La guerra delle spie ha da tempo invaso l’aerospazio. L’alta innovazione, le lunghe (e aggredibili) catene di fornitura, i centri di ricerca aperti e i tanti legami con il mondo militare, rendono il comparto una preda allettante per chi cerca, rubando preziosi segreti, di recuperare terreno nella corsa alla supremazia tecnologica. L’ultima notizia arriva dagli Stati Uniti, dove la Cnn rivela l’arresto, venerdì scorso, di un ricercatore coinvolto in importanti progetti della Nasa che potrebbe essere rimasto in contatto per anni con Pechino.

L’ARRESTO DEL PROFESSORE

63enne, professore di ingegneria elettronica all’University of Arkansas-Fayetteville dal 1988, Simon Saw-Teong Ang è accusato di frode informatica per aver nascosto i suoi legami con università e aziende cinesi, posizione che lo avrebbe reso inammissibile, per conflitto d’interesse, a ricevere finanziamenti da parte delle agenzie federali degli Stati Uniti, cosa che invece è successa con alcuni dei suoi progetti sostenuti dalla Nasa negli ultimi anni. In particolare, spiega la Cnn citando la denuncia presentata a suo carico dall’Fbi, il professore avrebbe volontariamente celato la sua partecipazione al Thousand Talent Scholars, il programma con cui il governo di Pechino sostiene i suoi talenti all’estero nelle discipline ad alta innovazione. In passato, è già finito nel mirino dell’Fbi, che notava come “i partecipanti sono spesso incentivati a trasferire in Cina le ricerche condotte negli Stati Uniti, così come altre informazioni proprietarie a cui possono accedere, rimanendo dunque una minaccia significativa per gli Usa”.

I CASI RECENTI

Il tema non è nuovo e ha già coinvolto gli ambienti universitari relativi al comparto. Nel settembre del 2018, lo studente 27enne Ji Chaoqun (inserito in un programma dello US Army aperto anche a stranieri) fu arrestato a Chicago con l’accusa di essere “un agente illegale” diretto dai servizi di Pechino per reclutare spie tra cinesi naturalizzati e impegnati in aziende della difesa Usa. Gli studenti che ogni anno arrivano negli Stati Uniti dal Dragone sono circa 350mila. A gennaio del 2019, la relazione annuale dell’allora direttore della National intelligence Dan Coats prevedeva “che i servizi di intelligence cinesi sfrutteranno l’apertura della società americana, in particolare il mondo accademico e la comunità scientifica, usando una varietà di mezzi”.

L’AEROSPAZIO AL CENTRO DELLE MIRE

Ciò vale in particolar modo per il settore aerospaziale, nicchia d’eccellenza tecnologica in tanti Paesi occidentali (e dunque ghiotto obiettivo per chi cerca di rincorrere) e comparto che spesso vanta una connessione diretta con i programmi militari. Da diversi anni, ad esempio, gli Stati Uniti mettono in guardia sull’attività di spionaggio di Pechino nei confronti delle aziende specializzate nella motoristica, vista la dipendenza cinese dalla Russia in questo particolare campo e la volontà di sganciarsi da essa. Il dipartimento di Giustizia americano rendeva noti a novembre 2018 tre casi di “tentativi cinesi di ottenere l’accesso ai segreti aerospaziali e della difesa”, invitando le aziende a una particolare accortezza. Allora, all’Airshow di Zhuhai, il più importante evento aerospaziale in Cina, le imprese occidentali si presentarono con “misure di sicurezza rafforzate”.

L’ESPOSIZIONE EUROPEA

Ma l’attenzione sull’aerospazio non riguarda solo gli Stati Uniti. Lo scorso settembre, fecero scalpore le rivelazioni di Afp sui quattro grandi attacchi hacker rivolti nell’anno precedente ai fornitori del colosso franco-tedesco Airbus. Citando fonti di sicurezza interne, l’agenzia di stampa francese spiegava che la responsabilità delle aggressioni informatiche veniva attribuita alla Cina. Nel mirino degli aggressori erano finiti il costruttore britannico di motori Rolls-Royce, l’azienda di consulenza tecnologica Expleo e altri due fornitori d’oltralpe, sebbene l’obiettivo finale fosse la “compromissione dei sistemi di Airbus”. Sempre lo scorso settembre, l’attenzione si concentrò anche su Napoli, quando Aleksandr Korshunov, alto dirigente della Odk, società statale russa che realizza motori, fu arrestato su richiesta degli Stati Uniti con l’accusa di “spionaggio economico”. Secondo l’accusa, l’uomo sarebbe stato protagonista di un’illegale appropriazione di documenti della General Electric e di informazioni protette da proprietà intellettuale in modo da utilizzarli per il programma russo Pd-14 per lo sviluppo di un motore per i nuovi aerei civili Ms-21.

GLI AVVERTIMENTI DEL DIS PER L’ITALIA

L’arresto a Napoli si aggiungeva ai campanelli d’allarme su un’intelligence sempre più economica che suonavano da mesi nel nostro Paese, con gli avvertimenti del Dis (l’organismo di coordinamento dei servizi italiani) contenuti nella relazione annuale presentata al Parlamento relativa al 2018. Quella del 2019, presentata a inizio marzo, contiene un ampio riferimento allo Spazio, “assurto –si legge – a nuovo terreno di confronto, sul duplice piano militare ed economico”. Se in ambito difesa “la rilevanza del contesto è attestata dal riconoscimento dello spazio, da parte della Nato, quale nuovo dominio operativo, nonché dalla creazione, negli Usa, della Space Force e, in Francia, del Commandement de l’Espace, la sua valenza economica è testimoniata dai numeri: oggi questo settore vale, a livello globale, più di 300 miliardi di euro l’anno, di cui il 37% deriva dai servizi satellitari”.

NUOVI MODI DI SPIARE

Oltre a essere target di attività spionistiche, le tecnologie spaziali sono anche strumenti per le intelligence di tutto il mondo. L’osservazione della Terra, sempre più spinta, offre capacità importanti per monitorare i competitor. Parallelamente, lo sviluppo tecnologico ha aperto a nuove possibilità. Lo scorso febbraio, lo US Space Command americano denunciava i satelliti russi Cosmos-2542 e Cosmos-2543, affermando che manifestavano “caratteristiche di armi spaziali” conducendo “manovre in prossimità di satelliti del governo americano che sarebbero da interpretare come irresponsabili e potenzialmente ostili in ogni altro dominio”. L’anno scorso, era stata la ministra francese Florence Parly a prendersela con il satellite russo Luch, colpevole di aver avvicinato con intenti spionistici alcuni assetti transalpini. Su tali attività la Cina sembra al momento leggermente indietro, sebbene conservi un’elevata ambizione spaziale, con un programma completo dai lanciatori all’esplorazione di Marte. Proprio tale ambizione potrebbe rendere particolarmente allettante riuscire a carpire i segreti dei programmi occidentali.

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