Sul numero di Science del 23 Aprile è stato pubblicato un commento su un articolo apparso su bioRxiv (https://www.sciencemag.org/news/2020/04/covid-19-vaccine-protects-monkeys-new-coronavirus-chinese-biotech-reports). Nell’articolo si afferma che per la prima volta uno dei tanti vaccini COVID-19 che sono in via di sviluppo ha protetto animali modello, i macachi di rhesus, dall’infezione del nuovo coronavirus,
Chi produce il vaccino.
Il vaccino è sviluppato da Sinovac Biotech, una società privata con sede a Pechino. Utilizza una approccio vecchio stile basato su una versione chimicamente inattivata del virus. Non ha prodotto evidenti effetti collaterali nelle scimmie e il 16 aprile sono iniziati studi sull’uomo.
Cosa è bioRxiv
“bioRxiv” è un archivio online gratuito di articoli in versione preprint, dedicato alla biologia e alle scienze della vita. Gli articoli che vi appaiono sono in forma di bozze e non sono passati attraverso il processo di verifica dei revisori scientifici. Quindi vanno considerati con cautela.
Considerazioni
Il fatto di utilizzare l’approccio consolidato del virus inattivato invece che metodi biotecnologici di nuova generazione, ovviamente apra la strada alla produzione anche in paesi meno sviluppati.
Alcuni però sollevano dubbi sul vero valore dell’articolo in quanto il numero di animali utilizzati nello studio è troppo piccolo per dare risultati statisticamente significativi.
Inoltre le scimmie potrebbero non essere un buon sistema modello in quanto non sviluppano i sintomi più gravi che la Covid-19 provoca nell’uomo.
Esiste infine la possibilità che una protezione parziale possa avere effetti pericolosi come già osservato con altri coronavirus tipo la SARS e la MERS.
Il messaggio è che sono necessari ulteriori studi per arrivare a qualcosa di sicuro.
La buona notizia è che il tasso di mutazione di Covid-19 è relativamente basso e il vaccino sviluppato da Sinovac Biotech sembra essere efficace su ceppi di virus isolati in diverse parti del mondo.
Il vaccino
Sinovac ha esperienza nella produzione di vaccini. Ma è una piccola azienda che potrebbe produrre, al massimo, circa 100 milioni di dosi di vaccino.
La società ha recentemente avviato studi clinici di fase I con 144 volontari per cercare di stabilire se il vaccino provochi effetti collaterali pericolosi. La società spera di iniziare gli studi di fase II entro la metà di maggio con risultati previsti entro la fine di giugno.
Se tutto va bene, gli studi di fase III per stabilire l’efficacia del vaccino dovrebbero partire in autunno e venir condotti in paesi colpiti più duramente dal virus.
Secondo l’OMS, al 23 aprile altri sei vaccini erano già entrati in fase I. Altri 77 sono prossimi ad entraci. La stragrande maggioranza di questi vaccini utilizza i moderni strumenti dell’ingegneria genetica. Solo quattro si basano sulla vecchia tecnologia di inattivazione virale.

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