizzazione di grandi opere infrastrutturali, per radicalizzarne le istanze”. Un esempio? La protesta in Val di Susa, che in estate ha fatto registrare un ritorno a pratiche violente, come attestato dagli incidenti occorsi nella notte tra il 20 e il 21 luglio al cantiere di Chiomonte, nel Torinese.

LE FAKE NEWS SUL 5G 

Parallela si colloca la promozione, in giugno, di una mobilitazione contro il 5G e segnatamente contro diverse multinazionali impegnate nell’implementazione della rete di quinta generazione. Una campagna antiscientifica alimentata da Russia Today, l’emittente del Cremlino finita per questo al centro di un’inchiesta del New York Times. “Il 5G è un crimine internazionale”, “Il 5G espone più bambini al rischio di tumore?”, “5G, un pericoloso esperimento sul genere umano”, sono solo alcuni titoli dei servizi. Tutti privi di fondamento scientifico, come illustrava Il Foglio.

L’AMBIENTE

In una logica di contrapposizione tra “Occidente neo-colonialista e imperialista” e “sfruttati del Terzo Mondo”, l’antagonismo ha anche mostrato interesse per le mobilitazioni indette a livello internazionale sulla questione del cambiamento climatico: “sul terreno, partecipando a manifestazioni in varie città, in alcuni casi tradottesi in blocchi temporanei all’ingresso di stabilimenti di carburante e di raffinerie”, spiegano i Servizi.

RIGURGITI NEONAZISTI

Si registra, a destra, “l’emergere di insidiosi rigurgiti neonazisti” grazie a “una strisciante, ma pervasiva propaganda virtuale attraverso dedicate piattaforme online” su cui circolano documenti, immagini e video di stampo suprematista, razzista e xenofobo. A contraddistinguere queste frange è in particolare “la decisa opposizione ai flussi migratori, declinata con un registro chiaramente xenofobo e razzista” che ha portato a “dinamiche fortemente conflittuali” con la militanza di segno opposto. Sembra non tramontare affatto, oltre alla retorica “della difesa dei valori etnico-culturali europei e in chiave anti-Ue e anti-Usa”, il mito della crisi ucraina. Che però, rivela il documento, “ha da tempo trasceso il mero ambito propagandistico, come attesta il perdurante afflusso nella regione del Donbass di militanti e simpatizzanti d’area a supporto dei due fronti contrapposti”. Non tramonta, anzi è un veicolo di aggregazioni per le formazioni neonazisti sparse in tutta Europa.

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