La pandemia e la libertà di culto. Civiltà Cattolica fa chiarezza nel giorno del digiuno comune

La pandemia e la libertà di culto. Civiltà Cattolica fa chiarezza nel giorno del digiuno comune
Le fedi dimostrano di potersi unire anche in tempi difficili come questi, ponendo la salute della famiglia umana al centro della loro preoccupazione. Lo spiega bene padre Antonio Spadaro, direttore della rivista dei gesuiti

È una risposta importante quella che il direttore de La Civiltà Cattolica, padre Antonio Spadaro, firma sul suo quindicinale in merito alle polemiche suscitate in Italia dalla proibizione di celebrazioni con il popolo per via della pandemia.

Ed è probabilmente casuale ma comunque rilevante che arrivi proprio nelle ore in cui si svolge un innovativo digiuno proposto dall’Alto Comitato per la Fratellanza Umana, condiviso da papa Francesco e da tante comunità religiose per pregare Dio Creatore di aiutare l’umanità contro la pandemia, tutte le pandemie. Le fedi dimostrano di potersi unire anche in tempi difficili come questi, ponendo la salute della famiglia umana al centro della loro preoccupazione.

Ma è noto che la pandemia e le misure per contenerla hanno creato attriti non tanto tempo fa. La Conferenza Episcopale Italiana parlò di violazione della libertà di culto, suscitando moltissime reazioni di consenso ma anche di esplicito dissenso. Poi arrivò l’esortazione alla pazienza di papa Francesco e quindi l’accordo con la stessa Cei e le altre confessioni presenti in Italia. Padre Spadaro parte dal fatto: “Dopo la caduta del Muro di Berlino, non si ricorda in Europa una simile restrizione della libertà religiosa o di altri diritti fondamentali, che sono la spina dorsale della nostra democrazia e dello Stato di diritto. Tante voci si sono levate come se in alcuni Paesi si fosse messa in discussione la libertà di culto. Che cosa pensare di quanto è accaduto, dunque?”.

Dunque occorre comprendere, afferma il direttore de La Civiltà Cattolica, che “per l’umanità la sfida che stiamo vivendo è davvero seria. Abbiamo assistito – in mancanza di un vaccino e di cure adeguate – allo sconvolgimento dei sistemi sanitari nazionali in tutto il mondo. I focolai pandemici hanno provocato il contagio e la morte. Limitare severamente il contatto fisico tra le persone si è rivelato l’unico rimedio efficace, riducendo al minimo tutte le attività”.

Essendo ogni celebrazione un fatto assembleare la questione era delicatissima, per la Chiesa ma anche per la salute. “Le modalità proprie di una celebrazione liturgica – che richiede gesti, contatto, prossimità, che non è detto siano compatibili con i protocolli di sicurezza – non sono immuni, come ogni attività umana, dai meccanismi di trasmissione del contagio. Inoltre, una cosa è visitare individualmente un museo o una libreria, altra cosa è partecipare a una liturgia comunitaria: ogni paragone tra le due attività è improprio”.

Proprio questo paragone fu sollevato nelle ore successive al comunicato da qualche presule. Spadaro però vuole ricordare principalmente che proprio la salute pubblica è specificamente menzionata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo come uno dei rarissimi motivi per limitare la libertà di religione o di credo. E non si può non considerare “che la protezione dei deboli e dei vulnerabili è un valore molto elevato anche dal punto di vista religioso, e quindi deve essere bilanciata con il bisogno di comunità e di aggregazione. I provvedimenti sono volti a salvaguardare la vita umana, sia dei credenti che degli altri membri della società”. È ovvio che tra i provvedimenti e i rischi ci debba essere una evidente proporzione e deve essere chiaro che si tratta di un fatto amministrativo straordinario.

Per il direttore de La Civiltà Cattolica “è fondamentale che siano messe a disposizione dai governi misure ad hoc che permettano ai fedeli di partecipare al culto in condizioni di sicurezza sulla base dell’evoluzione della curva epidemiologica” e questo sembra essere una presa d’atto dell’importanza dell’accordo raggiunto per le funzioni religiose a partire da domenica prossima. Ma il vero punto è quello successivo: “Per ciò che riguarda le Chiese cristiane, è sempre importante considerare che il culto e l’azione pastorale sono pure vissute, come possibile, anche in condizione di lockdown. La Chiesa, se davvero è tale, non è mai ‘chiusa’”.

La Chiesa in uscita sa trovare il modo e la forza di essere nella vita dei fedeli e non solo nella loro anche nei momenti drammatici di una pandemia e sa farlo con la sua creatività, magari insieme alle altre confessioni e a tutti gli uomini di buona volontà, come indica la proposta del digiuno odierno.

ultima modifica: 2020-05-14T11:55:35+00:00 da Riccardo Cristiano

 

 

 

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