Intervista esclusiva ad Anthony Luzzatto Gardner, ex ambasciatore degli Usa in Ue ed autore del libro “Star with Stripes”. Con Trump - spiega - i rapporti con l'Europa si sono deteriorati, Biden ha l'esperienza e la visione per rilanciarli. Cina e Huawei? Chiunque vinca alle presidenziali non farà sconti. Pechino e Mosca vogliono mettere le mani sull'Italia, Trump si è mosso troppo tardi

“Un tempo Stati Uniti ed Ue erano partner strategici. Ora qualcosa si è incrinato”. Anthony Luzzatto Gardner è stato ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Ue dal 2014 al 2017 sotto l’amministrazione di Barack Obama e direttore degli Affari europei al National Security Council. luzzatto gardner bisVive a Londra, ma ha anche origini italiane e non nasconde un guizzo d’orgoglio a ricordarle. Un misto di nostalgia e speranza attraversa il suo ultimo libro, “Stars with stripes” (Palgrave), un racconto inedito di tre anni (e che tre anni) dietro le quinte della politica atlantica. GARDNER TRISNostalgia per l’era Obama, quando, confida a Formiche.net, le due sponde dell’Atlantico sembravano più vicine. Speranza perché quell’era torni, con forme e modi diversi, con la vittoria alle presidenziali di Joe Biden, l’ex vicepresidente con cui, da capo della missione Ue, ha lavorato a strettissimo contatto e della cui campagna è supporter della prima ora.

Ambasciatore Gardner, qual è la grande lezione di tutti questi anni trascorsi dietro le quinte?

Stati Uniti ed Ue sono e devono restare partner inamovibili in una lunga lista di sfide regionali e globali. Commercio, cambiamento climatico, supporto umanitario. La nostra collaborazione è sottostimata, anche in questioni più settoriali: senza il supporto dell’Ue gli Stati Uniti non avrebbero mai messo in piedi un regime di sanzioni così efficaci contro Russia e Iran.

Cosa è cambiato con Trump?

Tutto. Per sessant’anni le amministrazioni americane, repubblicane e democratiche, hanno supportato con coerenza il processo di integrazione europea, nella consapevolezza che la prosperità e il libero commercio in Europa rientrassero nell’interesse americano.

Poi?

Poi è arrivato Trump, con la profonda convinzione fin dal primo giorno che il multilateralismo è una perdita di tempo, che organizzazioni internazionali come l’Onu o il Wto siano inutili, e che l’unico modo per rapportarsi con altri Stati sia ricorrere a singole transazioni bilaterali. Questo presidente non capisce l’Europa. La considera, parole sue, un “blocco commerciale”. Non ha una visione di lungo periodo. Pensa che ci dovrebbero essere “altre Brexit”.

Anche con Obama i rapporti non sono stati sempre rose e fiori…

Nessuno lo nega. Ho consegnato le mie credenziali a Bruxelles nel marzo del 2014, poco dopo lo scoppio dello scandalo di Edward Snowden. Fu un imbarazzo, e minò alla base la fiducia fra Usa e Ue, ma siamo riusciti a metterci una toppa sopra e andare avanti, a lavorare a stretto contatto con i nostri alleati, Francia, Germania, Italia, invece che attaccarli.

Trump non ha mai attaccato direttamente l’Italia.

Ovvio, tutti amano l’Italia! (ride, ndr). Ma nel frattempo insulta di continuo la Germania, e descrive l’Ue come una costruzione inutile di cui liberarsi.

L’Ue non sempre viene in contro. Sulla regolamentazione tech, ad esempio, c’è un abisso fra le due sponde dell’oceano.

Vero, ci sono differenze. E sì, la regolamentazione Ue colpisce le grandi aziende americane, anche perché sono le uniche di quelle dimensioni nel mercato. Di errori ne sono stati fatti, ma meno di quanti si possa pensare. Molti dei Ceo delle aziende americane insorte contro l’introduzione del Gdpr, da Mark Zuckerberg a Tim Cook, oggi lo esaltano e lo reclamano in patria. L’Ue è vista come un modello globale nello standard-setting, tant’è che le aziende Usa presentano reclami alla Commissione Ue per non finire vittime del limbo o, peggio, della confusione normativa americana.

Lei dice che con Biden alla Casa Bianca cambierà la politica estera americana. Come?

Semplice. Non esiste un americano con un’esperienza in politica estera maggiore di quella di Biden. È stato vicepresidente, in prima linea su tanti dossier, prima ancora presidente della Commissione Affari Esteri del Senato. È conosciuto e rispettato in tutto il mondo, e questa è una differenza non da poco con Trump.

In sostanza?

A differenza di Trump, Biden crede che abbiamo bisogno dei nostri alleati, da soli non possiamo farcela. Trump ha detto di voler dare priorità ai rapporti con il Regno Unito, per Biden Usa-Uk-Ue sono un triangolo inscindibile. Rispetterebbe le norme internazionali sul commercio, abbandonando l’unilateralismo.

Che dire dei rapporti con la Cina?

Questa è una delle rare, rarissime aree di consenso bipartisan della politica americana. La Cina è una minaccia unica: ha giocato sporco dentro al Wto, ha reso pubblica la diffusione del coronavirus con settimane, se non mesi di ritardo. Di tutto questo la prossima amministrazione americana e la comunità internazionale si ricorderanno. Ma la ricetta di Biden è molto diversa da quella di Trump.

Cioè?

Né inutili minacce, né vuoto pacifismo. L’unico modo per mettere la Cina alle strette è lavorare a fianco dell’Ue, che in questi mesi ha giustamente irrigidito il suo impianto normativo, dallo screening degli investimenti diretti esteri alla concorrenza.

Trump intanto ha tagliato i fondi all’Oms, puntando il dito contro la dipendenza dell’organizzazione da Pechino. Scelta giustificata?

No, scelta folle. L’Oms ha delle falle? Sì, ovvio. Si può uscire da questa crisi senza il supporto di organizzazioni internazionali come l’Oms o l’Fmi? No. Lo ha detto chiaramente Bill Gates, che è uno dei principali finanziatori dell’Oms ed è stato tra i primi a predire la pandemia. Presto la crisi colpirà i Paesi in via di sviluppo. Senza le istituzioni multilaterali non se ne esce.

Ecco un altro punto interrogativo nei rapporti fra Cina e Usa: la sfida per il 5G con Huawei. Finora i partner europei non hanno ascoltato granché i moniti americani.

Avere dubbi e preoccupazioni sulla presenza di Huawei nella rete 5G è più che legittimo, ed è giusto parlarne con gli alleati. È anche vero che non si può rimandare la costruzione della rete 5G, e che Huawei ha qualità e convenienza. La scelta del Regno Unito, escluderla dalla parte “core” e ammetterla parzialmente in quella non-core, mi sembra ponderata. Se Biden dovesse essere eletto, procederebbe sulla base di valutazioni tecniche. E cesserebbe di bullizzare gli alleati. Una tecnica che peraltro, finora, non ha dato grandi risultati.

Non solo 5G. Ora anche gli aiuti per il Covid-19 hanno lanciato una corsa internazionale per conquistarsi i favori dei Paesi europei. L’Italia è stata la prima a ricevere equipaggiamento da Cina e Russia. Semplice solidarietà?

Mettiamola così. La Russia e ancor più la Cina hanno peccato di un eccesso di trasparenza. Hanno fatto capire fin troppo chiaramente quali erano le vere intenzioni della campagna di aiuti in Italia: aumentare la presa geopolitica sul Paese. Trump però ha le sue colpe.

Quali? Ha appena annunciato l’invio a Roma di materiale per 100 milioni di dollari.

E ha tutto il mio supporto. Ma si è mosso in ritardo, e anche le parole hanno un loro peso. Non ho sentito una parola di conforto per i morti in Europa e in Italia, un Paese che amo e senza dubbio uno dei più grandi alleati degli Stati Uniti nel mondo. Non è così che si fa diplomazia.

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