Scuola. Quando la soluzione diventa peggiore del problema

Scuola. Quando la soluzione diventa peggiore del problema
In questa situazione di emergenza si evidenziano le voragini del sistema scolastico italiano. Il rischio è quello di fornire soluzioni inadeguate. Il commento di Suor Anna Monia Alfieri

Alcune osservazioni utili per capire dove stiamo andando con i nostri bambini e ragazzi che scalpitano per tornare a scuola.

1. In tempi di coronavirus, la scuola è sempre più classista. Gli studenti che non hanno il computer devono usare (se e quando possono) lo smartphone dei genitori impegnati con lo smart working. Chi vive in un campo rom non è certo in grado di collegarsi. Questo succede anche agli studenti delle periferie delle città e in molte realtà del Sud. E che cosa dire di chi non ha nessuno a casa in grado di aiutarlo?

2. La scuola non può ripartire a settembre, perché le classi-pollaio non consentono il distanziamento sociale. Si tratta, ancora una volta, di quegli invisibili la cui situazione abbiamo denunciato negli anni, chiarendo che purtroppo in Italia il ricco sceglie e il povero è costretto ad accontentarsi, abbiamo altresì invocato più volte l’intervento del governo, il quale non dovrebbe far altro se non adempiere al compito che la Costituzione gli assegna, “rimuovere gli ostacoli”.

Ecco dunque che, in una situazione di emergenza, si evidenziano le voragini del sistema scolastico italiano, palesemente classista, regionalista e discriminatorio.

Incombe il rischio di fornire soluzioni inadeguate:

a) dare fondi a pioggia. In realtà non servono soldi, ma soldi spesi meglio. Le tecniche di organizzazione aziendale hanno ampiamente dimostrato che c’è una soglia oltre la quale i danari in più non solo non aiutano ma, avvitando e anestetizzando il sistema, addirittura creano un danno;
b) congelare tutto. Non si riparte, si eliminano gli esami di Stato, si svolgerà online la maturità e tutti promossi.

Con i debiti distinguo suona così il decreto scuola licenziato il 06/04/2020, che estende le misure di contenimento per l’emergenza Covid-19.

Ma quale sarà il peso sociale di questa decisione? Soprattutto se la didattica a distanza andrà avanti anche a settembre 2020. Prepariamo una task force di psicologi ed educatori: già da ora abbiamo abulici davanti a zoom, ragazzi sempre più isolati, già con pregresse difficoltà al confronto, alla vita condivisa. Vita familiare – per vari motivi – pari a zero. Per anni abbiamo cercato di curare il fenomeno dei ragazzi che si isolavano con una chiara dipendenza da internet: ora avremo una crescita esponenziale, almeno in determinate fasce di età.
D’altra parte, il rientro alla normalità si scontra con le classi pollaio che impediscono il distanziamento sociale.

Quindi le scelte e lo scenario che si presentano al governo sono:
1. continuare con la didattica a distanza senza avere una mappatura precisa delle migliaia di studenti non raggiunti, e della qualità dei risultati, come si denuncia in questi giorni, al netto delle lodi e dei ringraziamenti della ministra;
2. spendere a pioggia per la didattica online;
3. al costo dei ragazzi discriminati si aggiungono gli ulteriori costi con l’aggravante del danno sociale futuro per questi ragazzi e per la società;
4. peggio, il rischio sfornare gente non scolarizzata, dalla scarsa competenza, i banchi incastrati e le flipped classroom sembravano una conquista.

Tutto questo era evitabile negli anni passati, spendendo meglio e distribuendo con più intelligenza gli allievi fra le varie sedi scolastiche.
L’ideologia preferisce invece spendere 10mila euro a danno degli studenti e dei genitori, piuttosto che spendere meglio evitando le classi pollaio.

Dalla figura che segue si evince chiaramente, guardando al numero delle sezioni, il quadro degli spazi nella scuola pubblica italiana, statale e paritaria:Scuola 1

Abbiamo gli edifici, abbiamo le persone che possono garantire oggi di aprire le scuole nel rispetto del distanziamento sociale a costo zero eppure si continua a prediligere la politica dell’assurdo.

Ciò che è assolutamente incomprensibile nella situazione presente è che neanche l’emergenza consente soluzioni di buon senso che pongano al centro il bene del singolo.

Occorre il vaccino contro l’ideologia, l’ignoranza e la superficialità, altrimenti il vaccino Covid-19 non ci salverà certamente.

Stiamo toccando con mano che la politica della semplificazione, del tutti possono fare tutto ed esprimersi su tutto (dove sono adesso i no vax? ben nascosti…) ha miseramente fallito e, soprattutto, ha reso l’Italia più povera e più fragile. Sia, il coronavirus, quel cigno nero che cambierà l’Italia sollevandola dal vortice del pressapochismo in cui è caduta, dove tutto e il contrario di tutto è lecito.
I cittadini vogliono risposte serie. Altrimenti il “ce la faremo” è uno slogan colorato.

Diciamo la verità nuda e cruda: in questi momenti quello della irresponsabilità è un lusso che neanche i pentastellati di memoria populista possono permettersi.

Oggi occorrono scienza, coscienza e competenza, altrimenti ci si faccia da parte: in ballo c’è il futuro dell’Italia, non la piattaforma Rousseau.

Il buon senso civico ora vede il governo, nel miglioramento del decreto Cura Italia, impegnato a prendere atto dei numerosi emendamenti presentati, altrimenti sia consapevole che dovrà spiegare ai 900mila allievi della scuola paritaria, ai loro genitori e ai 100.mila docenti le ragioni che lo hanno convinto a sacrificarli, nonostante il beneficio che apporta il pluralismo educativo, accanto a quello economico di 6 miliardi annui; ma, peggio, dovrà spiegare – sempre il governo – quale peso ha avuto l’ideologia, tanto da potersi permettere, in tempi di emergenza coronavirus, una spesa, prevista ed evitabile, connessa alla chiusura delle scuole paritarie, di 5 miliardi di euro nel prossimo anno scolastico. Sempre che agli italiani interessi dove vanno a finire i soldi delle loro tasse e non badino solo a sapere quando potranno andare in spiaggia.

Chi minimamente ragiona e sa, ascolta i bollettini di guerra del Tg: “Salveremo le piccole e medie imprese, i lavoratori, daremo liquidità…”. E i 100mila docenti di cui sopra, e le piccole scuole già indebitate, magari con ambienti ampi e a norma, costruiti con intelligenza, le scuole che con 5000 euro annui per allievo danno un ottimo servizio pubblico (allo Stato ne servono 10mila, e il servizio non è ottimo), quelli chi sono? Una volta si diceva: figli di nn…

Per i cittadini Italiani, l’occasione persa oggi dal governo rappresenterà, a settembre 2020:
1. il costo del monopolio educativo (siamo gli unici in Europa): si stima la chiusura del 30% delle scuole paritarie, per il prossimo anno, e il resto a seguire;
2. il costo di 2.5 miliardi di maggiori tasse a carico dei cittadini;
3. il costo del disadattamento sociale dei giovani che si chiama futuro negato e non ha prezzo.

Senza cervello, la didattica digitale non serve. Non salva nessuno, soprattutto nella Settimana Santa.

ultima modifica: 2020-04-08T08:50:10+00:00 da Suor Anna Monia Alfieri

 

 

 

 

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