Prima la Costituzione, poi l’intelligence. Mele spiega la sentenza (storica) di Berlino

Prima la Costituzione, poi l’intelligence. Mele spiega la sentenza (storica) di Berlino
La Corte costituzionale tedesca ha decretato che l'attività di intelligence della Bnd deve sempre rispettare la Costituzione, anche all'estero. Stefano Mele, partner dello Studio legale Carnelutti e presidente della Commissione sicurezza cibernetica del Comitato atlantico italiano, spiega perché è una sentenza storica

La Corte Costituzionale tedesca ha pubblicato una sentenza sulle attività di intelligence svolte all’estero dai loro servizi segreti (qui il testo) destinata a fare scalpore in Germania e ad avere potenziali impatti anche sulle relazioni e sullo scambio di informazioni con gli alleati.

Una prima analisi “a caldo” del documento, infatti, evidenzia come la Corte abbia in sostanza affermato che la Bundesnachrichtendienst (meglio noto come Bnd), ovvero l’agenzia di intelligence “esterna” della Repubblica Federale Tedesca, sia vincolata al rispetto dei diritti fondamentali previsti dalla “Grundgesetz” (la Costituzione tedesca), anche quando svolge le proprie attività al di fuori dei confini nazionali.

In tal senso, specifica la Corte, gli articoli 5(1) e 10(1) della Costituzione tedesca, che offrono protezione ai cittadini tedeschi dalle interferenze statali svolte attraverso attività di sorveglianza delle telecomunicazioni, proteggono anche i soggetti stranieri in altri Paesi. Il loro cappello protettivo, quindi, opera indipendentemente dal fatto che la sorveglianza sia condotta all’interno della Germania o dall’estero.

In particolare, spiega la Corte, le attività di sorveglianza da parte del Bnd, così come attualmente condotte, non trovano un loro limite nella specificità dello scopo e non sono quindi strutturate in modo da consentire la loro supervisione e il loro controllo. Inoltre, difettano anche di ulteriori garanzie fondamentali, come, ad esempio, quelle relative alla protezione di giornalisti e avvocati.

Anche in relazione alla cooperazione tra agenzie di intelligence attraverso lo scambio di informazioni, la Corte evidenzia come, allo stato attuale, si possa riscontrare la mancanza di alcuni requisiti ritenuti fondamentali, come la limitazione del loro scambio solo in caso di interessi giuridici sufficientemente rilevanti e la presenza di soglie ritenute idonee.

Di conseguenza, le disposizioni che disciplinano la cooperazione con i servizi di intelligence stranieri non prevedono, anche in questo caso, sufficienti restrizioni e garanzie, oltre che difettano di un sistema di controllo indipendente. Tale sistema, peraltro, stando al pensiero della Corte Costituzionale tedesca, dovrà essere concepito come un processo di costante supervisione e verifica legale sull’intera attività di sorveglianza.

Tuttavia, conclude la Corte, se (ri)organizzata secondo il principio di proporzionalità, la sorveglianza strategica delle telecomunicazioni di soggetti stranieri in altri Paesi risulta comunque, in linea di principio, compatibile con i diritti fondamentali della Costituzione tedesca.

Pertanto, al fine di consentire al legislatore nazionale di emanare nuove disposizioni che concordino con i requisiti costituzionali (e di non creare un pericolosissimo vuoto informativo), le disposizioni portate all’attenzione della Corte potranno comunque continuare ad applicarsi fino alla fine del 2021.

ultima modifica: 2020-05-20T09:30:38+00:00 da Stefano Mele

 

 

 

 

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