Incentivare la diffusione dell’Open Innovation significa porre le basi per un approccio sensato all’innovazione, diventato essenziale per le corporate italiane mature che necessitano di continui aggiornamenti, reivenzione del business model e di una pronta risoluzione degli stati di crisi. L'analisi di Mario Venezia, professore a contratto di Economia aziendale presso La Sapienza e Serafina Frangella, dottoressa magistrale in Comunicazione d'impresa

La contaminazione tra industrie consolidate e giovani imprese innovative ad alto potenziale di crescita consente di inaugurare mercati interessanti, con l’estensione delle aree di business e la creazione di nuova occupazione qualificata. Accostarsi al Corporate venture capital restituisce anche un importante vantaggio reputazionale, promosso dalla visibilità delle iniziative e da una rendicontazione aziendale volta alla sostenibilità e all’attenzione per le generazioni future. Risale a luglio 2019 l’ultimo provvedimento normativo in materia di Corporate venture capital, che consiste in una deduzione dall’ammontare imponibile a fini Ires pari al 30% dell’investimento in startup innovative, con soglia fissata a 1,8 milioni di euro.

Nell’ultimo dl (“Rilancio”) invece è previsto un regime fiscale agevolato rivolto esclusivamente alle persone fisiche che investono in startup o in Pmi innovative. Sebbene dimenticate dagli interventi normativi, le corporate italiane continuano a manifestare un importante interesse nel Venture Capital.

È dello scorso 15 maggio la notizia dell’acquisizione di Lybratech da parte di Zucchetti, azienda che produce soluzioni software, hardware e servizi per aziende, banche, assicurazioni, professionisti e associazioni di categoria. È indicativo che un’impresa con sede a Lodi, una delle zone maggiormente colpite dal Coronavirus, porti a termine, in pieno lockdown, un’operazione di acquisizione di know-how e innovazione che può determinare una una solida base di ripartenza e uscita dalla crisi. Caratteristiche e tempistiche della exit di Lybratech inducono a validare la tesi secondo la quale il Corporate Venture Capital in Italia è diventato un’opportunità da non sottovalutare e conferma la definitiva individuazione dell’Open Innovation come strumento essenziale per fronteggiare eventuali momenti di difficoltà o stati di crisi. Già dal 2006, le imprese in Italia si dotano di strutture dedicate alle operazioni di Venture Capital, per le quali si scelgono denominazioni diverse, pur presentando chiari rimandi al corporate brand. Un notevole incremento dal 2013 denota l’effetto del Decreto Crescita 2.0 che sancisce la proficua interazione delle startup con le imprese.

Negli ultimi anni, aumenta il numero di investimenti di cui protagoniste sono le corporate italiane rispetto a quello dei player internazionali. Nel 2019 si registrano soltanto due acquisizioni da parte di imprese estere, a fronte di dieci investimenti guidati da corporate italiane. Il Corporate venture capital offre alle startup opportunità che spaziano dal supporto finanziario alle attività di mentorship, digitalizzazione degli asset, scouting, progetti, detti “call for startup”, investimenti con quote di minoranza e operazioni di M&A. Nel 2018, le imprese italiane che hanno investito in startup sono quasi il doppio rispetto all’anno precedente, privilegiando settori di mercato quali: Analytics, Circular Economy, CleanTech, Fintech, FoodTech, Healthcare, IoT, Smart Mobility.

Anche nella recente acquisizione di Lybratech, startup inserita nel 2018 nel programma di accelerazione di Luiss Enlabs e partecipata da LVenture Group, il Tech si dimostra l’asset class di investimento più interessante per le imprese italiane. La distribuzione territoriale delle corporate alla guida di operazioni di Venture Capital rivela l’egemonia del Nord Italia, grazie al contributo di società come Intesa San Paolo, Mediaset, Fondazione Cariplo, Assicurazioni Generali, Iren, Ego.

La stessa Zucchetti risulta essere tra le corporate più attive in termini di numero acquisizioni. Malgrado la vivacità del Nord Italia, con un totale di undici corporate è Roma ad aggiudicarsi il primato per numero di imprese protagoniste di attività di Corporate venture capital. In particolare, il Centro-Italia risulta molto attivo in termini di valore delle operazioni di M&A. Acquisire startup si traduce in un’operazione con effetti a lungo termine, volti all’ampliamento delle opportunità di business e delle aree di mercato in termini territoriali, tipica di un Corporate Venture Capital di modello classico, sostenuto da motivazioni relative al fatturato. Le restanti attività, afferenti a un modello di Corporate venture capital innovativo con alla base motivazioni strategiche, si inseriscono in una policy aziendale improntata all’efficienza organizzativa e alla spettacolarizzazione degli investimenti. Per una concreta sinergia tra corporate e startup e per una estensione delle pratiche di Open Innovation nell’intero territorio nazionale, saranno decisivi i prossimi interventi legislativi in materia.

L’ultimo Dpcm sottolinea l’importanza delle persone giuridiche, quindi anche il macrosistema corporate, nella partecipazione al capitale delle startup, non ampliando però lo spettro delle agevolazioni fiscali previste per le imprese che investono in startup innovative. È necessario che l’interesse delle imprese consolidate per le startup non subisca gli effetti della fase post CoVid-19; al contrario è auspicabile che una serie di interventi legislativi in tal senso favoriscano un’effettiva ripartenza economica e una valida crescita tecnologica del Paese. Un aumento delle agevolazioni per l’acquisizione dell’intero capitale di una startup innovativa si traduce in un simultaneo miglioramento della produttività e in un rafforzamento degli assetti organizzativo-gestionali, che contribuisce ad apportare nuova energia al sistema imprenditoriale italiano, provato dagli esiti in larga parte devastanti del Coronavirus.

Al contrario delle corporate più mature che presentano un business model definito, gran parte delle startup ha fronteggiato l’emergenza economico-sanitaria con meno difficoltà, reinventando le proprie capacità di creazione del valore a seconda delle esigenze. Acquisire simili strutture organizzative significa appropriarsi del loro know-how e delle loro abilità di problem solving, indispensabili per superare gli ostacoli che possono insorgere nell’ordinario ciclo di vita di un’impresa. Incentivi normativi che promuovano l’interazione impresa-startup risultano di vitale importanza per una nuova genesi del sistema imprenditoriale italiano che per innovazione e tecnologia non raggiunge ancora posizioni di spicco nel benchmark internazionale.

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