L'ex ministro dell'Istruzione e volto di punta dell'ala cattolica dem a Formiche.net: il Pd deve entrare nella sua Fase 2 recuperando una piattaforma di centro che lo aiuti a gestire il dialogo con l'Ue. Bene Guerini sulla politica estera: atlantismo ed europeismo sono i nostri due capisaldi

La crisi al buio, dice a Formiche.net Giuseppe Fioroni, volto di punta dell’ala cattolica del Pd, già ministro dell’Istruzione con il governo Prodi, non è sgradita solo al Colle ma a tutti gli italiani. Il Paese, osserva lo storico esponente dem, ha di fronte una grande sfida etica, e il Pd deve entrare nella sua personale Fase 2 per governare da protagonista la ripresa. Come? Recuperando e aggiornando “una piattaforma di centro” per affrontare con consapevolezza la trattativa con l’Ue.

Matteo Renzi dice ciò che il Pd pensa ma forse non può dire?

Renzi parla molto ed esprime velocemente contenuti spesso diversi ed anche in contrasto, con una grande capacità di adattare linea ed indicazioni al mutare delle situazioni o all’insorgere delle reazioni. Il Pd, a mio giudizio, ha mantenuto sempre un atteggiamento prudente e la prudenza in questo momento è anche segno di quella responsabilità che l’emergenza sanitaria, economica e sociale richiedono e pretendono. La responsabilità maggiore nei comportamenti politici oggi è di carattere etico, dinanzi alle sofferenze, alle angosce, alla paura dei cittadini: la politica tutta rinunci al politichese, alla polemica, allo scontro e anche agli interessi di parte per saper riscoprire il servizio al bene comune che è l’imperativo categorico.

C’è la possibilità che il Nazareno si stanchi di dover puntellare costantemente il Governo?

È richiesta una Fase 2 anche al Pd, quella della responsabilità assieme al coraggio delle proposte e dei progetti, al fine di mettere in campo uno sforzo di ricostruzione per un Paese, una società e un’economia che non saranno più gli stessi. Insomma, per una sfida alta che sappia tenere uniti i bisogni degli ultimi, degli svantaggiati, dei soli con la barra dritta senza ossessioni o paure, nella consapevolezza che il nostro mondo imprenditoriale ha necessità di essere sostenuto. Senza crescita non c’è ripresa, né lavoro.

Come giudica le misure del decreto marzo, in attesa di quello di maggio?

Bene il sostegno alle famiglie e ai singoli, ma grande sforzo va fatto per far ripartire la libera iniziativa. Si rifugga il pensiero che potrebbe farci pensare al ritorno di una statalizzazione che sarebbe sbagliata.

Come procedere e in quali settori?

Lo Stato deve aumentare le risorse per la sanità dei territori, per la prevenzione, per la ricerca senza abbandonarla ai privati che, inevitabilmente, scelgono il profitto a minor costo. Inoltre la scuola, oggi più che mai, deve poter disporre di risorse e docenti con un orizzonte temporale in grado di dare tranquillità a chi deve formare le generazioni future in un momento complicato. Ma per il resto, l’impulso dello Stato sia volto a far ripartire l’iniziativa privata e l’ingegno del nostro mondo produttivo perché si tramuti in crescita e occupazione.

Il punto di una crisi al buio, sgradita al Colle, è la base di partenza per ragionare sul futuro?

La crisi al buio non penso sia sgradita solo al Colle, ma anche all’intelligenza di ogni italiano. Credo sia l’esatto contrario del buon senso e della responsabilità. Un Paese gravato e aggravato non ha bisogno di elezioni anticipate, tantomeno di un periodo di avventurismo comunque lo si racconti. Il Parlamento, nel suo complesso, deve fare uno sforzo corale per generare produzione di idee e rilancio, superando questo chiacchiericcio da pollaio dove ci si becca per il gusto di beccarsi senza rendersi conto che i sondaggi incidono sempre meno, perché sempre meno italiani guardano alla politica. E quei pochi che la guardano hanno terrore degli sfascisti.

Di cosa necessiterebbe questo grande senso di responsabilità per un grande progetto economico e sociale di ripresa?

Che ognuno faccia la propria parte, avendo tale bussola per tutti i nostri movimenti. Abbiamo una possibilità straordinaria per riuscirci, che è l’Europa. Sfatiamo questo tabù: in Italia senza i populisti, ma unendo chi è dotato di responsabilità e intende la politica come servizio, si può lavorare per ottenere dall’Ue il massimo dell’attenzione.

Allude a larghe intese?

Una volta si sarebbe detto, e non ho timore di ripeterlo, che oggi più che mai occorre il centro: ma non inteso come semplice partito, bensì come area e piattaforma ideale composta da chi ha a cuore le esigenze del momento delicatissimo in cui ci troviamo. Non un luogo geometrico, ma un modo di porsi al servizio della ricostruzione.

L’appoggio sostanziale, anche se non formale di Fi e Berlusconi, giocherà un ruolo anche in prospettiva?

Parlo di area di centro, dove il centro diviene tale perché i soggetti partecipanti ne convidono moderazione, responsabilità e capacità di mettere le proprie energie al servizio del Paese. Si sono già evidenziate alcune insofferenze nei confronti delle aggressioni di Salvini rispetto ai comportamenti di Fi e Udc. Anche il Pd abbia il coraggio di partecipare a questo sforzo grazie ai suoi uomini. Ne cito uno per tutti: David Sassoli.

Le recenti precisazioni di diverse voci del governo sui rapporti con la Cina e gli Usa sono la spia di un ravvedimento anche in politica estera?

Da bravo cattolico apprezzo i ravvedimenti operosi, che necessitano di tempo per essere individuati. L’intervista del ministro della Difesa Lorenzo Guerini a Repubblica traccia una linea precisa per individuare i capisaldi del nostro impegno internazionale: europeismo e atlantismo.

twitter@FDepalo

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