"In questa crisi le banche non sono parte del problema, ma piuttosto uno strumento per la sua soluzione", spiega in una lunga conversazione con Formiche.net il numero uno della Compagnia San Paolo. La pandemia ha reso manifesta “l’eccessiva frammentazione delle organizzazioni e delle imprese, la sotto capitalizzazione e la carenza di competenze manageriali per la transizione digitale”. Mentre sulla scuola post emergenza bisogna guardare ad un modello “ibrido”…

“La Fase 2 coincide con la convivenza di Covid e post Covid e per questo agiremo con progetti a sostegno della resilienza e del rilancio dei nostri beneficiari”, spiega in questa intervista a Formiche.net il presidente, appena riconfermato, della Compagnia di San Paolo, Francesco Profumo che descrive come rilanciare con progetti specifici l’educazione e la cultura nel nostro Paese con un’attenzione sempre più presente sul territorio del Piemonte e non solo. E sulla scuola, lui che è stato un apprezzato ministro dell’Istruzione del governo tecnico di Mario Monti afferma: “La sfida è grande, ma sono certo che è la più importante per il futuro del Paese”.

Presidente Profumo, lei è stato appena riconfermato per un nuovo mandato. Quali sono i progetti e gli obiettivi che intende sviluppare?

Mi permetta di fare un cenno storico. La Compagnia di San Paolo, molte volte in passato ha camminato insieme al territorio anche in situazioni di estrema gravità, superando carestie, guerre, epidemie. Sono onorato nel richiamare lo spirito dei fondatori, che nel 1563 furono mossi dalla volontà di contrastare la povertà dilagante con i migliori strumenti di allora, in una fase di grande crisi. I nostri archivi storici descrivono anche il ruolo della Compagnia nelle ricorrenti pestilenze del Seicento, come nelle fasi epidemiche di vaiolo e colera dell’Ottocento, quando, anticipando i tempi, sostenne specialmente il sistema della salute pubblica, anche con campagne di vaccinazione degli indigenti, di finanziamento dei principali ospedali cittadini, e di intervento costante e quotidiano a sollievo dei poveri, grazie a iniziative che oggi chiameremmo di inclusione sociale.

E venendo al nostro tempo?

Con lo stesso spirito di allora, anticipando i tempi, la Compagnia, prima di Covid-19, si è resa conto che il periodo storico che stiamo vivendo è caratterizzato da incertezza e velocità e si è convinta che è necessario cambiare marcia, per poter lanciare progetti con meno burocrazia, più innovativi, veloci, agili e che portano a risultati sostenibili nel tempo. Nel Rapporto di fine mandato (2016-2020), abbiamo identificato alcuni elementi prioritari per la Consigliatura (2020-2024), che oggi sono i cardini del nostro operare (il metodo Compagnia): la Fondazione opera come una “macchina con un’anima”, che mette a disposizione le competenze ampie e consolidate del gruppo Compagnia di San Paolo (circa 400 persone), con una struttura organizzativa semplificata, con catena di governance corta e veloce. Lavora per obiettivi (persone, pianeta e cultura) sullo schema dell’Agenda 2030 dell’Onu, catalizzando il dialogo con gli stakeholder a tutti i livelli e utilizzando strumenti finanziari volti alla sostenibilità nel tempo degli interventi. Gestisce il patrimonio con prudenza, con il conseguente benefico risultato di una politica di stabilità di erogazioni sul territorio. Non è fuori luogo riconoscere che mercati e alta professionalità tecnica dei nostri servizi interni ed esterni, oltre che il chiaro indirizzo strategico, hanno fatto del periodo 2016-19 una fase di più che soddisfacenti entrate per la Compagnia. Non abbiano guardato solo al presente, ma al medio periodo, costruendo una struttura patrimoniale solida e capace di resistere anche a tempeste finanziaria come quelle del momento attuale, che tutti ci auguriamo passeggere.

D’accordo ma come giudica il periodo di difficoltà, la crisi che sta attraversando il Paese a causa della pandemia?

Penso che nella crisi sono emersi, tra gli altri, tre punti di particolare debolezza del nostro sistema Paese: eccessiva frammentazione delle organizzazioni/imprese, sotto capitalizzazione e carenza di competenze manageriali e per la transizione digitale e siamo consapevoli che la Compagnia può essere uno dei punti di riferimento per la ripartenza nel post Covid-19. La Fondazione dovrà operare in sussidiarietà con altri attori, con la sua connotazione di fondazione filantropica moderna, che orienta le sue azioni allo sviluppo sostenibile dei territori, mettendo al centro le persone e operando con il metodo Compagnia nei settori abilitanti: educazione, ricerca, innovazione, sanità, sociale e cultura. I nostri progetti saranno indirizzati all’accompagnamento per il miglioramento dei processi, investendo nel rafforzamento delle competenze e nei tre punti di debolezza sopra citati e risorse finanziarie con strumenti finanziari atti a sostenerli nel tempo.

Come si legano alla fase 2, quella della ripartenza di Torino e dell’Italia dopo il lockdown?

Le azioni nel breve-termine, impegneranno la Compagnia in attività che hanno ancora caratteristiche emergenziali, non esaurite in questa fase. Nello stesso tempo, la fase 2 coincide con la convivenza di Covid e post Covid e per questo agiremo con progetti a sostegno della resilienza e del rilancio dei nostri beneficiari. Nell’ambito del modello Compagnia, vorrei prendere come esempio, alcune iniziative legate all’educazione, settore determinante per accompagnare l’uscita dalla crisi.

Di che attività parla esattamente?

Stiamo sostenendo progetti emergenziali per l’anno scolastico 2019-2020, che sta per finire, ma nell’ottica di utilizzarli come “laboratori progettuali”, che con le dovute elaborazioni, potranno diventare parte integrante del nuovo modello operativo di fare scuola per il prossimo anno scolastico, che inizierà a settembre, e quelli a seguire. Perché questo metodo possa consolidarsi negli anni futuri, abbiamo trasformato – con l’approvazione dal ministero dell’Istruzione – il nostro ente strumentale erogatore che opera nel settore dell’educazione, la Fondazione per la Scuola, in una Fondazione di ricerca e innovazione.

Come funzionerà la nuova Fondazione?

Penso che avrà due anime: la prima farà ricerca sui nuovi modelli pedagogici e sugli strumenti per attuarli con obiettivo il 2050, la seconda gestirà alcuni progetti innovativi, quali Riconnessioni e Provaci ancora Sam, che sono già in essere, ma che potranno beneficiare dei risultati della ricerca e dell’innovazione conseguente, con una catena molto corta, e che potranno diventare il cuore della nuova scuola. Ma la Fondazione per la Scuola non potrà farcela da sola. Ed ecco che interviene il Gruppo di San Paolo, che con la Compagnia stessa, Fondazione Links, Fondazione Carlo Alberto, Fondazione 1563, Xké? Il laboratorio della curiosità e Ufficio Pio mette in gioco una compagine allargata, con competenze nel settore dei nuovi modelli pedagogici, del sociale, della progettazione degli spazi, delle tecnologie, del trattamento dei dati, della psicologia infantile e dell’adolescenza, della valutazione degli impatti, dei modelli organizzativi delle istituzioni scolastiche, della formazione dei docenti…. che può lavorare con le istituzioni nazionali (Ministeri) e locali (Comuni e Regione) per progettare il futuro dell’educazione e che potranno essere “laboratori esemplari”, provati sul campo, per tutto il nostro Paese. Questo è solo un esempio, ma può fornire una buona rappresentazione dell’operare della Fondazione nella fase 2.

Servono anche finanziamenti non solo buoni propositi…

Certo, alla capacità progettuale e di innovazione, si associa la leva finanziaria della Compagnia di San Paolo che nel 2020 ammonta a circa 180 milioni di euro per le attività filantropiche, deliberate dal Consiglio Generale della Fondazione nel novembre 2019, di cui 58,4 milioni per l’Obiettivo Persone, 40,95 milioni di euro per l’Obiettivo Cultura e 49,9 milioni per l’Obiettivo Pianeta, a cui si aggiungono circa 30 milioni per progetti trasversali e pluriennali. Sempre più azioni della Compagnia prevedono che una parte di budget sia investita sistematicamente in attività di capacity building e di formazione, per enti del terzo settore, enti e operatori culturali, istituti scolastici, Atenei e altri soggetti, per consentire loro di affrontare con maggiori competenze le transizioni tra pre e post Covid-19 e per prepararsi al ritorno alla nuova normalità, in modo che il periodo di attesa e di disagio siano trasformati in una occasione per irrobustire la cassetta degli attrezzi per un futuro che sarà molto diverso dal passato. In quest’ottica, le risorse finanziarie messe in campo direttamente dalla Compagnia saranno accompagnate dalle competenze e dalla capacità di execution dei veicoli di investimento partecipati – quali Equiter e Lift – che potranno anche fungere da attrattori di co-investitori istituzionali attenti al rilancio delle economie locali – quali Bei, Fei e Cdp – con strumenti finanziari sostenibili che investano e mettano in sicurezza, fisica e digitale, infrastrutture strategiche ed infrastrutture sociali (ospedali, Rsa, scuole, housing sociale, reti in fibra ottica).

Ma nello specifico la Compagnia di San Paolo come vuole continuare a restare vicino al territorio?

La Compagnia e i suoi enti strumentali hanno messo in atto, in tempi brevissimi – in qualche caso nell’arco di giorni e con adempimenti burocratici molto semplificati – interventi di carattere emergenziale finalizzati ad intervenire velocemente a supporto delle situazioni più complesse nei settori sanitario, sociale, educativo e culturale tramite grant, reindirizzando fondi già stanziati e con bandi tenuti aperti per pochi giorni e con la pubblicazione dei risultati nell’arco di una settimana. Inoltre sono state messe in atto procedure amministrativo-gestionale semplificate per rendere più flessibili e veloci i sistemi erogativi e di pagamento di tranches di contributi già deliberati. Ora siamo in una fase post emergenziale ed è necessario valutare, partendo dai dati che ogni giorno vengono pubblicati dai soggetti deputati, gli effetti della crisi, definendo percorsi di accompagnamento per i soggetti più colpiti. Il gruppo Compagnia di San Paolo ha le competenze necessarie e gli strumenti – di acquisizione dati, analisi e valutazione – per affrontare tali tematiche e progettare gli interventi a supporto.

A partire dal tema dell’educazione…

Sì, che deve diventare uno strumento che accompagna le persone in tutta la loro vita e al quale dovranno ricorrere ogni qual volta cambieranno lavoro (ci si aspetta 6-7 nel corso della vita). Il secondo grande tema è l’innovazione: ci saranno opportunità interessanti e veloci nella trasformazione del modo di vivere, di socializzare, di relazionarsi, di studiare, di lavorare, di produrre …. Il nostro territorio è ben attrezzato su questo tema per la qualità delle nostre Università, dei nostri centri di ricerca, dei centri per l’innovazione, degli incubatori, degli acceleratori e dei soggetti per la finanza di rischio e di credito. Un terzo grande tema sono le tematiche sociali, con un primo welfare sempre più indebolito, sia dalla crisi che dalla situazione demografica, e un secondo e un terzo welfare che stanno cercando di supplire, con nuovi modelli di intervento. Al riguardo vorrei ricordare il bando Insieme andrà tutto bene, per il quale sono stati stanziati 2 milioni di euro per sostenere 123 progetti selezionati (su oltre 500 presentati) per offrire progettualità per favorire reti di prossimità a favore di persone fragili, minori e famiglie in situazione di difficoltà nei territori del Piemonte e della Liguria.

Anche la cultura ha patito molto durante la quarantena…

È vero ha sofferto molto nel lockdown, ma ha dimostrato una vitalità eccezionale in termini di creatività, progettualità, innovazione e proposte. Vorrei ricordare il bando Rincontriamoci, per il quale sono stati stanziati 1,5 milioni di euro a sostegno di 147 progetti dedicati agli spazi culturali, civici e d’incontro del territorio colpiti dalle misure di distanziamento sociale. Infine sono stati deliberati 9 milioni di euro per progetti in ambito Sanità e quasi 12 milioni di euro per interventi gestionali in tutti i settori in cui la Compagnia opera.

Guardando alle banche: stanno sostenendo le imprese? Il problema dell’accesso al credito e della liquidità è ancora più drammatico in questo periodo…

In questa crisi le banche non sono parte del problema, ma piuttosto uno strumento per la sua soluzione. L’attuale situazione di crisi non è nata dal mondo finanziario come nel 2008 o nel 2011, le banche europee ed italiane si sono rafforzate rispetto al passato e potranno essere uno degli attori principali attraverso cui reagire con tempestività e forza alle difficoltà del mondo dell’economia prodotte dalla pandemia. La Banca centrale europea sta massicciamente sostenendo la capacità di funding delle banche e sta allentando i requisiti di capitale. I governi europei, come quello italiano, stanno introducendo importanti fondi di garanzia per sostenere la capacità di credito senza appesantire eccessivamente i bilanci delle banche. Con questo duplice supporto le banche potranno svolgere il ruolo decisivo di sostegno finanziario del sistema produttivo del Paese, sia nei confronti delle grandi che delle piccole e medie imprese.

È quello che stanno facendo le nostre banche?

Le banche italiane sono ancora radicate sul territorio e sono in grado di essere terminali sensibili delle necessità delle imprese anche a livello locale. In questo momento, sarà necessario avere anche una capacità di visione per dare un impulso all’innovazione del sistema produttivo, che dovrà cercare nuove strade per crescere e migliorare la capacità competitiva. Le banche dovranno esercitare anche questo ruolo, lavorando a soluzioni che puntino al superamento di storiche debolezze del nostro sistema produttivo, come la sottocapitalizzazione e la piccola dimensione delle imprese, favorendone ad esempio l’accesso al mercato dei capitali.

Lei è stato anche ministro per l’Istruzione con il governo Monti. Pensa che la scuola a distanza sia quella del futuro? Che fine faranno le relazioni sociali così importanti nella scuola come nel lavoro?

L’emergenza in corso rischia di avere un impatto significativo sulle generazioni più giovani, con il loro rischio evidente di perdita di futuro. Ci troviamo di fronte ad un bivio, in cui le direzioni sono da un lato la crescita delle disuguaglianze, l’aumento dei problemi di salute mentale e di benessere per i giovani, l’erosione della loro fiducia nel domani e dall’altro grandi opportunità in termini di innovazione della didattica, della qualità della relazione educativa, di costruzione di nuove alleanze tra i soggetti della comunità educante, in cui la voce dei più giovani sia al centro.

Quindi?

La vera sfida è ridisegnare il modello educativo del nostro Paese, non solo con la sua trasformazione da analogico a digitale, perché si perderebbero elementi fondamentali – la socializzazione e la creazione di relazioni – ma con il ridisegno dei processi educativi, degli spazi, dell’allocazione del tempo, delle relazioni e degli strumenti. La Fondazione per la Scuola, nella sua nuova realtà di Fondazione di ricerca e di innovazione, è impegnata in una riflessione a tutto tondo, che non può che non essere condivisa con il gruppo Compagnia di San Paolo, centri di ricerca in Italia e all’estero, centri per l’innovazione in Italia e all’estero, istituzioni europee e nazionali, mondo della scuola, dei giovani, famiglie, enti del terzo settore, per definire le linee guida di un progetto strategico sull’educazione di visione lunga (al 2050), partendo dai progetti laboratori che sono in corso: Torino fa Scuola (con la Fondazione Agnelli), Riconnessioni e Provaci ancora Sam, dove può sperimentare e valutare suggestioni, idee, soluzioni.

E cosa emerge?

Abbiamo la certezza che le relazioni sociali sono e saranno molto importanti per la maturazione delle nuove generazioni: siamo un Paese solidale che si riconosce nelle comunità. Pertanto il modello educativo del futuro sarà caratterizzato dal termine ibrido: spazi (scuola dentro e fuori dall’edificio scolastico), relazioni (docente-studenti con flussi del sapere bidirezionali e tra studenti), didattica (aula e laboratori – intra moenia ed extra moenia), trasmissione del sapere (diretta docente-studenti, mediata dalle tecnologie), tempo scuola (flessibile) e organizzazione (agile)…La sfida è grande, ma sono certo che è la più importante per il futuro del Paese.

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