Le persone iniziano a chiedersi quanto ancora possono resistere in quarantena dal momento che dal governo e dai comitati scientifici non arrivano messaggi chiari di quello che si sta facendo per cominciare a pensare di ripartire. Forse l'esempio veneto può dare qualche indicazione

I governanti hanno una strana idea dei governati, per la quale questi possono restare consegnati in casa a tempo indeterminato ed adattarsi a qualsiasi richiesta dell’autorità e senza che questo abbia conseguenze. Come se fosse possibile mettere gli esseri umani in freezer e poi scongelarli quando servono, per ritrovarli freschi e pimpanti.

In primo luogo è evidente che la reclusione ai domiciliari ha un costo in termini di pressione psichica, di danni economici per famiglie e aziende, di problemi di vita quotidiana (mi si è rotto il pc, o gli occhiali: dove vado a cambiarli o ripararli?) eccetera. E già dalle prime due settimane sono aumentati i segnali di disagio sociale, a cominciare dall’aumento delle violenze domestiche sulle donne. Ma, soprattutto, al momento della “ripartenza” ci si accorge che gli umani hanno acquisito abitudini di vita per nulla normali e tutte sotto il segno della diffidenza.

Se ne sono accorti in Cina, dopo la “fine” dell’epidemia a Wuhan: niente ristoranti o bar anche nella pausa pranzo, meglio un cestino da casa, niente palestra, meglio esercizi a casa, niente estetiste o parrucchieri, meglio il fai da te casalingo. Di cinema e teatri meglio non dire. Almeno per ora i cinesi sembrano aver profondamente interiorizzato l’idea della casa come stremo ridotto di sicurezza, per cui evitano il più possibile di star fuori ed è scattata la “diffidenza a 360° gradi”: “e se nella metro ci sono degli asintomatici?” “e se il cibo è contaminato?” e così via.

Di prendere un aereo o fare vacanze fuori o, addirittura, all’estero non ne parliamo nemmeno. E questi sono riflessi che supereranno anche ben oltre la fine della pandemia (per ora non in vista): inevitabilmente ci saranno, per qualche tempo, dei casi sporadici qui e lì e, a ciascuno di essi, una dolorosa scossa elettrica attraverserà il corpo della società.

Lo ricordino anche il governo ed il comitato tecnico scientifico (che nome ampolloso per un gruppo di signori che, sinora, ci hanno solo detto di stare a casa e lavarci le mani!) che pensano di protrarre all’infinito la quarantena generale in assenza di risultati convincenti. È probabile che se uscissimo in queste condizioni sarebbe molto peggio, ma la gente inizia a chiedersi quanto ancora può resistere. Qui dobbiamo trovare altro e forse l’esempio veneto (per certi versi simile a quello della Corea del Sud) può dare qualche indicazione.

Ma, soprattutto: vi decidete a dirci come stanno andando le sperimentazioni sul vaccino e sui farmaci? Si parlava di 250 diversi tentativi nel mondo e di una quarantina in Italia: c’è un coordinamento almeno italiano, se non europeo? Se c’è, perché il comitato tecnico scientifico e il ministero non ne parlano? Se non c’è perché non lo fanno?

Si può fare qualcosa (fondi personale, contatti internazionali) per accelerare le cose? Magari per ora ci accontenteremmo anche di un disinfettante più efficace, magari aerosol che contribuisca a rallentare il contagio. Quello che vi pare, ma qualcosa di più che la quotidiana messa cantata di Borrelli con i suoi numeri del lotto.

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