La Commissione Ue rilancia sulla Difesa comune. Ecco come (e quanto)

La Commissione Ue rilancia sulla Difesa comune. Ecco come (e quanto)
Mentre resta da sbrogliare la matassa sul prossimo bilancio dell’Unione (compreso l’atteso Fondo europeo di difesa), la Commissione von der Leyen mette a disposizione oltre 180 milioni per il settore, tra progetti industriali e di ricerca nel campo. “Serviranno a ripartire dopo il Covid-19”, dice il commissario francese Breton. La partita è però più sottile

L’Unione europea tenta il rilancio dalla Difesa. La Commissione targata Ursula von der Leyen ha annunciato finanziamenti per oltre 180 milioni di euro in progetti industriali e di ricerca nel settore per l’anno in corso. Riguardano i due programmi pilota che anticipano l’European defence fund (Edf), in attesa di capire quale sarà la sua dotazione nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale, con il rischio, già palesatosi nel corso dei negoziati tra i Paesi membri, di ridurre il livello d’ambizione.

LA RISORSE ATTESE

I due ambiti di riferimento sono il programma per lo sviluppo industriale (Edidp) e l’azione preparatoria nel campo della ricerca (Padr), rispettivamente finanziati con 500 milioni per il biennio 2019-2020 e con 90 milioni per il triennio 2018-2020. Per l’Edidp, la Commissione ha deciso di stanziare per quest’anno 160 milioni con una “call for proposal” che copre dodici categorie di capacità identificate come necessarie dall’Ue e dagli Stati membri. Tra queste, c’è la progettazione, prototipazione e test di tecnologie in ambito Cbrn, acronimo che raccoglie anche le sfide biologiche come il Covid-19. Si citano inoltre le capacità anti-drone, la difesa cibernetica, le comunicazioni sicure e i network protetti per gli scenari operativi. Si prevedono, come da regolamento già approvato, incentivi per la partecipazione di Pmi.

LA RICERCA DISRUPTIVE

Per quanto riguarda la Padr, la Commissione ha annunciato la selezione di sette nuovi progetti di ricerca per un totale di 23 milioni di euro. “Sono focalizzati su tecnologie con un alto potenziale disruptive nel settore della difesa – spiega Bruxelles – come intelligenza artificiale e quantum technology, electronic warfare e standard di interoperabilità per sistemi militari a pilotaggio remoto”. I consorzi che si sono aggiudicati i sette progetti coinvolgono 65 tra industrie (comprese Pmi), centri di ricerca e integratori di sistemi. Il modello è quello che si è manifestato con Ocean 2020, il primo progetto (di cui l’Italia ha conquistato la guida) finanziato con la Padr.

L’IMPRONTA DEL COMMISSARIO

Sui finanziamenti programmati si sente l’impronta della presidente von der Leyen (per sei anni ministro della Difesa tedesca, tra i promotori del progetto europeo nel campo), ma soprattutto del commissario al Mercato interno, il francese Thierry Breton. Parigi ha voluto con forza la casella da cui dipende anche la nuova direzione Difesa, industria e spazio, quella che dovrà gestire il più cospicuo European defence fund (in attesa di capirne la dotazione). Tra l’altro, il governo francese ha già inserito il settore dell’aerospazio e difesa tra quelli su cui intende puntare per il rilancio della propria economia post-coronavirus.

LA COMPETIZIONE AL VIA

Un’impostazione che appare ora traslata a livello europeo dalle parole di Breton: “In questo periodo difficile su molti fronti, stiamo mobilitando tutti i programmi dell’Ue per supportare le nostre aziende, piccole o grandi; ci siamo anche preparando al futuro”. Difatti, ha aggiunto il commissario francese, “con lo sviluppo delle tecnologie per la Difesa, stiamo rendendo l’Europa più resiliente e stiamo rafforzando la nostra base industriale”. Parole che testimoniano la forte volontà di procedere sulla linea dell’integrazione industriale, processo che l’Italia deve seguire con attenzione (investendo tutta la forza negoziale possibile) per non perdere posizioni. In tal senso, il primo rafforzamento entro i confini è sul fronte degli investimenti, un punto che il dicastero di Lorenzo Guerini ha deciso di perseguire con forza.

VERSO IL BILANCIO UE

L’Edf è d’altra parte pensato soprattutto con la formula del co-finanziamento, utile a generare investimenti a cascata da parte degli Stati membri. Certo, non tutto è ancora chiaro, a partire dalla piena possibilità di accesso ai finanziamenti per le aziende stabilite in Europa, ma di proprietà extra-Ue (ammessa, ma con tanti vincoli). In ogni caso, il primo punto è chiarire il livello di risorse, e per l’Italia è importante che sia alto. Un interesse che dovrà fare i conti con i negoziati tra gli Stati membri (tra “i quattro frugali” e “gli amici della coesione”) sul prossimo bilancio dell’Unione 2021-2027. La Commissione ha proposto per l’Edf 13 miliardi di euro. Un primo box redatto dalla presidenza finlandese del Consiglio dell’Ue ha portato a una discesa fino a 6 miliardi, in leggera risalita poi nella proposta del presidente Charles Michel dello scorso febbraio (7 miliardi), ma ancora lontani dai livelli previsti.

ultima modifica: 2020-04-06T19:25:48+00:00 da Stefano Pioppi

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