La ricerca è l’antidoto per il Covid-19. L’analisi di Novelli

La ricerca è l’antidoto per il Covid-19. L’analisi di Novelli
Accanto a tutti gli interventi approvati dal governo in materia di contenimento dell’epidemia è necessario attivare anche programmi di ricerca coordinata. Misure che andrebbero previste non solo per il presente, ma anche per il futuro. L'analisi di Giuseppe Novelli, professore di Genetica Medica, Università di Roma Tor Vergata

L’uomo e gli agenti patogeni come i virus si sono evoluti insieme. Ma soltanto negli ultimi 5.000 anni, cioè da quando l’uomo ha cominciato a vivere in comunità più o meno grandi, è iniziato il movimento dei patogeni da persona a persona stimolando il nostro genoma ad evolversi per difenderci da questi attacchi e produrre vantaggi selettivi e riproduttivi. Analogamente, anche i virus hanno cercato di adattarsi mutando i loro genomi per aumentare l’invasività e la sopravvivenza all’interno dell’ospite e propagare la loro progenie virale. Questo meccanismo è alla base della continua lotta tra ospite e patogeni.

Nel corso della nostra storia (molto recente in termini evolutivi per noi) le epidemie hanno devastato le comunità umane, dove sopravvivevano solo pochi fortunati in possesso di geni che gli fornivano buone armi di difesa (i vaccini non erano stati ancora scoperti!). Le prime grandi vittorie le abbiamo ottenute a partire dal XVIII secolo, con l’introduzione dell’igiene di massa e, a seguire, con la scoperta di antibiotici (contro i batteri), farmaci antivirali e vaccini. Progressi straordinari, ma non la vittoria di una guerra lunga millenni. La resistenza dei batteri agli antibiotici, e la capacità dei molti virus a mutare (basti pensare all’HIV e ai virus influenzali) ci hanno regalato qualche sconfitta, con aumento delle infezioni e introduzione di nuove malattie.

L’infezione da SARS-Cov-2 è una di queste e si pone come una nuova epidemia a livello globale. Man mano che la diffusione si estende colpendo centinaia di miglia di persone, non sorprende la variabilità nella sintomatologia che colpisce le persone positive: da forme asintomatiche o simil-influenzali a grave compromissione polmonare secondo una distribuzione di curva a campana, dove ad un estremo si collocano i soggetti asintomatici e all’altro i casi gravi, mentre la maggior parte degli individui si colloca nel centro. Questa distribuzione è tipica di una grande popolazione di individui esposta per la prima volta ad un agente infettivo, come nel caso del SARS-Cov-2.

La domanda è: come facciamo a sapere a priori a quale range della curva ci poniamo? La risposta non è né semplice né univoca, e dipende da molti fattori che ancora non conosciamo, ma in gran parte origina dal nostro dna che fornisce le informazioni per produrre armamenti difensivi efficienti: alcuni si difendono bene, altri meno bene. È infatti noto che la variabilità genetica individuale può rendere i soggetti più suscettibili o più resistenti all’infezione virale e alla progressione di malattia.

La letteratura scientifica è molto ricca di esempi: Hiv/Aids, epatite C, epatite B, norovirus, papillomavirus, virus del Nilo occidentale, Sars/Coronavirus e molti altri. Questa informazione genetica risiede nella variabilità dei geni che codificano per proteine della risposta immunitaria come i geni dell’HLA che rappresentano la prima linea di difesa contro i virus ed altri agenti estranei. Quando un virus entra nel corpo umano, il virus infetta le cellule, cioè penetra all’interno delle cellule ed inizia a produrre le sue proteine (antigeni virali). Le molecole HLA di classe I si legano ai peptidi prodotti dalla degradazione intracellulare delle proteine ​​virali e le visualizzano sulla superficie cellulare per il riconoscimento da parte dei linfociti T CD8 +. Le molecole di classe I, cioè HLA-A, -B e -C, svolgono un ruolo importante nelle infezioni virali nella lisi delle cellule bersaglio da parte dei linfociti T killer citotossici. Il processo è complesso e necessita di numerose altre proteine e di altre cellule, come le cellule dendritiche, i macrofagi che cooperano a distruggere il virus.

Come tutti i nostri geni, anche quelli dell’HLA variano da persona a persona e questo influenza certamente (ma non esclusivamente) la progressione della malattia. Naturalmente, ci sono altri geni che rivestono un importante ruolo nella suscettibilità all’infezione da Coronavirus: è necessario studiarli, analizzarli nei diversi pazienti per capire il quadro clinico, la prognosi della malattia e sviluppare farmaci specifici. Tra questi certamente l’enzima ACE2 (enzima associato alla trasformazione dell’angiotensina) che rappresenta una delle porte principali di ingresso del virus SARS-Cov-2 nelle nostre cellule.

Sono allo studio farmaci che impediscono o riducono il legame con ACE2. La variabilità genetica del gene ACE2 potrebbe moderare gli effetti dell’infezione da Coronavirus SARS-COV-2 e spiegare le differenze osservate, ad esempio, tra popolazione maschile e femminile? Sebbene per la precedente infezione da SARS questa relazione non è stata dimostrata, per SARS-COV-2 rimane da verificare. Questi esempi dimostrano come la ricerca multidisciplinare potrebbe fornire un contributo sostanziale agli sforzi che molti colleghi virologi, e clinici quotidianamente fanno. Per questo accanto a tutti gli interventi approvati dal governo in materia di contenimento dell’epidemia è necessario attivare anche programmi di ricerca coordinata. Misure che andrebbero previste non solo per il presente, ma anche per il futuro. È solamente ampliando le conoscenze, soltanto avendo a disposizione maggiori evidenze scientifiche saremo sufficientemente forti da affrontare emergenze di questa natura con armi più adeguate.

Da qui la necessità più volte richiamata dal sottoscritto di:

a) costituire un team di scienziati, biotecnologi, bioinformatici – invito più volte sottolineato su questa testata – per comprendere se la variabilità genetica individuale può giustificare, anche solo in parte, la diversa risposta all’infezione da SARS-CoV-2 nella popolazione italiana;

b) attivare subito un finanziamento di programmi di ricerca straordinari per Covid-19,

c) bloccare subito i limiti alla ricerca (vedi sperimentazione animale) in Italia;

d) tenere aperti i laboratori di ricerca con le dovute cautele per il personale.

I cittadini di Vo’ Euganeo, sfortunatamente per loro apripista in questo concitato momento di emergenza, hanno dimostrato una grande sensibilità a contribuire alla ricerca, collaborando attivamente con la comunità scientifica. Non deludiamoli, e non deludiamo tutti coloro che si sono ammalati, coloro che purtroppo si ammaleranno e tutte le persone che finora hanno accolto con senso di responsabilità gli inviti ad attuare le giuste misure preventive. Lo dobbiamo a tutti loro, lo dobbiamo a tutti noi.

ultima modifica: 2020-03-08T15:00:25+00:00 da Giuseppe Novelli

 

 

 

 

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