Il presidente della Commissione Giustizia del Senato a Formiche.net: "Dovremo essere seri nel creare un giudizio quanto più oggettivo possibile e non tarato solo su quest'ultimo episodio, ma sulla condotta generale di Bonafede e senza calpestare i diritti e le garanzie che intendiamo tutelare. Va fatto un ragionamento garantista: non perché in una trasmissione televisiva si dice una certa cosa, allora si diventa automaticamente colpevoli di un fatto"

Sul caso Di Matteo-Bonafede va fatto un ragionamento garantista, dice a Formiche.net il presidente della Commissione Giustizia del Senato, Andrea Ostellari (Lega). Non perché in una trasmissione televisiva si dice una certa cosa, allora si diventa automaticamente colpevoli di un fatto, “ma il caso apre una finestra che secondo noi ora non si potrà chiudere facendo finta che nulla sia accaduto”.

Bonafede-Di Matteo: regge la difesa di via Arenula?

Ancora non abbiamo assistito a prese di posizioni tali da comprendere cosa sia accaduto. Non parlerei di difesa, ma di un confronto che pare necessario fare non dai salotti tv ma dai banchi del Parlamento. Lo dico ad un ministro che dovrebbe a questo punto spiegare cosa è accaduto e se è accaduto qualcosa.

Per molto meno alcuni predecessori si sono in passato dimessi: è a rischio l’immagine del governo e la tenuta sociale dopo le parole di un magistrato così importante?

Abbiamo ascoltato tutti le parole di Di Matteo, persona qualificata, preparata e con un profilo istituzionale di elevato livello. Ciò ovviamente apre una finestra che secondo noi ora non si potrà chiudere facendo finta che nulla sia accaduto: il Guardasigilli è già stato in discussione per una serie di motivi. Ragion per cui dovremo essere seri nel creare un giudizio quanto più oggettivo possibile e non tarato solo su quest’ultimo episodio, ma sulla condotta generale di Bonafede e senza calpestare i diritti e le garanzie che intendiamo tutelare. Va fatto un ragionamento garantista: non perché in una trasmissione televisiva si dice una certa cosa, allora si diventa automaticamente colpevoli di un fatto.

Però…

Quando due soggetti istituzionalmente qualificati giungono ad uno scontro di tale tipo, evidentemente qualcosa che non ha funzionato c’è. Ciò ci fornisce l’occasione per fare una riflessione più generale sul tema giustizia.

Nelle accuse al Guardasigilli vede uno slancio ultragiustizialista?

Dico che il giudizio va fatto politico e sul merito dell’attività di un ministro e, in questo caso, su ciò che non ha fatto. A mio avviso deve essere complessivo: sono state tante le gocce cadute nel medesimo bicchiere, questa della polemica con Di Matteo è solo l’ultima che fa traboccare quel bicchiere. Penso alle intercettazioni, al caso della prescrizione, alle riforme non fatte o proposte in malo modo e, in ultimo, alla cattiva gestione dei decreti in tema di giustizia al tempo della pandemia. Mi riferisco al caso carceri, con lo scontro nei penitenziari e lo sconto ai detenuti fino alle scarcerazioni troppo agevolate verso soggetti al 41bis. Per tutti questi motivi Bonafede dovrebbe andare a casa.

Perché Di Matteo ha parlato solo adesso?

Bisognerebbe chiederlo a lui. Voglio pensre che, evidentemente, se ha detto certe cose le abbia ben misurate anche per gli effetti conseguenti.

Il caso si somma alla tempesta delle scarcerazioni eccellenti: che idea si è fatto? La responsabilità è solo della testa che è caduta?

La responsabilità in quel caso, da un punto di vista oggettivo, facciamo fatica a vederla solo verso Basentini: penso che un ministro abbia il dovere di controllare e vigilare. Non si può dare la colpa ad un dirigente scelto dallo stesso ministro, per poi farlo dimettere senza spiegazioni. Abbiamo assistito ad un passo indietro, ma senza che ci abbiano detto il perché. Tra magistrati e ministero credo che la colpa sia da ritrovarsi più nella testa, quindi in chi cerca di dare un indirizzo. I magistrati in questo caso devono essere lasciati fuori da tale giudizio che, invece, noi dirigiamo verso un ministro che non ha saputo governare bene la macchina.

Il Dap può contare su 36mila agenti e sulla squadra speciale Gom in grado, ad esempio, di controllare i 700 boss che scontano il carcere duro: anche quello il nodo del contendere?

L’ultima vicenda ci ha consegnato una verità: che non c’è stata una gestione adeguata del fenomeno e del dipartimento, che non è un corpo staccato dal ministero. Vedo l’assoluta necessità di una presa di posizione da parte del Guardasigilli, che non può scaricare la responsabilità su altri. I sindacati di polizia penitenziaria in tempi non sospetti avevano avanzato chiare richieste a cui non è stato dato il giusto ascolto: ciò determina un giudizio finale che è negativo nei confronti di chi doveva assumersi delle responsabilità e non lo ha fatto.

twitter@FDepalo

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