Li Zehua, il Covid-19 e la censura cinese. L’affondo di Terzi

Li Zehua, il Covid-19 e la censura cinese. L’affondo di Terzi
In un clima di emergenza nazionale sarebbe opportuno non farci prendere in giro da Pechino e dai suoi numerosissimi, non sempre disinteressati, sostenitori e ammiratori, anche qui in Italia. Il caso di Li Zehua letto dall'ambasciatore Giulio Terzi, già ministro degli Esteri

Il caso di Li Zehua, ex giornalista cinese della CCTV che ha documentato l’assenza di trasparenza e la propaganda del Partito comunista cinese nella gestione dell’emergenza del Covid-19 e di cui da giorni non si hanno più tracce, riaccende i riflettori sulla manipolazione e falsificazione dell’informazione da parte del governo cinese.

Dalla Sars in poi la Cina ha nascosto, censurato e truccato i dati sulla sanità pubblica, impedendo di reagire in tempo grazie al suo dominio delle agenzie Onu. Perché, oggi, l’Oms non ha ancora dichiarato lo stato di pandemia? Semplice. Perché dovrebbe imporre alla Cina, legalmente e obbligatoriamente, di fornire dettagliate e comprovate informazioni su origine e diffusione del virus, sulle misure adottate, e soprattutto su come la pandemia sia stata irresponsabilmente “esportata” in tutto il mondo. Purtroppo, sembra che il direttore esecutivo dell’Oms debba stare dov’è solo per dire quanto è bravo e saggio Xi Jinping.

Le responsabilità globali che la Cina afferma in misura sempre più ideologica – ad esempio la conclamata superiorità del modello comunista/maoista rispetto alla democrazia liberale e la pretesa, vantata ormai da anni (soprattutto dal 2012), di essere una potenza globale che deve poter dettare le sue leggi, i suoi asseriti diritti (es. Mar della Cina), e i suoi “modelli” nell’Intelligenza artificiale, nella Cyber Security, nella proprietà intellettuale – ecco tutte queste “responsabilità” del governo comunista non valgono assolutamente più nulla non appena si scatena – proprio dalla Cina, e per le immense carenze del sistema di prevenzione e della politica igienico-sanitaria – una pandemia che continua ad essere manipolata dalla propaganda e falsificata sui media.

Alla luce di tutto questo, è triste, oltre che incredibile, pensare che l’Italia sia stata il primo Paese in Europa ad aprire l’intero continente alla Via della Seta e alla dominazione economica, politica e strategica cinese. Stupisce, inoltre, che all’indomani di un’immensa crisi sanitaria di origine cinese, nessuno da Roma abbia lontanamente suggerito agli “amici” a Pechino di fornire all’Italia e all’Europa tutti i dati e le informazioni rilevanti per contenere il contagio. E infatti poco o nulla oggi si sa su natura, velocità di propagazione, ripetibilità del virus.

In un clima di emergenza nazionale come quello che viviamo, sarebbe opportuno, almeno, non farci prendere in giro da Pechino, e dai suoi numerosissimi, non sempre disinteressati, sostenitori e ammiratori, anche qui in Italia.

ultima modifica: 2020-03-07T15:00:10+00:00 da Redazione

 

 

 

 

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