A sentire esperti e talk show, mascherine, respiratori e la Via della Salute dalla Cina sono un male. Ma le aziende italiane e i medici in prima linea raccontano un'altra versione. L'intervento di Michele Geraci, già sottosegretario allo Sviluppo Economico, professore di Finanza alla New York University

Con molta amarezza, ho letto e sentito in questi giorni commenti negativi nei confronti della Cina. L’amarezza è ancora più grande perché tali critiche non arrivano soltanto da una certa parte della nostra stampa auto-proclamatasi “esperta” di Cina (probabilmente molti degli autori non parlano neppure la lingua ne hanno mai vissuto là), ma perché sono state fatte da vari personaggi pubblici che proprio per il loro grande appeal sulla popolazione italiana potrebbero e dovrebbero essere più cauti per i motivi che elenco.

Nel mondo delle relazioni internazionali, è molto raro per esponenti di un Paese fare critiche aperte ad un altro governo o, addirittura ad un popolo intero. Sono strategie che non pagano, né tanto meno fare la voce grossa con i nemici dei nostri amici ci fa guadagnare buoni pasto nei confronti di quegli amici, anzi sminuisce il posizionamento nel mondo di un grande Paese del G7 come il nostro. Meglio lasciare queste tattiche a Paesi di spessore geopolitico minore che debbono cercarsi amici. L’Italia è un Paese leader, parola che significa essere al comando, quindi dobbiamo essere noi a condurre le danze, insieme ai nostri alleati

Nel caso specifico della Cina, bisogna ricordare prima di aprire bocca che ad oggi è l’unico Paese al mondo che sta dimostrando di voler dare una mano d’aiuto attraverso a) invio di esperti, scambio informazioni e donazioni da parte del governo cinese e b) un misto di donazioni e vendite, come è normale, da parte di aziende private. Le critiche e le opinioni si possono anche fare, siamo sempre una democrazia liberale, salvo gli accorgimenti tattici di cui sopra.

Ma io condanno in maniera inequivocabile il vizio che molti hanno di prendere delle posizioni le cui conseguenze vengono poi pagate da altri. Troppo facile. Chi esprime un giudizio e prende una linea deve essere lui a pagarne il prezzo, e non scaricarlo su altri, come la sinistra fa con la strategia “not-in-my-backyard”, “i migranti vanno accolti, ma non a casa mia eh!”. Se a qualcuno dei nostri fanno schifo le mascherine ed altri materiali che arrivano dalla Cina, lo dica pure ai nostri dottori e alle migliaia di ammalati di Bergamo. I contatti glieli fornisco io.

Inutile ricordare che la Cina ha ritardato, lo sappiamo, lo hanno ammesso, gli esperti veri hanno capito il perché, chi parla in tv non credo sappia neppure i confini della Cina. E se anche la Cina facesse il samaritano per migliorare la propria immagine, soft power o chicchessia, grazie lo stesso, è quello che fanno tutti i Paesi, e quello che cercavo di fare anch’io nelle mie missioni all’estero. Ma nessumo mi prendeva a pesci in faccia per questo. Ugualmente assurde sono le critiche a Silvio Berlusconi per la sua donazione. Siamo un Paese che ha bisogno veramente di riacquistare una sua coscienza, responsabilità di tutti, politici, media, università, manager e cittadini.

Ma anche noi, gravissimo, abbiamo ritardato. Da gennaio mi sgolo per comunicare agli italiani e al governo la gravità della situazione, appelli caduti nel vuoto, del resto in questo mese solo raramente sono stato invitato in tv per spiegare cosa succedeva in Cina, quindi inutile anche lamentarsi dei ritardi degli altri se poi anche da noi chi vuole informare non viene ascoltato.

In Italia regna purtroppo un astio verso la Cina, dovuto principalmente ad ignoranza, che ha contribuito a ritardare le misure di emergenza, con le gravi conseguenze sulla salute e sull’economia che vediamo oggi. È così grande l’ignoranza e l’astio che pur di non “seguire il modello Cina” – cosa che risulta difficile perfino a pronunciare – si preferisce invocare “il modello Taiwan o Corea”, modelli che, in principio, non sono particolarmente diversi dal modello cinese e che hanno dovuto fare conti con fattori locali molti particolari, penso al Shincheonji, fenomeno sicuramente ben noto ai nostri ospiti dei talkshow.

La settimana scorsa sui media cinesi, ho invocato l’aggiunta di una cooperazione anche nel settore della sanità, in aggiunta a quella commerciale che era alla base del MoU da me voluto e spinto alla firma per aiutare le nostre imprese e la nostra economia. La cooperazione tra Paesi anche nel settore della ricerca scientifica è importante, tanto più che il coronavirus è un problema globale e richiede cooperazione globale.

Nonostante le tensioni tra Cina e Usa, ricercatori cinesi e americani pubblicano i loro risultati e li mettono a disposizione gli uni degli altri e dell’interna comunicata’ scientifica. Attenzione che le nostre critiche pubbliche non ci facciano restare con il solito cerino in mano, quando gli altri fanno pace.

Se i nostri bravissimi ricercatori di Napoli, continuando sulla ottima strada intrapresa per la ricerca del virus, avessero bisogno di cooperazione con i colleghi cinesi, ben venga, salveremo altre vite. Ben venga la Via della Seta anche sul settore della sanità, una grande iniziativa di cui sono molto orgoglioso e che, nel tempo, capiranno anche gli “esperti”, del resto delle tante critiche che ho ricevuto, nessuna arriva dalle aziende, ma solo da chi, appunto dal suo ufficio parla, critica e fa cadere sugli altri il peso delle loro parole. Too easy!

Ci si preoccupa che gli aiuti della Cina possano loro consentire di acquistare nostri asset sottocosto, esiste la paura che svendiamo? Chi dice questo non dimostra di masticare granché di finanza internazionale: se siete a conoscenza di aziende in vendita a meno del loro valore, chiamatemi pure a tutte le ore del giorno e della notte! Tranquillizzo anche Antonio Tajani preoccupato che si possano vendere i nostri porti; stia tranquillo, in Italia, per legge non si può fare, strano che non lo sappia. Sulla Cina, per adesso basta un grazie!

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